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FINALMENTE E’ FINITA… IL NAUFRAGIO DI AGRIGENTO CAPITALE 2025!

L’anno che avrebbe dovuto essere ricordato per il successo memorabile di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 si è chiuso in sordina, tra molti imbarazzati silenzi e un’ultima involontaria boutade: “Apnea, toccare il fondo e darsi la spinta per risalire” è infatti l’evento finanziato il 15 dicembre scorso sugli stanziamenti disposti dalla Regione Siciliana  (Dipartimento Beni Culturali, DDG 7324 del 15 -12-2025; determina n. 1331 del 29 dicembre 2025 del Parco Archeologico), un titolo che suona come l’epitaffio sarcastico posto a conclusione dell’intera manifestazione.

Eppure, sabato scorso  il Comune di Agrigento e la Fondazione Agrigento Capitale della Cultura hanno organizzato al teatro Pirandello un evento finale per il passaggio di consegne al sindaco de L’Aquila, Città Capitale della Cultura 2026, con l’obiettivo di illustrare quanto è stato realizzato nell’anno appena trascorso. 

Una platea semivuota, l’assenza dei molti sindaci della Provincia e il solo assessore Scarpinato a rappresentare il governo regionale, hanno accolto una recita a soggetto in cui i protagonisti istituzionali di quest’anno tempestoso hanno svolto il loro prevedibile compitino dichiarando che pur tra qualche iniziale difficoltà tutto è andato benissimo…..Come se i numerosi incidenti di percorso , dalla “sepoltura” dei tombini stradali ai ritardi conclamati nell’attivazione dei progetti, dall’infopoint e i servizi igienici  realizzati solo negli ultimi mesi del 2025 all’ossessiva cadenza di affidamenti susseguitisi a ritmo serratissimo per riuscire a spendere l’ingente provvista di fondi pubblici, come se tutto questo insomma fosse frutto di polemiche inventate e non corrispondesse alla realtà dei fatti. 

Al di là della propaganda governativa, la reazione della comunità cittadina, fredda e assente nel momento che avrebbe dovuto essere quello del trionfo condiviso, e i commenti impietosi che si moltiplicano sulla stampa denunciano il fallimento di un’operazione, mai davvero decollata né in città né nel territorio, che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello della cultura siciliana e che al contrario si è rivelata solo una enorme, caotica, macchina della spesa pubblica che non ha prodotto risultati di rilievo. 

Naturalmente anche la serata encomiastica finale ha comportato ulteriori costi (determina n. 1365 del 31-12-2025 del Parco di Agrigento, incarico affidato per  25.400,00 euro iva inclusa all’Associazione Socrate, nata nel 2024 ma già affidataria di numerose commesse sia dal parco che dal Comune di Agrigento) e su questo genere di spese, così come accaduto per lo show inaugurale del 18 gennaio 2025, già considerato ”costo inutile e/o diseconomia”, potrebbero giungere osservazioni da parte della Corte dei Conti, che  non ha mancato di stigmatizzare la conduzione approssimativa e confusa della manifestazione formalizzando, nella sua deliberazione n. 246 depositata il 28 ottobre 2025, i rilievi che erano già stati precedentemente avanzati in sede di controllo preventivo nel mese di settembre.

Le critiche avanzate dalla Corte dei Conti  sono com’è noto molteplici e hanno avuto una vasta eco, compromettendo ancora di più l’immagine della comunità agrigentina e della stessa Sicilia. I principali riguardano la confusione e sovrapposizione tra fonti di spesa diverse (il bilancio della Regione Siciliana e quello della Fondazione Agrigento Capitale) unificate dal punto di vista gestionale dalle funzioni di Stazione Appaltante assolte, per tutto, dal Parco Archeologico di Agrigento, il quale ha contribuito al programma di eventi con ulteriori fondi del suo bilancio . 

Ma la Corte si è soffermata in particolare  sui  ritardi nella realizzazione dei 44 progetti del dossier della candidatura – di per sé una macroscopica prova di disorganizzazione e un vulnus nella correttezza della procedura concorsuale che ha impegnato varie città italiane – condotti in dirittura d’arrivo solo in extremis, com’è avvenuto per la mostra di Banksy, sulla carta fiore all’occhiello del programma, aperta per 15 giorni a ridosso delle feste natalizie.  E pure la mancanza di un monitoraggio attento dei risultati e di riscontri attendibili sui “numeri” reali mossi dalla manifestazione sono stati oggetto di critica analitica e puntuale da parte della magistratura contabile. 

Sui flussi turistici, sui quali si attendeva un boom di presenze che avrebbe dovuto implementare in modo significativo il numero dei visitatori registrato negli anni precedenti nella Valle dei Templi, i dati forniti qualche giorno fa (Repubblica Palermo, del 3 gennaio 2026) dallo stesso Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana gelano irrimediabilmente gli entusiasmi iniziali. Solo 1.070.000 sono stati nel 2025 i visitatori al Parco di Agrigento mentre il Parco di Naxos-Taormina raggiunge 1.174.915 presenze: non solo l’auspicato sorpasso della città siciliana Capitale della Cultura non è avvenuto, ma il dato complessivo  sembrerebbe attestarsi alla soglia già raggiunta nel 2024, quando il parco di Agrigento aveva celebrato 1 milione di visitatori.

Il condizionale è  d’obbligo poiché, al di là delle dichiarazioni fornite in modalità spot alla stampa, la gestione dei dati relativi ai flussi turistici dei luoghi della cultura siciliani è decisamente opaca: sul sito ufficiale del dipartimento e sul più recente portale “Sicilia Archeologica” la pubblicazione  si ferma all’anno 2021 (!) e nessuna fonte statistica certa consente di vagliare, confrontando i dati dei vari siti nelle diverse annualità,  i numeri e le cifre accreditati dalla propaganda governativa.  

I numeri ridotti del turismo, lontanissimi da quelli raggiunti da Pesaro nel 2024 e da Matera nel 2018,  certificano dunque senza appello il flop della manifestazione: Agrigento Capitale del Nulla. 

Le rilevanti risorse pubbliche destinate al programma di eventi dalla Regione Siciliana, a detrimento dei capitoli ordinari di bilancio dedicati al patrimonio culturale, e dal Comune di Agrigento, con gli introiti della tassa di soggiorno,  hanno certamente costituito nell’arco del 2025 un volano economico importante  ma effimero e non hanno generato alcun indotto duraturo nel tessuto sociale della città, come riconosciuto da tutti gli osservatori locali. 

E nemmeno è stata realizzata qualcuna delle opere infrastrutturali elencate nel dossier di candidatura, la cui promessa aveva costituito un ulteriore elemento a vantaggio della vittoria di Agrigento: argomento quest’ultimo fortemente discriminante nelle valutazioni complessive della Corte dei Conti, che rileva l’assenza di investimenti necessari per consolidare e rendere duratura l’attrattività turistica del territorio, ovvero per raggiungere uno degli obiettivi principali della nomina a capitale della cultura.

Nonostante la quantità – anche abbastanza caotica – di iniziative realizzate nell’arco di alcuni mesi, di Agrigento Capitale è però soprattutto fallimentare il bilancio “culturale”.

Al programma originario dei 44 progetti del dossier, costruito a tavolino sulla base di scelte intellettuali di nicchia, poco calibrate sulla reale capacità di ascolto e partecipazione del territorio,  che poco o nulla sono riuscite a scalfire l’indifferenza del pubblico locale (Mirror, Silent Room, Luminous Strays, i concerti e le performance contemporanee del Klangforum di Vienna),  si è affiancata una robusta programmazione di vena nazional-popolare, sostenuta dagli ingenti finanziamenti della Regione Siciliana, grazie ai quali sono stati realizzati eventi di più facile impatto mediatico, quali ad esempio il concerto del trio Il Volo e quello del Maestro Muti e dell’Orchestra Giovanile Cherubini di Ravenna. 

Nel tentativo di rianimare il turismo che languiva, si è puntato sulla serie strapaesana di narrazioni vernacolari, di eventi folcloristici e musicali disseminati  nel centro cittadino, con mini affidamenti elargiti a pioggia alle imprese locali (Moviti Fest, per la modica cifra di 473.360 euro!). Qualcuno di questi eventi si è svolto nel  Palacongressi di Agrigento, vero emblema delle contraddizioni agrigentine: struttura di proprietà regionale sorta in area B di Parco, nel villaggio Mosè sfregiato dall’abusivismo, affidata dalla Regione al Parco della Valle dei Templi  e recuperata grazie al suo ricco bilancio (L.R. n. 3 del 17 marzo 2026, art. 9),  oggi sede dei programmi di spettacoli realizzati dal parco, che agisce come un  autentico “impresario teatrale” del territorio e che ha la sua principale vetrina turistica nel cuore della città abusiva.    

Nel frattempo la provvista di soldi pubblici spesi è enorme, si calcola intorno ai 12 milioni di euro, per risultati sconfortanti riguardo alle presenze turistiche e alla capacità di incidere sull’indotto. Sul rendiconto delle spese effettuate attenderemo eventuali valutazioni della Corte dei Conti, se riterrà necessari ulteriori approfondimenti. 

Però il lettore intanto si fa qualche domanda: perché ad esempio solo a dicembre vengono impegnati e liquidati 47.575,68 euro lordi (determina n. 1212 del 3-12-2025 del Parco Archeologico) per “l’ideazione, la progettazione, la gestione e direzione della produzione esecutiva” del concerto tenuto da Riccardo Muti il 7 luglio, cifra non prevista tra le voci del progetto iniziale e soprattutto ulteriore rispetto al finanziamento di 650.000 euro lordi disposto originariamente dalla Regione (DDG n. 3383 del 7 luglio 2025, Dipartimento Beni Culturali)?  E che ne direbbe lo stesso Maestro Muti di forma e contenuto di questa spesa, assegnata alla ditta Mediatica s.r.l. di Nicolosi?

E gli oltre  407.000 euro assegnati per attività di promozione e pubblicità soltanto a fine settembre, nell’ultimo trimestre di vita di Agrigento Capitale (determina n. 907 del 19-9-2025 del Parco di Agrigento), alla ditta Eurema di Catania, anch’essi finanziati dalla Regione,  quali  benefici e reali utilità hanno prodotto? Sul web si recupera uno spot di 10 secondi, andato in onda sulle reti Mediaset dal 12 ottobre scorso: un tempismo straordinario, non c’è che dire,  e un buco nell’acqua per un’azione che avrebbe dovuto implementare i flussi turistici! 

Ma per il Presidente Schifani, che forse dovrebbe selezionare con maggiore attenzione coloro i quali gli scrivono i comunicati, “L’eredità lasciata da questo anno straordinario rappresenta una base solida su cui continuare a investire, affinché la Sicilia rafforzi il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale e internazionale”. 

È proprio tutto un altro film!

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Caterina Greco, archeologa.
Ha diretto il Museo Salinas di Palermo, il Parco di Selinunte, il Centro Regionale del Catalogo, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Agrigento. Ha operato anche nello Stato come Soprintendente Archeologo della Calabria e della Basilicata.

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1 commento

  1. Testo lucidissimo, documentato e impietosamente onesto. Agrigento Capitale della Cultura si conferma, dati alla mano, Capitale dell’autocelebrazione senza risultati. Molti soldi, molta retorica, pochissima eredità. Apnea come metafora perfetta: si è toccato il fondo, ma la spinta per risalire non si è vista. Complimenti per il coraggio e la precisione: leggere questo pezzo è come guardare il backstage di un film di propaganda… senza colonna sonora.

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