Le inquietanti minacce rivolte a Padre Giovanni Giannalia allo Zen — dai colpi di pistola contro la chiesa di San Filippo Neri alla macabra intimidazione del manichino col cappio — non possono essere lette come episodi isolati. Come sottolineato dallo stesso parroco e confermato dai lavori dell’Osservatorio regionale sulle periferie presso la Prefettura, esiste un “filo rosso” che lega il degrado di alcuni quartieri ai fatti di sangue che hanno sconvolto Palermo e la sua provincia.
Non si tratta di una percezione, ma di una tragica realtà interconnessa. Le indagini hanno dimostrato che proprio da contesti di profonda marginalità, come lo Zen, sono partiti i responsabili di crimini che hanno scosso l’intera comunità: dal terribile eccidio di Monreale dello scorso aprile, all’omicidio di Francesco Paolo Taormina all’Olivella in ottobre.
Questa scia di violenza inarrestabile attraversa tutto il territorio, che per opportunità ripercorriamo:
- Il terrore degli spari tra la folla a Sferracavallo durante la festa patronale.
- La brutale sparatoria di Piazza Nascè, dove una passante è stata colpita da un proiettile esploso da un’auto in corsa.
- Le intimidazioni dirette a chi difende la legalità, come la bomba carta all’assessore Fabrizio Ferrandelli e le minacce alla sindaca di Termini Imerese Maria Terranova.
- L’attacco al cuore del sistema produttivo, come dimostrato dalla tentata estorsione ai danni di Gaetano Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia.
Siamo convinti che questo stato di cose non si possa combattere solo con risposte emergenziali. Occorre la Politica con la “P” maiuscola. Per questo motivo, esprimiamo la nostra totale disponibilità a confrontarci in modo propositivo e responsabile con il Prefetto e il Questore di Palermo.
Vogliamo portare al tavolo delle istituzioni le proposte concrete emerse nelle nostre iniziative, l’ultima in ordine di tempo il convegno di Bagheria “Città Sicure: Basta Paura”:
- “Un euro in sicurezza, un euro in cultura”: La repressione è necessaria ma non basta. È inaccettabile che in tutta la provincia esista un solo Osservatorio permanente sulla legalità riconosciuto dall’USR (a Palazzo Adriano). Occorre replicare questo modello in ogni distretto scolastico per offrire ai giovani alternative reali alla subcultura della violenza.
- I Beni Confiscati come motore di riscatto: Palermo e la sua provincia detengono il primato dei beni sottratti alla mafia. Seguendo le eccellenze dei consorzi pubblici della Valle dello Jato e delle Madonie, dobbiamo trasformare questo patrimonio in lavoro onesto e sviluppo per sottrarre manovalanza alla criminalità.
- Tecnologia e Controllo: Chiediamo un piano straordinario contro la diffusione illegale di armi e l’attuazione di una videosorveglianza intelligente che funzioni davvero come deterrente e strumento di prevenzione.
La sfida lanciata a Padre Giannalia è una sfida a tutti noi. Italia Viva/ Casa Riformista è pronta a fare la propria parte con determinazione, convinta che solo la sinergia tra istituzioni, forze dell’ordine e società civile possa finalmente spezzare questo “filo rosso” e restituire serenità ai cittadini.

VINCENZO LIARDA
Laureato in Scienze Politiche, Master di primo livello in Criminologia, attualmente lavora come Istruttore Direttivo Amministrativo presso l'Assessorato Regionale Beni Culturali. E' stato Assessore comunale, presidente di commissione consiliare e consigliere comunale a Polizzi Generosa. Attivo nel volontariato, è impegnato nella promozione della legalità come consulente per la gestione e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia.


