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338.000€ PER IL SOLITO CONVEGNO CON IL GRUPPO AMBROSETTI: HA SENSO?

Si svolgerà domani a Taormina, nella fastosa cornice dell’hotel San Domenico Palace, il forum dedicato al Sistema Cultura Sicilia, organizzato dal Parco Archeologico di Naxos -Taormina in collaborazione con The European House-Ambrosetti (TehA Group),  famoso  think tank di consulenza  economica  milanese che ogni anno realizza a Cernobbio il più importante appuntamento  politico-finanziario italiano. L’appuntamento, annunciato in pompa magna come evento di alta caratura culturale e strategica, si propone di “identificare, quantificare e misurare il valore del patrimonio storico, culturale e artistico della Regione Siciliana” (IlSicilia del 14 ottobre).

Ambizioso il programma dei lavori, che si svolgeranno dalle 10 alle 17. Si prevede la presentazione del paper Sistema Cultura-Sicilia e i vari relatori, tra cui gli assessori ai Beni Culturali, al Turismo e all’Ambiente, Michele Trimarchi (ordinario di Economia della Cultura allo IUAV), Antonio Lampis (già direttore generale ai musei del MIC e oggi responsabile del Dipartimento cultura e sviluppo economico della Provincia Autonoma di Bolzano), Mauro Felicori (Presidente del circolo Marco Biagi e prima direttore dalla Reggia di Caserta con il ministro Dario Franceschini), Orazio Micali direttore del Parco ospitante,  dibatteranno di vari temi – “L’identità siciliana come perno della cultura mediterranea”, l’attrattività e i nuovi linguaggi , le eccellenze locali- allo scopo di “affrontare le criticità infrastrutturali e proporre soluzioni per rafforzare l’accessibilità, la partecipazione giovanile e la sinergia tra territorio e comunità”. Colpisce che in tale format non figurino tra i relatori i vertici dei parchi, dei musei e delle soprintendenze siciliane, né di quelli italiani, per un confronto fruttuoso sul piano dei dati e dei contenuti, così come del tutto assenti sono esponenti delle tre Università siciliane.

Niente di nuovo sotto il sole, comunque, una prospettiva scontata e banalizzante per problemi di cui si  è già discusso molto, e in varie sedi, negli ultimi anni.

La diagnosi dei problemi strutturali del settore è infatti ben chiara agli addetti ai lavori e adesso anche al grande pubblico, dopo i disastri consumatisi davanti al mondo intero con l’esperienza fallimentare di Agrigento Capitale della Cultura 2025. Mancanza di personale qualificato negli ambiti specialistici. Intermittenza ed episodicità degli investimenti, promossi al ritmo casuale degli “eventi” sponsorizzati dal politico di turno. Assenza di una visione unitaria e articolata del patrimonio e di una programmazione strategica. Inesistenza di un rapporto organico con Università e Scuole di Specializzazione per assicurare formazione e ricambio generazionale del personale. Incapacità di sfruttare le leve fornite dagli strumenti normativi in vigore -dalla Convenzione di Faro al Codice degli appalti pubblici- per coinvolgere “dal basso” imprese culturali e associazioni nella gestione dell’immensa rete di “siti e monumenti minori” abbandonati al degrado e all’indifferenza delle istituzioni.

Domani – forse, perché non è chiaro se ci sia consapevolezza diffusa dei mali endemici e delle possibili soluzioni- tutte queste cose  ce le sentiremo raccontare per l’ennesima volta dai consulenti e dai relatori radunati dal Forum Ambrosetti e quest’ultimo, incaricato di stilare le linee-guida per  nuove “magnifiche sorti e progressive” del settore ci proporrà una sua ricetta per la valorizzazione economica del patrimonio culturale siciliano, a partire da una ricognizione dello stato dell’arte consultabile sulla  piattaforma Sistema Cultura Sicilia,  già disponibile online.

E qui cominciano i guai. Perché i numeri, fondamentali per una corretta analisi dei dati, sono tutti sbagliati: i monumenti e complessi sarebbero 40, una stima talmente al ribasso da risultare incomprensibile, soprattutto se, come si deduce dalla quantità di musei e raccolte individuati (139) si è proceduto sommando correttamente a quelle regionali le strutture di proprietà comunale, delle diocesi e private. I parchi e le aree archeologiche sarebbero 32 , mentre nella realtà i parchi regionali sono 14 e invece le zone demaniali  centinaia, includendovi anche i siti vincolati in mano a privati, e dunque potenzialmente suscettibili di forme innovative di gestione. Andiamo bene con i siti Unesco, che sono effettivamente 7, mentre toppiamo con i beni del patrimonio immateriale riconosciuti dall’Unesco, che sono 4 (l’opera dei pupi, la dieta mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria e l’arte dei muretti a secco) e non solo due come conteggiato dagli esperti di  Ambrosetti.

Quanto ai numeri, però, è salatissimo è il conto di questa unica giornata di studio che sarà di certo  piacevolmente trascorsa nell’albergo più iconico e glamour di Taormina. Organizzazione (compresi viaggi e ospitalità) costeranno alle casse del bilancio del Parco 170.769,50 euro lordi (determina n. 257 del 4 settembre scorso), mentre la preziosa consulenza di Ambrosetti (determina n. 172 dell’8 luglio) ammonta a 136.800 euro (più IVA al 22%). Complessivamente si spenderanno quasi 338 mila euro: il costo di uno scavo archeologico di media grandezza, del restauro di un piccolo monumento, di una copertura su un’area archeologica all’aperto da musealizzare, di una mostra. Ma evidentemente al parco di Naxos-Taormina tra spettacoli estivi, ampliamento del teatro moderno della Nike e consulenze varie hannodimeglio da fare.

Il forum Ambrosetti non è nuovo a prestare supporto al governo regionale per piani che riguardano rami strategici del settore pubblico. Negli anni passati ha curato ad esempio cinque edizioni del progetto “Meridiano Sanità Sicilia. Le coordinate della salute”. L’ultima edizione, di quest’anno, è dedicata a “ Le sfide della sanità in Sicilia. Prevenzione, innovazione e sostenibilità” : tutto un programma! I costi di queste consulenze e dei relativi rapporti non sono noti, ma i risultati purtroppo sì: ogni giorno le cronache ci raccontano i guasti della malasanità siciliana, attorno a cui ruota la fondamentale partita di potere della politica regionale.  

E allora ci chiediamo: che ne è della (presunta) bontà ed efficacia dei rapporti Ambrosetti se gli esiti poi, sotto gli occhi di tutti, sono così negativi? Servono a qualcosa, oltre naturalmente che a foraggiare un importante stakeholder finanziario che è da sempre partner privilegiato della politica nazionale? Soprattutto, anche se stiamo parlando di uno dei parchi archeologici più “ricchi” della Sicilia, davvero vale la pena sprecare risorse economiche in questo modo?

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Caterina Greco, archeologa.
Ha diretto il Museo Salinas di Palermo, il Parco di Selinunte, il Centro Regionale del Catalogo, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Agrigento. Ha operato anche nello Stato come Soprintendente Archeologo della Calabria e della Basilicata.

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