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DIVENTANO DOTTORI ED EMIGRANO. IDEE DELLA GIUNTA NON PERVENUTE.

La settimana scorsa ho fatto parte della Commissione degli esami di laurea in Ingegneria Gestionale. Quasi cento ragazzi in questa sessione, tutti bravi, motivati. Sguardi chiari, aperti, belli, rivolti verso il futuro. Ansiosi di entrare nel mondo del lavoro, di costruire il loro futuro.

Le statistiche ci dicono che un quarto rimane a lavorare in Sicilia, soprattutto nel settore della consulenza, pochissimi vanno all’estero, la maggior parte gravita in Lombardia. Partono, con i loro laptop, con il loro bagaglio di competenze acquisite, con la loro intelligenza. Inevitabilmente li perdiamo, perché non riusciamo ad offrire loro una prospettiva di lavoro all’altezza delle loro aspettative. Non si parte più per “fame”. Si parte perché si cerca un lavoro all’altezza delle proprie aspirazioni, funzione anche della propria “bravura”.

E allora dobbiamo cambiare registro. Non solo nel settore ingegneristico, ma in tutte le aree del sapere. Dobbiamo riuscire ad offrire ai nostri ragazzi opportunità “all’altezza”. Le risorse ci sono, a partire dai 35 milioni di euro che nella manovra quater del governo regionale dovevano essere destinate alle esigenze territoriali e che sono rimasti inutilizzati dopo la “notte dei lunghi coltelli” all’ARS della settimana scorsa. Ma anche una parte dell’avanzo di bilancio 2024 (più di due miliardi, ci ha detto Renato “diesel” Schifani) può essere destinata a questo scopo. Per fare cosa?

Innanzi tutto, si può riprendere l’idea del “south working”, l’incentivo alle aziende ad assumere giovani, assicurando che lavoreranno in Sicilia in “smart working”. Magari migliorando questa idea incentivando le aziende a creare vere e proprie filiali a distanza, in Sicilia, in modo da rendere più solida questa opportunità ed avvalersi della collaborazione con i gruppi di ricerca delle Università siciliane.

Ma non solo questo: si può istituire un fondo regionale permanente per la ricerca e l’innovazione, con bandi regolari e meritocratici. Si possono creare incubatori di start up in settori strategici come energia, biotecnologie, agroalimentare innovativo, intelligenza artificiale. Avviare programmi di rientro con incentivi fiscali e borse per chi torna dopo esperienze all’estero. Stipulare accordi con imprese estere per aprire hub di ricerca in Sicilia, con assunzioni garantite ai laureati locali. Come ha fatto Apple a Napoli.

Le idee non mancano, come detto le risorse nemmeno. Ma ci vuole la visione, la strategia, la capacità di programmare. E ci vuole la volontà vera di tenere in Sicilia i nostri figli più bravi. 

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Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.

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1 commento

  1. Caro Fabrizio, proprio perché occorrono reali capacità strategiche e di programmazione, chi sciaguratamente governa e amministra la nostra regione, pur possedendo le risorse finanziare, non farà nulla per evitare l’esodo dei nostri giovani migliori.
    Anzi, di tale “fuga dei cervelli” ne trarrà profitto.
    Le “menti pensanti” costituiscono un potenziale ostacolo alle loro dissennate azioni politiche e di governo dell’Isola. Inoltre, il loro allontanamento dalla Sicilia, lascia maggiore spazio ai “loro figli” e alle strategie di raccomandazione da sempre messe in atto.
    Una terra senza speranza sino a quando la maggioranza (ahimè) dei siciliani non comprenderà il risvolto suicida (e omicida nei confronti delle nuove generazioni) della scelta di voto compiuta sino ad oggi.

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