Questa analisi parte da una domanda semplice: come si distribuisce il carico fiscale personale in Italia tra le fasce di reddito e tra le principali categorie di contribuenti ?
La base dati è costituita dalle dichiarazioni dei redditi 2025 relative all’anno d’imposta 2024 . La fonte è il dipartimento delle finanze MEF.
I contribuenti sono 42.837.963 , il cui reddito complessivo dichiarato è pari a 1.076,3 mld di euro e l’IRPEF netta dichiarata è di 197,394 mld.
Tabella 1 – Distribuzione dei contribuenti e dell’IRPEF netta per fascia di reddito
| Fascia di reddito | Contribuenti | % contrib. | IRPEF netta (mld €) | % IRPEF |
| Fino a 15.000 € | 15,40 mln | 35,9% | 5,1 | 2,6% |
| 15.001–29.000 € | 14,50 mln | 33,8% | 37,6 | 19,1% |
| 29.001–50.000 € | 9,66 mln | 22,6% | 66,3 | 33,6% |
| 50.001–100.000 € | 2,53 mln | 5,9% | 43,9 | 22,2% |
| Oltre 100.000 € | 0,75 mln | 1,8% | 44,6 | 22,6% |
| Totale | 42,84 mln | 100,0% | 197,4 | 100,0% |
Fonte: Dipartimento delle Finanze – MEF, dichiarazioni 2025, anno d’imposta 2024.
La lettura di questi dati rende evidente che nella fascia tra 15 mila euro e 50 mila euro si collocano 24,16 mln di contribuenti, pari a circa il 56% del totale, dal quale proviene il 52,6% dell’IRPEF netta.
Tra i 50 mila e i 100 mila i contribuenti sono 2,53 mln e dichiarano complessivamente il 22,2% dell’ IRPEF netta; oltre i 100 mila i contribuenti sono 750mila e da loro proviene il 22,6% dell’imposta. In quest’ultima fascia, circa 58.539 contribuenti dichiarano più di 300 mila euro e rappresentano il 6,6% dell’imposta complessiva.
Un altro dato evidente è che nella fascia fino a 15 mila euro di reddito ci sono 15,40 mln di contribuenti dai quali proviene soltanto il 2,6% dell’imposta.
Un altro dato che merita molta attenzione è la categoria dei contribuenti
Tabella 2 – Lavoratori dipendenti e pensionati
| Categoria (reddito prevalente) | Contribuenti | IRPEF netta (mld €) |
| Lavoratori dipendenti | 23.072.978 | 106,403 |
| Pensionati | 13.534.816 | 60,950 |
| Dipendenti + pensionati | 36.607.794 | 167,353 |
Fonte: Dipartimento delle Finanze – MEF, dichiarazioni 2025, anno d’imposta 2024.
Dunque dipendenti e pensionati, considerati insieme, sono 36,61 milioni e dichiarano circa 167,35 mld di IRPEF netta; in altri termini, circa l’84,77% dell’imposta netta dichiarata è riconducibile a queste due categorie.
Riteniamo però che guardare soltanto all’IRPEF però ci può far perdere un’informazione importante rispetto alla domanda di partenza, giacchè anche i consumi sono tassati .
In particolare, l’ IVA e le ACCISE , incidono quotidianamente sul carico fiscale personale. Non esiste, però, un archivio amministrativo che attribuisca l’IVA e le accise pagate come consumatore.
E’ comunque evidente che queste imposte indirette gravano significativamente anche su pensionati e dipendenti.
A questo punto, soltanto chi si gira dall’altra parte non vede quanto sia gravoso il carico fiscale su pensionati e dipendenti. E quando si dice che le famiglie non arrivano alla fine del mese e che il ceto medio si è molto impoverito, bisognerebbe aggiungere che su questo ha un peso importante il carico fiscale
E potremmo fermarci qui, aggiungendo un semplice; “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra”?
Ed è allora del tutto legittima la domanda: e il governo che fa?
Secondo le notizie di stampa, sembra sempre interessato a l’ennesimo condono, oppure ventila la riduzione di qualche aliquota fiscale a favore di un gruppo ristretto, o pensa di costruire un altro steccato introducendo i nuovi beneficiari di un’altra possibile flat tax.
Si tratta sempre di spot e manovre elettorali, che finiscono per creare categorie di privilegiati, mentre pensionati e dipendenti continueranno ad essere tartassati Ci vorrebbe un po’ più di coraggio e un po’ più di verità, anche nel dire dove si trovano le risorse per correggere questo salasso dei redditi dei lavoratori dipendenti e pensionati.
Ci vorrebbe un po’ più di determinazione nel contrastare e recuperare e l’evasione fiscale, stimata nell’ordine di 100/110 mld annui, e un’azione decisa per fare emergere il sommerso, favorito, probabilmente, anche dall’innalzamento del limite per i pagamenti in contanti da 2000 a 5000 euro.
La nostra costituzione, all’articolo 53, chiede che tutti concorrano alla spesa pubblica in ragione della capacità contributiva e che il sistema tributario sia improntato a criteri di progressività.. Non prescrive necessariamente la stessa aliquota per ogni forma di reddito.
Oggi sui redditi di lavoro le aliquote sono: 23% fino a 28 mila; 33% da oltre 28 mila a 50 mila euro; 43% oltre 50 mila euro.
Non avendo l’ambizione di sviscerare in questo contributo tutte le complesse tematiche fiscali, e tenendo volutamente fuori dall’analisi la tassazione sui redditi prodotti dalle imprese, abbiamo pensato che chiederci quanto incassa lo stato dalle rendite finanziarie potesse offrire un altro spunto interessante di riflessione.
Le rendite finanziarie sono oggi soggette ad aliquote fiscali diverse in base alla natura del titolo, non in funzione dell’ammontare complessivo della rendita, e non seguono un criterio di progressività. Le aliquote sono del 12,5% sui titoli di stato e del 26% su molti altri redditi finanziari. E’ evidente che esiste una notevole disparità di trattamento fiscale tra i redditi di lavoro e le rendite finanziarie.
Tabella – le tre principali entrate fiscali da redditi finanziari, 2024
| Voce | Gettito 2024 (mld €) |
| Imposte sostitutive/ritenute su interessi e altri redditi di capitale | 18,184 |
| Ritenute sugli utili distribuiti | 6,441 |
| Imposte sostitutive su redditi di capitale e plusvalenze | 3,323 |
| Totale principali imposte finanziarie considerate | 27,948 |
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze, dati di gettito erariale 2024. Il totale in tabella rappresenta solo la somma delle tre voci considerate
Le tre principali imposte considerate equivalgono, in termini puramente dimensionali, al’14,15% dell’IRPEF netta dichiarata per l’anno d’imposta 2024. Il confronto con l’IRPEF mostra dunque che la tassazione finanziaria produce un gettito importante ma di ordine di grandezza nettamente inferiore a quello dell’imposta personale sul reddito.
Riteniamo dunque legittima la domanda: quanto sono giustificate le differenze di trattamento fiscale tra redditi di lavoro, pensioni e rendite finanziarie? Qui la nostra analisi consiste nel rendere trasparenti grandezze, perimetri e vincoli quantitativi.
Il governo ha il compito di rendere più giusto il fisco e, ancora prima, il dovere di smetterla con mance, mancette e manovre elettorali.
A differenza di certe affermazioni delle quali sarebbe opportuno vergognarsi pubblicamente, chi governa non comanda ma “serve” il tanto declamato popolo, per farlo stare meglio e, francamente, non ci pare che sia così.
Mario Mancuso, già dirigente del Monte dei Paschi di Siena, è stato componente del CdA del Fondo nazionale pensione complementare della scuola, componente del consiglio direttivo della CCIAA di Siracusa, dirigente sindacale del settore credito. Artista poliedrico ha curato regie teatrali amatoriali, e partecipato a collettive e mostre personali di pittura. È laureato in Scienze e tecniche Psicologiche.



