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DANILUC TIBERI e NAJAHI JALELEDDINE: NON SI PUO’ MORIRE DI LAVORO

Daniluc Tiberi e Najahi Jaleleddine sono morti.

Ad ucciderli sono stato io, sei stato tu, sì proprio tu che stai leggendo in questo momento, siamo stati tutti noi che per risparmiare poche centinaia di euro per fare ripartire la caldaia bloccata chiamiamo l’amico e lo paghiamo in nero, che per riparare il tubo rotto ci accordiamo con l’impresa edile e paghiamo in contanti, senza fattura.

E le imprese che fanno? Accettano, tanto pagano pure in nero gli operai, oppure si fanno ridare parte del salario sottobanco, o non dichiarano nulla al fisco, all’Inail, alla Cassa edile perché, proprio come accade con le battute semiserie che circolano in rete, se cominci a pagare le tasse una volta poi non te ne esci più…

Ma con questo meccanismo prima o poi accadono le tragedie, proprio come quella che ha coinvolto Daniluc e Najahi. E dopo le indignazioni di facciata andiamo avanti lo stesso, tanto a noi che ci frega? Sono loro che rischiano, sono loro che accettano di lavorare in nero, mentre i politici mettono su la maschera triste di circostanza, i sindacati si indignano minacciando ai microfoni ferro e fuoco.

E poi? E poi si riprende come prima, in attesa delle prossime morti bianche. Che fare allora? Ci dicono: pretendete sempre le ricevute, pagate con sistemi tracciabili, scegliete le imprese serie, se siete committenti; richiedete il giusto salario, accettate solo lavori legali e in caso di irregolarità denunciate tutto ai sindacati o alla magistratura, se siamo lavoratori.

Belle parole, ma è facile parlare così per chi non si trova in stato di bisogno, per chi non è invischiato nel meccanismo perverso della manovalanza edile, fatta di subappalti, lavori poco pagati, dove se non accetti le (non) regole del gioco e protesti te ne puoi pure stare a casa a guardare la tivvù, tanto non ci sarà nessun imprenditore che ti assumerà, perché ne troverà tanti di operai disposti a fare il tuo stesso lavoro senza protestare e per un salario più magro.

E poi se sei un’impresa se non fai così, se non fai anche un poco di nero non te ne esci, non ce la fai a sostenere il mercato, la concorrenza, il fisco.

Occorre combattere contro questa rassegnazione, puntando a investimenti, politiche attive del lavoro, rafforzamento dei servizi pubblici, rilancio del welfare.

Perché non si può morire di lavoro.  

Ciro Cardinale
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Presidente Italia Viva Termini Imerese. Laureato in giurisprudenza, dottore di ricerca e master in diritto, lavora come direttore presso un ufficio giudiziario. Giornalista pubblicista è impegnato da anni nel volontariato e nell'associazionismo.

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