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ALLA FINE L’ACCESSO A MEDICINA VIENE DECISO CON I TEST. LOCALI!

In tutta Italia la selezione per l’ammissione a Medicina ha raggiunto il capolavoro dell’assurdo. Il sistema progettato dal team di esperti della ministra Bernini per aprire potenzialmente a tutti gli aspiranti medici  le porte degli Atenei, mediante un semestre filtro nato a maglie troppo strette e riaggiustato più volte in corso d’opera, ha creato il paradosso. Una  riforma nata per essere selettiva è diventata progressivamente misericordiosa, per evitare di lasciare vuoti i posti resi disponibili dalle università, spesso con forzature evidenti, in nome della lotta contro la carenza di medici.

In Sicilia, per circa mille aspiranti medici ammessi con riserva nei tre atenei siciliani, da oggi al 28 febbraio va in scena l’ultimo atto del Purgatorio berniniano: gli esami di riparazione. Due appelli per materia, biologia, chimica e fisica, trentuno domande a risposta multipla con quattro opzioni, con questionari messi assieme e verificati dalle singole sedi senza alcun controllo centralizzato, e la promessa solenne che questa volta, davvero, si deciderà chi potrà diventare medico e chi no.

I numeri sono impietosi. I posti ancora da assegnare in Sicilia sono 970. A Palermo possono sostenere la prova in 333, a Catania in 262, a Messina in 375. I posti complessivi disponibili erano 1732, quindi più della metà è ancora virtualmente in sospeso. Palermo ha 392 studenti che hanno superato tutte e tre le prove, Catania 227, Messina 142. La selezione è stata talmente selettiva da selezionare soprattutto il vuoto.

La riforma della ministra Bernini prevedeva che dopo due appelli tra novembre e dicembre sarebbe passato solo chi avesse raggiunto la sufficienza in tutte e tre le materie. Poi sono arrivati i risultati disastrosi, con la fisica trasformata in una barriera architettonica, e il ministero ha scoperto improvvisamente il valore pedagogico della compassione normativa. Così è nata la moratoria nazionale, la rivalutazione dei punteggi assegnati alle risposte errate, la nuova graduatoria, l’ammissione con riserva anche per chi avesse due sufficienze su tre e persino una su tre.

In pratica il principio è stato raffinato: non importa cosa sai, basta che tu non sappia tutto contemporaneamente. Nel frattempo, la fisica ha continuato a svolgere il suo dovere di agente selettivo naturale. A Palermo, al secondo appello di dicembre, ha superato l’esame solo il 17 per cento dei 1600 partecipanti, con 272 idonei. Al primo appello, su 1909 partecipanti, aveva superato la prova il 14 per cento. A Catania, 244 dei 262 studenti chiamati alle prove di recupero hanno un debito proprio in fisica. Evidentemente la fisica, secondo il nuovo modello ministeriale, è incompatibile con la vocazione medica nazionale.

Il sistema ora promette di salvare tutti con i corsi di recupero. Recupero di cosa, resta un mistero. Recupero del programma, della logica, delle basi matematiche, del metodo di studio, della comprensione testuale, della motivazione, della fiducia in sé stessi, della pazienza dei docenti. In quaranta giorni. Con studenti che partono da lacune diverse, livelli diversi, storie scolastiche diverse, e con atenei che hanno l’urgenza istituzionale di non lasciare scoperti i posti. La pedagogia diventa così una forma di espressione del genio pontieri italico: si costruiscono ponti dove prima c’erano burroni, purché reggano fino alla firma dell’immatricolazione.

Viene spontaneo chiedersi come si organizzeranno le singole università, nella loro piena e stavolta non controllata autonomia, per potere alla fine promuovere dopo i frettolosi quanto improbabili corsi di recupero tutti gli studenti e riempire fino alla capienza massima i corsi di laurea in Medicina. Almeno per Fisica, suggeriamo di valorizzare il principio di indeterminazione applicato alla valutazione: non si saprà mai con precisione se uno studente sa o non sa, e quindi sarà promosso per eccesso di cautela.

Il tutto avverrà in nome dell’equità tra atenei, con prove coordinate ma esiti flessibili, perché l’uniformità riguarda i quiz, non le conseguenze. Trentuno domande a risposta multipla con quattro opzioni diventano così lo strumento supremo di selezione a forte impronta localistica della futura classe medica italiana, dopo che per anni si è sostenuto che i test non misurano nulla di significativo. Ora misurano tutto, ma solo fino al prossimo decreto correttivo.

Il risultato finale se i risultati dei corsi di recupero dovessero essere valutati in maniera stringente e corretta, sarebbe quello di avere in Sicilia e in tutta Italia posti ancora vacanti in Medicina in un paese dove la carenza di medici è già drammatica. Tutto ciò avverrebbe dopo aver imposto agli atenei di espandere oltre ogni limite di credibilità il numero degli iscrivibili. Una politica che prima ordina di allargare poi restringe, poi allenta, poi concede deroghe, poi teme il vuoto e infine si affida ai corsi di recupero come ultimo sacramento accademico.

Nel frattempo, gli studenti oscillano tra speranza e disorientamento, consapevoli che il loro futuro dipende da un sistema che cambia regole mentre si gioca la partita. E l’università, che dovrebbe essere il luogo della formazione rigorosa, diventa il luogo della flessibilità creativa applicata alle insufficienze. Se alla fine saranno ammessi tutti, sarà una vittoria della selezione. Se resteranno posti vuoti, sarà una vittoria della selezione. Se qualcuno resterà fuori, sarà comunque una vittoria della selezione. La selezione, in questo modello, è come la fede: non ha bisogno di prove, solo di continui aggiustamenti normativi.

Rimane comunque una certezza: la riforma Bernini è riuscita nell’impresa in apparenza impossibile di trasformare la carenza di medici in un problema amministrativo, la selezione in una partita truccata di gioco dell’Oca, i corsi di recupero in una promessa di redenzione didattica e le insufficienze in una forma temporanea di diversità cognitiva. Così, quando tra qualche anno ci si chiederà perché mancano ancora medici, qualcuno potrà rispondere con serietà istituzionale che il problema è nato da una selezione giusta ma troppo rigorosa.

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Già professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore dell’UOC di Gastroenterologia del’AOUP “P. Giaccone”

Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.

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