Il detto di sicula saggezza, “cu mancia fa muddrichi”, non è un invito alla negligenza, sottolinea piuttosto che le nostre azioni lasciano tracce e hanno conseguenze. L’amministrazione Regionale una ne fa e cento ne pensa, ma il risultato è per lo più deludente. Si potrebbe pensare che sia frutto di una generale incompetenza, ma a guardare con un po’ di sospetto si potrebbe anche intravedere tra le pieghe delle cose una sorta di regia che deliberatamente confonde, camuffa, rende tutto opaco.
Il tema che affrontiamo, seppure succintamente, è quello della disastrosa gestione del patrimonio immobiliare della regione. Certo, il demerito non è tutto ascrivibile agli attuali detentori di deleghe (Presidente, Assessori, Direttori Generali), c’è sempre il filo della storia che lega soggetti diversi nelle responsabilità.
È del tutto evidente che la gestione del patrimonio immobiliare pubblico negli ultimi 20 anni sembra la sceneggiatura di una tragicommedia.
L’art. 30 del decreto legislativo 33 del 2013 stabilisce che le pubbliche amministrazioni devono pubblicare le informazioni identificative dei beni immobili posseduti e detenuti, nonché i canoni di locazione o affitto pagati o ricevuti, per garantire la trasparenza e il controllo pubblico sulla gestione del patrimonio immobiliare. Ma basta cliccare sul sito regionale “Amministrazione Trasparente” per scoprire che un cittadino medio, volenteroso e ingenuo, non trova chiarezza. Tabelle incomplete, aggiornamenti disallineati, numeri sparsi come coriandoli.
Quello che rimane è un dato di fondo: la Regione paga milioni di euro in fitti passivi, con singoli canoni che in alcuni casi evidenziano negli ultimi 4 anni incrementi di costo del 50% (Biblioteca Museo di Pirandello Agrigento) e del 100% (Soprintendenza BB.CC.AA di Caltanissetta).
La memoria corre al 2006, quando il governo Cuffaro inventò la Sicilia Patrimonio Immobiliare SpA, partecipata al 75% dalla stessa Regione e al 25% dalla Partners Sicily Properties società consortile a responsabilità limitata, che era nata dal raggruppamento di imprese STI SpA in qualità di capogruppo, GE.FI. fiduciaria SpA, GE.FI. intermediazioni Srl, CCI SpA, STI servizi Srl , Banca Nuova SpA, GF studio Srl, G.R.S consulting.
Attività fondamentale della società era quella di definire e mantenere aggiornato il censimento del patrimonio immobiliare. Il soggetto di riferimento della cordata privata era l’imprenditore piemontese Enzo Bigotti. Qualcuno potrebbe domandarsi perché questi soci privati e non altri e sarebbe una domanda legittima al momento senza risposta. Resta il fatto che al socio privato fu affidato il compito di effettuare il censimento informatizzato del patrimonio immobiliare costituito da edifici, terreni, boschi e aree verdi. Per tale attività era stato richiesto un compenso di 80 mln che ha generato un contenzioso legale.
Successivamente alla costituzione della SPI (oggi in liquidazione), venne costituito il Fondo Immobiliare Pubblico Regione Siciliana (FIPRS), con soci la stessa Regione al 35%, la Pirelli RE al 22% e al 43% la RREEF Global Opportunities Management Srl. Nel fondo confluirono 33 immobili, che consentirono alla Regione di incassare liquidità per circa 200 mln di euro al netto dei vari costi di perfezionamento. Gli immobili ceduti dalla Regione furono riaffittati alla stessa Regione per un costo di circa 21 mln di euro annui.
Una sorta di vendi/compra e riaffitta “raccontato” come una grande innovazione. Anche qui qualche domanda appare legittima. Quale è stata la convenienza per la regione? Forse gli immobili sono stati valorizzati ad un prezzo molto favorevole? Forse i canoni pagati sono stati particolarmente contenuti?
Purtroppo, entrambe le domande restano un enorme punto interrogativo che lascia molte perplessità e difatti già nel 2008 la Corte dei conti espresse riserve sulla convenienza dell’operazione e avvio un’indagine dalla quale emerse che la Regione non ha avuto nessun beneficio.
Nel 2015 l’allora Governatore Crocetta consegnò alla Procura una relazione dettagliata che ricostruiva le vicende legate alla creazione della SPI, al riaffitto dei beni confluiti nel fondo FIPRS passando per il mega censimento costato 80 mln per verificare se ci fossero gli estremi per avviare un’indagine. Nel 2017 la procura aprì un fascicolo rubricato a “atti relativi”. Gli sviluppi delle due inchieste non sono noti.
Come una matrioska, dentro questa storia ce ne sono altre, come il riacquisto, nel 2022, promosso dall’allora Assessore all’Economia Armao, per 20 mln di euro del compendio immobiliare di via Ugo La Malfa, sede dell’Assessorato Ambiente, confluito nel fondo FIPRS, allo scopo di far nascere il Centro direzionale della Regione. Una mega operazione di 425 mln definita dall’allora Presidente Musumeci l’opera pubblica più importante mai progettata a Palermo (deve essere nel DNA degli uomini della destra questo desiderio di progettare e realizzare le cose più importanti, uniche, straordinarie). Al momento il riacquisto dell’immobile di via La Malfa non risulta perfezionato e anche il Mega Progetto riposa.
Cronache più recenti vedono un’ambizione più contenuta da parte del Presidente Schifani e del suo Assessore Dagnino che vogliono acquistare l’immobile di Via Cordova di proprietà dell’ex Fondo dei dipendenti ex Sicilcassa in liquidazione, per farne il Centro Direzionale della Regione e trasferirvi i 3700 dipendenti che lavorano a Palermo. Dipendenti che oggi risultano distribuiti tra immobili di proprietà della Regione, immobili di proprietà del fondo FIPRS ed immobili di altri privati. Per inciso, gli interessi della Regione nel fondo FIPRS sono seguiti dal Dott. Silvio Cuffaro, fratello dell’ex Governatore Cuffaro, e Dirigente Generale del Dipartimento Regionale delle Finanze e del Credito.
Oggi, riportano fonti giornalistiche, la Regione per locazioni passive paga al fondo FIPRS circa 9,5 mln di canoni annui e altri 8,1 mln li paga ad altri privati. Insomma, nella gestione del patrimonio immobiliare della Regione c’è chi ci guadagna e che ci guadagna bene e da molti anni.
Musumeci e Schifani, dunque, avevano idee diverse su come risolvere il problema del centro direzionale e la riduzione dei fitti passivi. L’attuale Ministro aveva sposato l’idea del mega progetto di più di 400 mln, l’attuale Presidente vuole progressivamente portare i dipendenti a lavorare in immobili di proprietà acquisiti sul mercato (vedi operazione di via Cordova o rientrando in possesso dei beni ceduti al fondo FIPRS, vedi l’operazione dell’immobile di via La Malfa).
Insomma, come nel gioco dell’oca, si ritorna alla casella di partenza avendo ingrassato in questi anni: intermediari, società di gestione, valutatori indipendenti e consulenti vari!
Mario Mancuso, già dirigente del Monte dei Paschi di Siena, è stato componente del CdA del Fondo nazionale pensione complementare della scuola, componente del consiglio direttivo della CCIAA di Siracusa, dirigente sindacale del settore credito. Artista poliedrico ha curato regie teatrali amatoriali, e partecipato a collettive e mostre personali di pittura. È laureato in Scienze e tecniche Psicologiche.




E oltretutto i dipendenti regionali si sono ormai talmente ridotti nei vari livelli occupazionali che a breve basteranno solo alcuni edifici a contenerli tutti….
C’è una diffusa irrazionalità sia nella gestione del patrimonio immobiliare che nella programmazione delle risorse professionali utili alla regione . A queste condizioni l’autonomia speciale non ha più alcun senso.
Tra sarcasmo e dati emerge una triste verità: la regione è “cosa loro”.