Grande rilevanza ha avuto, quest’anno più che nelle scorse estati, il tema della ricettività balneare in generale e, in particolare qui da noi in Sicilia, quello dell’accessibilità al mare.
Dalle iniziative teatrali per la rimozione dei tornelli d’accesso agli stabilimenti balneari in concessione e delle transenne lato mare, ai sermoni del geologo Mario Tozzi, che non si limita a dissertare solo di geologia, ma che, da un lettino in quel di Mykonos, deliziosa isola delle Cicladi, si è premurato di illustrarci la sua visione del mondo al riguardo, su cui torneremo.
Ma torniamo alla nostra, di isola, dove l’apparato regionale ha reagito diramando disposizioni e circolari perché in Sicilia “non accada mai più niente del genere”, sguinzagliando la Guardia Costiera perché individui e segnali ogni tornello ed ogni sbarramento esistente al di fuori del golfo di Mondello. Mediaticamente, il risultato politico vorrebbe essere una Giunta di governo sensibile e reattiva.
Lo sdraiarsi della Giunta di governo è invece del tutto sconcertante: si badi, va bene lo zelo amministrativo con cui si è affrontata una vicenda, tuttavia peculiare della borgata di Mondello ove, peraltro, i dispositivi, autorizzati, avevano una loro ragion d’essere (come i fatti susseguenti hanno subito dimostrato), dal momento che si tratta di una spiaggia di poco più di 1 chilometro su cui fa pressione un ambito metropolitano da un milione di abitanti.
Infatti, se da un lato si plaude alla “liberazione di tutta la Sicilia”, di contro il comparto balneare isolano non può che dolersi del danno d’immagine subito, dato che le spiagge siciliane già libere lo sono, e non da oggi, mentre il Governo regionale ha perso un’ottima occasione per rivendicare il nostro modello di gestione del demanio marittimo, davvero valido e pure all’avanguardia rispetto a quelli del Continente.
Un modello maturato nell’esperienza amministrativa degli anni ‘90, quando si cominciarono a valorizzare i litorali meridionali dell’Isola, ancora liberamente disponibili per notevoli estensioni; allora la ricettività balneare si concentrava solo nelle città isolane, a Mondello, presso la Playa di Catania, od in particolari punti del litorale, di particolare richiamo, come Mazzarò sotto Taormina, Fontane bianche a Siracusa. Per il resto poca cosa, diciamo un panorama puntiforme. Qualcosa a San Giuliano di Erice, a Marsala, Mazara del Vallo, giusto un paio di lidi a Marinella di Selinunte, uno, uno solo(!) a San Vito Lo Capo.
La scelta di sfruttare tale potenziale non fu nemmeno politica, ma amministrativa, assunta sulla scorta delle sempre più numerose domande di concessione di giovani imprenditori che credevano nel potenziale turistico dell’isola, contemplando l’abbondanza della risorsa disponibile, allora assentibile dalle Capitanerie di porto secondo le norme del Codice della Navigazione, “su proposta del Comune”, dicevano circolari ministeriali che non tenevano conto dell’indifferenza delle civiche amministrazioni sulla problematica.
Ma era già scritto che la competenza sarebbe passata alla Regione Sicilia e, dall’Assessorato, qualcuno cominciò a porsi il problema di come gestire una risorsa ancora dall’entità sconosciuta ai più: qui potrei raccontare l’aneddoto della missione di un team assessoriale, sceso da Palermo a Mazara del Vallo, che restò sbigottito di fronte ai chilometri di spiaggia di Tonnarella, 3 Fontane e Triscina; chissà perché la percezione era che la costa Sud fosse alta ed impervia come quella nord!
Ad ogni modo, quando si decise di partire si cominciò a farlo con i dovuti criteri, successivamente affinati nell’esperienza amministrativa degli anni ’90 e poi raccolti nella L.R n° 15 del 2005, successive modifiche e nelle disposizioni di attuazione, su tutti i DD.AA n° 319 del 2016 e 152 del 2019.
Riprendiamo allora i criteri siciliani, confrontandoli con quelli elaborati da Mario Tozzi:
- comune per comune, spiaggia per spiaggia, il 50% deve essere sempre libero, scarichi e impianti industriali sul mare compresi;
- del restante 50%, il 20% deve essere attrezzato dai comuni a prezzi calmierati, il 30% può andare a bando;
- i prezzi delle concessioni devono essere riadeguati;
- sulle spiagge non deve rimanere alcuna struttura fra ottobre e aprile;
- tutte le strutture devono essere comunque rimovibili;
- le concessioni non possono superare i 10 anni, poi vanno di nuovo a bando.
Cosa prevedono, invece, le disposizioni in vigore in Sicilia? Orbene, l’art. 5 della Legge citata, recita che “i Comuni, nella redazione dei piani spiaggia, (PUDM d’ora in poi), prevedono una quota non inferiore al 50% dell’intero litorale di pertinenza comunale, da destinare alla fruizione pubblica, fatte salve le concessioni già rilasciate”. Non sembra scritto da Tozzi?
Ma l’aspetto importante, a mio avviso, è che, nel terzo millennio, in Sicilia, gli insediamenti balneari si pianificano;oggi noi vantiamo una vera e proprio legge-quadro, non so quanti possano dire lo stesso. Il problema è che neanche l’Assessorato Territorio e Ambiente ne ha consapevolezza, almeno così pare guardando a come ha reagito alle polemiche più recenti.
In Sicilia spetta al Comune pianificare l’assetto dei litorali per poi passarlo al vaglio dell’Assessorato Regionale, quindi, venendo ai dubbi, è l’Ente locale che deve porsi il problema di ‘sfondare’ una quota del 50% già assentita con ulteriori concessioni, sapendo che la proposta dovrà passare dal Civico consesso nonché superare il giudizio dell’Assessorato.
Sulla percentuale del punto 2) 30% a bando e 20% a prezzo calmierato, la norma regionale parla di litorale libero non inferiore al 50%; nessuno vieta di prevederne di meno in concessione, dipenderà dall’indirizzo politico dell’Ente locale. Siamo in democrazia, dopo tutto…
Ora però saltiamo al punto 4), perché anche questo sembra preso, pari pari, dal D.A. 319 /2016, che impone strutture con ‘caratteristiche di precarietà’ e ‘soluzioni amovibili’, inclusi eventuali plinti d’ancoraggio in cemento; gli stabilimenti non devono presentare un fronte superiore ai 100 metri, occupare una superficie non superiore a 5000 mq di cui solo 20% coperta (fino al 2016 era pure prevista una distanza di 100 metri tra i lidi oggi, purtroppo scesa a 25); fioccano pure norme come l’obbligo di non occludere la visuale del mare, con cabine ortogonali alla costa, ed una disciplina certosina sulle varie modalità di accesso al mare (va da sé: niente tornelli nè barriere lato mare: con la nuova norma la Sicilia ne è già affrancata).
Addirittura, sul punto 6), la Regione Sicilia, al netto delle recenti proroghe ope legis, vuoi per il COVID, vuoi per l’avvento della Bolkestein, è più rigida di Tozzi, dato che qui la durata, per questo tipo di concessioni è, o era, fissata in 6 anni; un’estensione a 10 anni come proposto dal geologo penso sarebbe gradita.
Resta la questione al punto 3), i canoni, piuttosto spinosa e, comunque, a valenza nazionale; potrei chiudere con un aneddoto: la prima volta che sentii parlare di canone inadeguati fu nel lontano 1988, durante il mio corso di formazione che mi avviò a quella professione che oggi mi consente di scriverne.
Alla luce della mia esperienza ritengo che, se non si è mai provveduto a seri rialzi, limitandosi ai ritocchi imposti dal tasso d’inflazione, peraltro appiattitosi con l’euro, è perché non c’è questione che si presti, meglio di questa, al populismo dilagante: basti pensare che qui, nel 2013, si parlò di sestuplicare i canoni… ovviamente, non se ne fece nulla, né, con questo approccio, ritengo si farà, tanto più in vista delle prossime gare a rilancio sui canoni sui lotti in gara.
Tolto questo, mi chiedo perché, nella narrativa della vicenda tornelli, si sia preferito, in piena stagione estiva, dare l’impressione di una gestione del demanio marittimo in Sicilia scadente ed approssimativa: probabilmente perché l’Assessorato ignora le sue stesse leggi! Politicamente un vero harakiri quando, invece, già oggi, qui, siamo a prova di Tozzi! Peccato….
Conseguita la laurea in giurisprudenza a Palermo nel 1986, il dr. Danilo MARINO ha vinto, l’anno successivo, il concorso per ufficiale del Corpo delle Capitanerie di porto, ove ha prestato servizio per oltre 30 anni, venendo destinato presso varie destinazioni, in Sicilia, ed in Adriatico dove, in particolare, ha ricoperto l’incarico di Capo Reparto operativo per le emergenze in mare per la regione Marche in Ancona.
Ha comandato gli scali delle isole Eolie dal 1995 al 1997.
Relatore sul tema “Catastrofi e territorio” al X Congresso nazionale della Società Italiana sistemi – SIS 118 “Vent’anni di storia dell’urgenza – emergenza in Terrasini (PA) - Maggio 2012 per esperienze acquisite in servizio
Nel 2016 ha collaborato alla redazione del Piano Regionale dei Trasporti come esperto per i porti minori siciliani.
In occasione del servizio ha altresì ricoperto incarichi di componente di commissione di Aree Marine protette.
Si è congedato nel 2022, con il grado di contrammiraglio.
Cessato dal servizio attivo, ha svolto funzioni di consulenza gratuita a favore dell’Amministrazione comunale di Mazara del Vallo per la portualità e la gestione della fascia costiera.




Molto interessante, si tratta di un riepilogo necessario!
Il governo nazionalista della regione si allinea ai populismi delle ali estreme, quando ci sono: senza nulla sapere o voler sapere, ma ciò che importa è rispondere allo “scruscio”.