Ho partecipato ad Agrigento al dibattito al Circolo Empedocleo su diversi argomenti che riguardano l’attualità agrigentina, dall’acqua al consorzio universitario al dissalatore al rigassificatore…
Io ho proposto qualche riflessione sul fallimento di Agrigento Capitale della cultura 2025, argomento del quale ci siamo occupati puntualmente e approfonditamente con Italia Viva. E sul tema Nenè Mangiacavallo ha fornito molti dettagli, inediti ai più, sulla genesi e i retroscena istituzionali della manifestazione.
Ho infine proposto una riflessione finale sul Parco Archeologico, importante attore del territorio la cui attuale gestione tradisce, a mio avviso, la mission originaria per la quale la legge istitutiva era stata emanata.
Che ne è, a distanza di 25 anni, del patrimonio pubblico del parco? Gli stessi 300 ettari di area monumentale che la ricerca archeologica dell’800 e del 900 hanno consegnato al nuovo istituto parco, o poco di più.
Che ne è del Piano del Parco, strumento indispensabile di pianificazione “urbanistica” del territorio per la gestione dell’immensa zona A? Necessario per costruire un corretto rapporto con i privati e con le attività che legittimamente vi insistono e per il recupero paesaggistico del sito con la demolizione degli immobili abusivi per i quali esistono sentenze passate in giudicato.
E che rimane del piano di esproprio redatto dalla Soprintendenza agrigentina per dare unitarietà e coerenza alla fruizione pubblica della parte principale della città antica? Insomma: gli immensi introiti del Parco dovrebbero essere devoluti non solo ad eventi e ad attività di valorizzazione, e non principalmente ad essi.
La ragione istitutiva del parco sono la tutela e la conservazione di un contesto archeologico e paesaggistico straordinario, il suo mantenimento e la trasmissione alla posterità, l’ampliamento della ricerca archeologica e la messa in luce di ampi tratti di quella che fu “la più bella città dei mortali”.
Caterina Greco, archeologa.
Ha diretto il Museo Salinas di Palermo, il Parco di Selinunte, il Centro Regionale del Catalogo, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Agrigento. Ha operato anche nello Stato come Soprintendente Archeologo della Calabria e della Basilicata.



