In quasi tutte le nazioni dell’Unione Europea, i prestiti d’onore sono ampiamente utilizzati non solo per sostenere i costi diretti dello studio, ma anche per integrare esperienze di formazione parallela, stage e mobilità internazionale. Sono strumenti concepiti per garantire allo studente un precoce distacco dall’ambito familiare, elemento cruciale per incentivare la mobilità studentesca e favorire l’accesso equo alle opportunità accademiche e lavorative.
Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca offrono modelli che, pur differenti, hanno in comune la semplicità d’accesso e la capacità di accompagnare i giovani verso l’indipendenza economica. In Italia, invece, il sistema continua a rappresentare un’occasione mancata.
A quindici anni dall’istituzione del Fondo per il credito agli studenti, i numeri parlano chiaro: meno di 2.500 garanzie attivate su un bacino di quasi due milioni di iscritti, pari ad appena lo 0,1%. In Germania lo utilizza il 12% degli studenti, in Svezia addirittura il 55%. Le cause sono sia culturali, con una diffidenza radicata verso l’indebitamento, sia strutturali: procedure complesse, vincoli burocratici e assenza di un’informazione chiara.
In Sicilia questo fallimento pesa ancora di più. Nell’anno accademico 2023/24 gli iscritti alle università dell’isola sono stati 112.785, circa il 5,7% del totale nazionale. Seguendo il trend italiano, solo poco più di un migliaio di studenti avrebbe potuto usufruirne. Se fossimo ai livelli tedeschi sarebbero oltre 13 mila, se ai livelli svedesi addirittura 62 mila.
Palermo è l’epicentro del paradosso: un grande ateneo, costi di vita crescenti e assenza di strumenti di credito realmente accessibili. Gli affitti medi per studenti restano inferiori al Centro-Nord (278 euro a Palermo, 268 a Catania e 274 a Messina), ma la scarsa disponibilità di stanze e la necessità di anticipare cauzioni e spese iniziali aggravano la situazione. Le borse di studio ERSU garantiscono copertura importante (oltre 12.000 assegnazioni per 42 milioni di euro), ma non colmano tutte le spese. Il prestito d’onore potrebbe colmare questa lacuna, se fosse reso più facilmente accessibile.
Certamente influisce anche la preoccupazione sulle prospettive occupazionali e sui primi salari, una volta laureati ed assunti. Restituire un prestito nei primi anni è percepito come un rischio elevato.
Il combinato disposto di redditi familiari bassi, mercato del lavoro incerto e carenza informativa genera un effetto a catena: i prestiti d’onore restano inutilizzati e gli studenti siciliani si trovano con meno risorse rispetto ai coetanei europei. In Sicilia, dove cresce anche l’università telematica (un giovane su sei sceglie corsi online), un credito allo studio efficace potrebbe contrastare dispersione universitaria e fuga di cervelli.
Già professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore dell’UOC di Gastroenterologia del’AOUP “P. Giaccone”



