In un’area insulare, e ancora di più in Sicilia, le infrastrutture non sono un dettaglio tecnico: sono una condizione di equità. Quando i collegamenti interni sono fragili, ogni aeroporto dovrebbe rappresentare un presidio di efficienza e inclusione.
Oggi, però, la realtà racconta altro. Le scelte di investimento della politica regionale stanno disegnando una Sicilia a due velocità. Da un lato, l’aeroporto di Trapani, al centro di un piano di riqualificazione chiaro e sostenuto da un finanziamento di 13,8 milioni di euro. Dall’altro, Comiso, che resta fermo, senza una strategia capace di farlo davvero decollare.
Eppure l’aeroporto di Comiso non è uno scalo marginale. È un’infrastruttura vitale per il territorio ragusano, fondamentale per garantire collegamenti con città come Milano e Roma e per assicurare quella continuità territoriale che, in una regione come la nostra, non può essere considerata un privilegio.
Si discute di grandi opere, di visioni ambiziose e di futuro. Ed è giusto farlo. Ma se, nel frattempo, non si investe con decisione nelle infrastrutture essenziali che tengono uniti i territori, il rischio non è il progresso: è l’isolamento.
In Sicilia, per la sua morfologia e per le sue fragilità strutturali, nessuna città può permettersi di restare indietro.
Garantire collegamenti significa garantire diritti, opportunità e possibilità di restare. Ed è da qui che dovrebbe partire qualsiasi idea di sviluppo.

Giuseppe Perna
Agente di viaggio ed esperto in comunicazione politica, responsabile regionale Turismo per Italia Viva Sicilia e presidente dell’associazione culturale “Cambiamenti”. Gelese, classe 94, impegnato in politica da anni, ha preso parte all’organizzazione di diverse scuole di formazione ed eventi politici.


