Sono il numero 299. Non è la matricola di un penitenziario, né il biglietto di una lotteria di provincia. È la mia posizione, con 159 punti faticosamente sudati, nella graduatoria di merito per la classe di concorso AS12 in Sicilia. Dietro di me ci sono colleghi validissimi, e davanti a me altrettanti professionisti. In totale siamo 434. Quattrocentotrentaquattro docenti che hanno affrontato e superato brillantemente sia la prova scritta che quella orale del concorso nel 2023. Abbiamo dimostrato sul campo le nostre competenze, le nostre metodologie e il nostro rigore accademico. Lo Stato ci ha esaminati, ci ha pesati e ci ha giudicati idonei. Eppure, a settembre, molti di noi torneranno a mendicare un contratto a tempo determinato, pronti a essere licenziati al 30 giugno per poi rimettersi in fila per l’umiliante elemosina della Naspi. Ma il vero cortocircuito di questa indagine sul sistema educativo italiano non risiede solo nel precariato cronico. Risiede in una precisa, perversa e immorale volontà politica: quella di annunciare e bandire nuovi concorsi, macinando altri fondi del PNRR, mentre le graduatorie degli idonei del 2023, come la nostra da 434 posti in Sicilia, giacciono ignorate nei cassetti degli uffici scolastici.
L’industria del vuoto a chi giova?
Spogliamoci per un attimo della retorica istituzionale e facciamoci l’unica domanda politicamente ed eticamente rilevante: a chi cazzo giova tutto questo precariato? Da cronista, oltre che da docente precario da sei anni che investe migliaia di euro e centinaia di ore in master e abilitazioni sulle classi A11, A12 e AS12, ho il dovere di decostruire questa narrazione. Non giova agli studenti, che perdono la continuità didattica, pilastro di ogni vera paideia. Non giova alle casse dello Stato, che spende cifre faraoniche per rimettere in moto la grottesca e pachidermica macchina di nuovi bandi concorsuali. E di certo non giova a noi docenti, trasformati in perenni esaminandi, svuotati della nostra dignità di lavoratori e padri o madri di famiglia. Questo sistema giova solo a un’immensa, parassitaria industria del vuoto. Giova agli “esamifici” e alle università telematiche che vendono crediti formativi a peso d’oro per poter accedere all’ennesima lotteria. Giova a una politica populista che usa i bandi di concorso come spot elettorali per illudere nuovi neolaureati, nascondendo sotto il tappeto chi ha già superato le prove. È una truffa morale. Pensare a un nuovo concorso quando ci sono migliaia di idonei accertati significa dire a quei 434 docenti siciliani (e a decine di migliaia in tutta Italia) che il loro merito, certificato dallo Stato stesso, in realtà non vale nulla. Significa trasformare il merito in una data di scadenza da yogurt da discount.
La lezione riformista: assumere subito chi ha già vinto
Italia Viva e il vero riformismo non possono tollerare un’architettura istituzionale così irrazionale e ingiusta. La nostra proposta, per il cantiere scuola, deve essere granitica e inappellabile. Non c’è bisogno di inventare nuove e complesse procedure selettive per dimostrare all’Europa che stiamo spendendo i soldi del PNRR. Il merito è già stato valutato. La soluzione è lo scorrimento totale e l’assunzione immediata di tutti gli idonei dei concorsi 2023/24/25. Bisogna bloccare qualsiasi nuovo bando finché l’ultimo dei 434 docenti siciliani e italiani della classe AS12, e di tutte le altre classi sul territorio nazionale, non avrà firmato il proprio contratto a tempo indeterminato. La scuola non è un parcheggio per disoccupati in attesa di riqualificazione, né un tritacarne per intellettuali rassegnati. Riconoscere il diritto di chi ha superato le prove non è una rivendicazione sindacale, ma un atto di elementare giustizia sociale. Se non si parte dal rispetto per chi la scuola la tiene in piedi ogni giorno, qualsiasi riforma sarà solo l’ennesimo, vuoto proclama scritto sulla lavagna prima che suoni la campanella. E noi del numero 299, francamente, di proclami ne abbiamo le tasche piene.

FRANCESCO RIZZO
Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV


