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SCHLEIN, CONTE, BONELLI E FRATOIANNI: IL RISCHIO TITANIC…

Ho visto che in questi giorni la foto di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni ha provocato più reazioni di una finale di Sanremo.

C’è chi ha già celebrato il funerale del centrosinistra. Chi ha visto l’ennesima esclusione dei moderati, dei riformisti e dei centristi di ogni sottospecie. Capisco tutto. Ma forse stiamo guardando il dito invece della luna. Quella foto non è la foto dell’arrivo. È la foto della partenza.

Come quando organizzi una cena di famiglia: intanto vedi chi è arrivato al ristorante, poi telefoni agli altri. Non è che se i cugini sono già seduti al tavolo gli zii restano fuori per sempre. La verità è semplice. Una coalizione composta soltanto dalla sinistra non basta per vincere. Lo dicono i numeri, i sondaggi e la storia.

Per vincere bisogna allargarsi. E qui arriva la parte curiosa. Mentre qualcuno si scandalizza per una foto, nel campo progressista continuano a nascere movimenti, manifesti, piattaforme, federazioni e laboratori. Manca solo il “Comitato per il coordinamento dei comitati” e abbiamo completato la collezione.

Agli elettori vorrei dire una cosa semplice: non fatevi prendere in giro. La politica non è il concorso per il logo più bello o per il nome più fantasioso. La domanda è un’altra: queste iniziative servono a unire o servono a contarsi? Se servono a costruire un progetto comune, benissimo. Se servono a ritagliarsi una candidatura o un simbolo sulla scheda, stiamo ripetendo gli errori che hanno consegnato il Paese alla destra.

Nel centrosinistra esistono differenze, ed è naturale che sia così. Ma esistono anche grandi convergenze: la difesa della sanità pubblica, della scuola e dell’università, il welfare, il lavoro, i diritti, la lotta alle disuguaglianze, la transizione ecologica, la difesa della Costituzione. Lo spazio comune è molto più grande delle differenze.

Per questo il compito della politica oggi non è inventare l’ennesimo contenitore. È costruire una sintesi.
Perché dall’altra parte non discutono di sfumature. Stanno consolidando un blocco politico sempre più radicale, nel quale parole e idee che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate inaccettabili vengono progressivamente normalizzate.

Di fronte a questo scenario, il tema non è chi compare in una fotografia. Il tema è costruire un’alleanza larga, inclusiva, riformista, progressista e credibile. Una coalizione capace di parlare a chi vota PD, a chi vota Cinque Stelle e a chi viene dalle tradizioni cattolico-democratica, socialista, liberale e ambientalista. Una coalizione che non chieda a tutti di essere uguali, ma di camminare nella stessa direzione.

Perché se continuiamo a dividerci in correnti, correntine, movimenti e partitini, rischiamo di fare come i passeggeri del Titanic che discutevano sulla disposizione delle sedie sul ponte mentre l’iceberg era già davanti. E l’iceberg, oggi, non è una fotografia. È il rischio concreto che la destra governi ancora per anni e arrivi perfino a scegliere il prossimo Presidente della Repubblica.

Ecco perché quella foto non dovrebbe essere letta come un recinto. Dovrebbe essere letta come un invito. A smettere di contarsi e a ricominciare a vincere.

Giorgio Trizzino
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Giorgio Trizzino medico. È stato Direttore Sanitario dell’Ospedale dei Bambini di Palermo. Deputato della XVIII Legislatura. Ha fondato la Samot che eroga cure palliative domiciliari.

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