Colpisce il tono con cui viene annunciato, da parte del suo presidente Valerio Antonini, il trasferimento del Trapani Calcio al Velodromo di Palermo: un tono enfatico, quasi liberatorio, che presenta come successo ciò che, sul piano amministrativo, avrebbe invece richiesto sobrietà e chiarezza. La vicenda viene raccontata come una nuova opportunità sportiva, ma resta in ombra il dato decisivo: quali atti hanno autorizzato davvero questa scelta e con quali condizioni?
Nello specifico, a oggi non risultano pubblici:
- la delibera comunale (o altro atto) che autorizza l’uso del Velodromo da parte del Trapani Calcio;
- i termini della concessione, incluso un eventuale canone;
- i criteri con cui è stata valutata e assegnata questa soluzione, anche rispetto ad altre ipotesi possibili.
In una storia già segnata da inadempimenti, rotture istituzionali e dalla perdita della disponibilità dello stadio di casa, ci si sarebbe aspettati meno propaganda e più trasparenza su questi punti. Invece, il messaggio sembra puntare soprattutto sull’impatto simbolico: il Trapani si trasferisce a Palermo, quasi fosse un riscatto, senza che il percorso amministrativo che ha portato a questa soluzione sia stato reso pubblico con altrettanta precisione.
Due vicende distinte, un’unica narrazione
Va ricordato, innanzitutto, che la concessione dello stadio Provinciale “Giacomo Basciano” di Trapani è stata revocata dal Libero Consorzio di Trapani, l’ente proprietario dell’impianto, a seguito di inadempimenti contrattuali e debiti accumulati dalla società granata.
A questa vicenda se ne intreccia un’altra, distinta per sport, società e impianto ma accomunata da un pattern simile: quella della Trapani Shark, la squadra di basket, anch’essa riconducibile ad Antonini. Il club ha vissuto mesi di tensione con il Comune di Trapani, con procedimenti di revoca della concessione del PalaShark, azioni legali per il recupero di crediti, e una serie di penalizzazioni sportive legate a posizioni debitorie con l’Agenzia delle Entrate e a irregolarità nel processo di licenza. Il culmine si è raggiunto durante lo scorso campionato, quando la società di basket è stata esclusa dal campionato di A1, perdendo così il diritto a disputare la massima serie.
Parallelamente, il Trapani Calcio ha subito un destino analogo: retrocesso in Serie D a causa di molteplici punti di penalizzazione inflitti dalla giustizia sportiva per irregolarità amministrative e fiscali. In entrambi i casi si tratta di rotture istituzionali che hanno determinato la perdita della disponibilità degli impianti di casa, con decreti ingiuntivi per canoni e utenze mai pagati e azioni legali da parte degli enti proprietari. A ciò si aggiungono le richieste avanzate dalle società di Antonini per il rimborso degli investimenti effettuati sugli impianti, ampliando ulteriormente l’oggetto del contenzioso.
Pur trattandosi di due società e due sport diversi, la coincidenza di percorsi così simili — accumulo di debiti, revoche, penalizzazioni sportive, perdita dell’impianto — compone un quadro che rende ancora più necessaria, di fronte a un nuovo accordo, la massima trasparenza sugli atti che lo sostengono.
Le dichiarazioni del sindaco non chiudono la questione
Le dichiarazioni del sindaco Roberto Lagalla non aiutano a sciogliere i nodi individuati sopra. Il primo cittadino di Palermo ha confermato che “il Velodromo è stato già restituito almeno all’attività calcistica e a quella degli spettacoli canori estivi” e che “da quest’anno vi giocherà le gare di campionato non soltanto l’Athletic Club Palermo ma anche il Trapani”. Ha aggiunto che “la notizia è ormai ufficiale perché le regole per l’iscrizione prevedevano una scadenza che si è già consumata” e che “ogni settimana il velodromo sarà impegnato in una gara ufficiale di campionato, oltre che per tutti gli allenamenti per il quale il Velodromo stesso viene messo a disposizione delle società sportive”. Lagalla ha anche annunciato che “stiamo investendo risorse ulteriori per la riattivazione della tribuna dopo aver riattivato le gradinate e anche per il recupero della pista di ciclismo che è rimasta tra gli adempimenti non assolti nel processo di rivalorizzazione e riqualificazione”.
Sono dichiarazioni che confermano l’esistenza di una decisione già assunta, ma non spiegano quale sia il fondamento giuridico e amministrativo di questa scelta. A oggi, non risultano infatti pubblicate, sull’Albo Pretorio online del Comune di Palermo, delibere di Giunta o ordinanze sindacali riconducibili alla questione.
Quando si parla di impianti pubblici, di società sportive già passate attraverso vicende difficili e di decisioni che incidono sull’uso di beni comunali, l’annuncio non basta. Servono atti pubblici, passaggi tracciabili, criteri chiari. Senza questi elementi, il rischio è che una scelta amministrativa venga percepita come un’operazione opaca, anche quando potrebbe essere del tutto legittima.
Il punto non è il “se”, ma il “come”
Il Trapani ha diritto, come qualsiasi altra società, a cercare una sede idonea per disputare il campionato. Il Comune di Palermo ha piena facoltà di mettere a disposizione un proprio impianto, se lo ritiene opportuno. Il punto non è il “se”, ma il “come”.
In un contesto segnato da precedenti pesanti — revoca della concessione dello stadio Provinciale da parte del Libero Consorzio di Trapani, perdita della disponibilità del PalaShark, esclusione della Trapani Shark dall’A1, retrocessione del Trapani Calcio in Serie D per penalizzazioni — la minima opacità su un nuovo accordo rischia di essere letta come un segnale di doppio standard: rigore a Trapani, elasticità a Palermo. Anche se non fosse così, l’immagine ne esce compromessa.
La trasparenza non è un optional: è lo strumento che permette di distinguere tra scelte amministrative discutibili e sospetti infondati. Per questo si ritiene più che dovuta la pubblicazione della delibera, dei termini dell’accordo e dei criteri con cui è stata individuata questa soluzione. Su una vicenda come questa, il silenzio degli atti non aiuta nessuno: al contrario, alimenta sospetti e indebolisce la fiducia nelle istituzioni.

NICOLA ROMANA
Laureato in giurisprudenza, Dottore di ricerca in “La responsabilità per danni alla persona”. Dal 2001-2002 ad oggi, docente di discipline navigazionistiche e internazionalistiche, con particolare riferimento al diritto dei trasporti, presso le Facoltà di Economia, di Scienze della formazione e di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università degli studi di Palermo. E' attualmente coordinatore di programmi comunitari Socrates-Erasmus per la mobilità studentesca e referente Erasmus.


