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HomeCultura e FormazioneLA SOLUZIONE PER IL SEMESTRE FILTRO? ABBASSARE IL LIVELLO!

LA SOLUZIONE PER IL SEMESTRE FILTRO? ABBASSARE IL LIVELLO!

Il nuovo criterio ispiratore dei syllabus per l’accesso a Medicina sembra chiarissimo: poiché lo scorso anno il cavallo ha disarcionato troppi aspiranti cavalieri, la soluzione non è insegnare meglio a cavalcare, ma cambiare animale. Via i cavalli veri, dentro i pony. Magari con sella imbottita, staffe regolabili e un istruttore che sussurra: “Tranquilli, siete già quasi medici”.

Il punto critico, naturalmente, è Fisica. Materia notoriamente sospetta, perché pretende ancora, con ostinazione premoderna, che uno studente distingua una legge da una formula, un fenomeno da una filastrocca, una misura da un’opinione. Dopo l’impatto con il cosiddetto semestre filtro, qualcuno deve avere tratto una conclusione geniale: se gli studenti inciampano, abbassiamo il gradino. Se cadono da cavallo, sostituiamo il cavallo con un pony Shetland. Se il dressage — non “dressing”, che riguarda semmai l’insalata — richiede Lipizzani, Hannoveraner o Oldenburg, noi facciamo una bella prova su cavallini da giostra. Todos caballeros.

Peccato che Medicina non sia una sagra dell’orientamento universitario. Il semestre filtro non è un quiz d’ingresso travestito da corso, né una passerella pedagogica per ridurre il trauma della selezione. È, o dovrebbe essere, parte integrante della formazione di base di un medico. Un medico non deve “superare Fisica” come si supera una barriera amministrativa: deve capire perché la pressione esiste, perché un fluido si muove, perché una membrana separa, perché un segnale elettrico si propaga, perché un’immagine diagnostica non nasce per magia dallo schermo.

Rendere la Fisica più “vicina al liceo” può forse migliorare le statistiche immediate e prevenire l’imbarazzo politico di una nuova mattanza selettiva. Ma significa anche confessare che non si crede davvero al valore universitario del semestre. Si vuole l’apparenza di una riforma formativa e la sostanza di un test addolcito. Si proclama la costruzione del futuro medico e poi si calibra il programma sul timore che il futuro medico possa spaventarsi davanti a un vettore.

La selezione può essere dura, certo. Ma la risposta seria è renderla chiara, coerente, insegnata bene, valutata meglio. Non infantilizzarla. Perché se l’obiettivo è formare medici capaci di ragionare su corpo, malattia, tecnologia e misura, allora il problema non è che il cavallo sia troppo alto. Il problema è pretendere di formare cavalieri senza insegnare loro a stare in sella.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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