A Palermo manca ancora un anno alle elezioni comunali, ma la politica ha già cominciato a pensare. E quando la politica palermitana pensa, il cittadino prudente si guarda alle spalle, controlla il portafoglio, la pressione dell’acqua e il calendario della raccolta differenziata.
La pinsata, stavolta, è ampia e multidisciplinare: c’è il cantiere di idee, la marcia in più, la normale amministrazione e il candidato che verrà scelto dopo avere stabilito il metodo con cui convocare il tavolo incaricato di cercarlo.
Cominciamo da Roberto Lagalla, secondo il quale un percorso non si può completare in cinque anni. Concetto scientificamente ineccepibile: neppure la Salerno-Reggio Calabria, il traforo della Manica e la formazione della crosta terrestre si sono completati in cinque anni. Il sindaco domanda quindi un secondo mandato per terminare il primo; al termine del secondo potrebbe ragionevolmente chiederne un terzo, per verificare se il secondo abbia davvero completato il primo. È l’amministrazione asintotica: Palermo si avvicina alla normalità senza correre il rischio di raggiungerla.
Fabrizio Ferrandelli, candidato sindaco nel 2012, nel 2017 e nel 2022, garantisce che la città sia finalmente entrata nella normale amministrazione. È la dimostrazione vivente della capacità di adattamento della politica: dopo tre tentativi di entrare a Palazzo delle Aquile da sindaco, ha scoperto che si poteva entrare anche da assessore del vincitore. Non erano sconfitte elettorali: era un lungo concorso per mobilità interna.
Nel frattempo, contro l’abbandono dei rifiuti sono arrivati i droni. Una svolta epocale: prima il palermitano guardava la munnizza dal balcone; adesso la munnizza può guardare il palermitano dall’alto. I sacchetti restano a terra, ma godono finalmente di una copertura aerea degna di una capitale europea, coronata dalla visione di un manto stradale degno dell’altra faccia della Luna.
Poi c’è Carolina Varchi, che ha aperto “Palermo Capitale”, un cantiere di idee per andare oltre l’ordinaria amministrazione. Attenzione, però: non è una candidatura. È soltanto un’organizzazione di persone, programmi e gruppi di lavoro per il futuro governo della città, casualmente guidata da una parlamentare che nel 2022 era già candidata sindaca. Allora fece un passo indietro per sostenere Lagalla; oggi compie una fuga in avanti per superarne l’amministrazione, pur riconoscendole diversi meriti. Tradotto in termini automobilistici: la macchina funziona bene, ma sarebbe opportuno cambiare immediatamente conducente.
Fratelli d’Italia precisa che non esiste alcuna candidatura. Il cantiere, dunque, è aperto, ma manca il permesso di costruire. Sul cartello si potrebbe scrivere: “Progettista Carolina Varchi; proprietario Fratelli d’Italia; inquilino Roberto Lagalla, non informato dei lavori”.
Cateno De Luca, invece, ha lanciato “Una marcia in più”. Prima annuncia un candidato, poi lascia circolare il nome di Andrea Mineo, infine spiega che Mineo non sarà candidato e che il suo nome serviva a suscitare curiosità e misurare le reazioni. È la prima candidatura in comodato d’uso della storia.
Alla fine, il quadro è nitido. Lagalla è candidato perché cinque anni non bastano. Varchi non è candidata, ma prepara il programma. De Luca aveva un candidato, ma non era candidato. Ferrandelli non si candida perché ha già trovato posto. L’unica candidatura davvero stabile resta quella di Palermo: da decenni in corsa per diventare una città normale, regolarmente ammessa alla competizione e puntualmente non eletta.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.



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