C’è un’immagine che gira molto in queste ore sui social. Un meme, lo chiamano i più giovani. Ritrae il nostro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti intento a coccolare premurosamente chi, come il gioielliere Roggero, si è macchiato di crimini gravissimi, trasformandolo nel perfetto megafono della propaganda securitaria. Nel frattempo, sul fondo di un oceano immaginario, giace dimenticato un treno Frecciarossa ricoperto di alghe.
È una sintesi brillante, amara e spietata. Guardando a questa destra che governa il Paese come se fosse in una perenne, estenuante campagna elettorale, verrebbe davvero da citare il capolavoro di Massimo Troisi e Roberto Benigni: non ci resta che piangere.
Viene da piangere a vedere un esecutivo che divide il mondo in tribù, applicando una giustizia a due velocità: spietata e giustizialista con gli ultimi, i poveri e i marginalizzati; incredibilmente garantista e comprensiva se a sbagliare è “uno dei nostri”. Viene da piangere a vedere i trasporti del nostro Paese al collasso, i cantieri fermi e i pendolari esasperati, mentre chi dovrebbe occuparsene passa le giornate a fare l’influencer del malcontento sui social network.
Eppure, fermarsi alle lacrime o all’indignazione sterile sarebbe l’errore più grande. Sarebbe un errore politico e, soprattutto, un tradimento della nostra stessa identità.
Italia Viva non è nata per questo. Noi non siamo nati per essere “contro” qualcuno. Non siamo l’anti-Meloni, non siamo l’anti-Salvini e non siamo nemmeno quelli che passano il tempo a rincorrere i populismi altrui per cercare di urlare un po’ più forte. La politica del rancore, del risentimento e del capro espiatorio la lasciamo volentieri agli estremisti di destra e a quelli di sinistra.
Noi siamo nati per essere a favore.
Siamo nati per costruire, non per distruggere. La nostra è la politica del “fare”, dei cantieri sbloccati (quelli veri, non quelli sommersi dalle alghe della burocrazia o dell’incompetenza), dello sviluppo economico e delle riforme. Noi siamo a favore di una giustizia giusta e autenticamente garantista per tutti, nel pieno rispetto dell’articolo 27 della Costituzione, e non solo per chi fa comodo alla narrazione del governo. Siamo a favore delle infrastrutture che servono a connettere l’Italia e a farla correre, perché senza crescita non c’è redistribuzione, ma solo gestione della miseria.
L’Italia ha un disperato bisogno di una forza politica che guardi al futuro con speranza e pragmatismo, non con la lente perennemente deformata della paura e dell’odio verso il diverso. Ha bisogno di chi si rimbocca le maniche per far funzionare i treni, per attrarre investimenti, per dare ai giovani un motivo per restare e non una scusa per fuggire.
“Non ci resta che piangere” è un titolo perfetto per un film che ha fatto la storia del nostro cinema. Ma è una pessima ricetta per il futuro del Paese. Asciughiamoci le lacrime, lasciamo i meme a chi non ha argomenti e torniamo a fare quello che i riformisti sanno fare meglio: costruire l’Italia di domani.

FRANCESCO RIZZO
Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV


