Senza parole. È forse questa l’unica espressione che si possa onestamente utilizzare per accompagnare la cartina allegata a questa nostra riflessione. A volte, infatti, la nuda realtà geografica colpisce più duramente di qualsiasi comizio o dichiarazione d’intenti.
Guardando la mappa della nostra isola emerge con lampante e spietata evidenza l’incompiutezza dell’anello perimetrale autostradale siciliano. Mentre gran parte della fascia costiera settentrionale e orientale gode di una continuità che garantisce sviluppo e mobilità, il sud-ovest dell’isola — e la provincia di Agrigento in particolare — rimane drammaticamente e storicamente isolato.
La tratta Castelvetrano-Agrigento-Gela è un vuoto inaccettabile. Più che una moderna infrastruttura, la nostra viabilità somiglia a una ragnatela rotta: un sistema frammentato e disconnesso che, da un lato, agisce come una barriera anti-turismo, respingendo chi vorrebbe scoprire le nostre bellezze con viaggi estenuanti; dall’altro, si trasforma in un inaccettabile calvario quotidiano per i lavoratori pendolari dell’agrigentino. Sono loro a pagare il prezzo più alto, costretti ogni mattina a mettere a rischio il proprio tempo e la propria sicurezza su collegamenti statali sostitutivi e vie interne cronicamente critiche o del tutto inadeguate, come la Palermo-Agrigento e la Palermo-Sciacca, pur di esercitare il proprio diritto al lavoro.
La domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi oggi, davanti a questa fotografia dell’isolamento, è come sia stato possibile arrivare a questo punto. Per decenni, il nostro territorio ha espresso esponenti politici di assoluto peso istituzionale. Abbiamo avuto rappresentanti di spicco in ogni livello decisionale: all’Assemblea Regionale Siciliana, nel Governo della Regione e nei vari Governi nazionali che si sono succeduti.
Eppure, tutto questo presunto capitale politico non è bastato per chiudere il cerchio autostradale. L’emarginazione della nostra provincia non è una fatalità geografica, ma il risultato diretto di promesse mancate, di priorità disattese e di un’incapacità cronica di tradurre il consenso in opere pubbliche reali, a servizio di chi manda avanti questa terra sudando e viaggiando ogni giorno.
E in questo desolante quadro di isolamento terrestre, si inserisce oggi la surreale compensazione che la politica offre al nostro territorio: l’annuncio che, in compenso, si farà l’aeroporto. Un’affermazione che suona come un’amara e insopportabile beffa. Mentre i pendolari e le imprese continuano a scontrarsi quotidianamente con strade colabrodo, cantieri infiniti e l’impossibilità di percorrere un solo chilometro di vera autostrada, la narrazione politica si sposta magicamente nei cieli.
Progettare un aeroporto senza prima aver ricucito i fili di questa ragnatela rotta è l’ennesima dimostrazione di un sistema che preferisce rincorrere il progetto a effetto per le vetrine elettorali, ignorando le urgenze del territorio. Agrigento e la sua provincia hanno certamente bisogno e voglia di volare, ma prima ancora pretendono il sacrosanto diritto di avere strade civili per i propri lavoratori, per i propri turisti e per il proprio futuro.

FRANCESCO RIZZO
Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV


