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DA NOI LE MAZZETTE LE PAGANO ANCHE I MORTI. INCREDIBILE, MA VERO

C’è un settore dell’economia nazionale che resiste a tutto: alla crisi, all’inflazione, al PNRR, persino alla morte. È l’economia della spintarella, declinata in versione terminale. Al Policlinico di Palermo, apprendiamo oggi, non si muore e basta: si muore a tariffa.

Cinquant’euro per accelerare. Cento per oliare. Duecento per l’espianto del pacemaker. Il listino è sobrio, quasi popolare, da sanità pubblica che non vuole gravare troppo sulle famiglie già colpite dal lutto. Un welfare parallelo, potremmo dire. Una sorta di ticket etico: paghi e vai avanti. Non paghi e resti lì. Letteralmente.

La notizia è semplice e tremenda: quattro dipendenti dell’obitorio del Policlinico avrebbero creato un sistema stabile, quotidiano, organizzato per monetizzare il dolore. Non un episodio, non una mela marcia: un modello di business. Un’impresa. Con turni, quote, ferie coperte e divisione degli utili. Altro che sanità aziendalizzata: qui siamo alla tanatologia gestionale.

Il morto non parla, non denuncia, non protesta. È il cliente ideale. E infatti paga. O meglio: pagano per lui i vivi, già storditi dalla perdita, già pronti a tutto pur di non aggiungere umiliazione all’umiliazione. Vuoi vedere tua moglie per l’ultima volta? Vuoi che tuo padre venga vestito in tempi umani? Vuoi portare via la salma senza fare la fila dell’Ade? Allunga.

E attenzione: non stiamo parlando di mafiosi col cappello calato sugli occhi, ma di dipendenti pubblici in camice, di imprese funebri che conoscono il prezzo della morte meglio di quello delle rose. “Qua funziona così”. Ed è forse questa la frase più terribile di tutte. Perché qua non è solo l’obitorio: qua è Palermo, qua è una parte del nostro sistema pubblico, qua è un’abitudine che nessuno denuncia perché tutti la conoscono.

E non manca il dettaglio quasi comico, se non fosse tragico: anche durante le ferie, i guadagni si dividono. La morte non va in vacanza. La corruzione neppure.

Ora la Procura chiede arresti. Bene. Ma non basta. Perché questa storia non riguarda solo undici impresari e quattro impiegati. Riguarda un’idea distorta di servizio pubblico, dove tutto è rallentabile, bloccabile, sbloccabile — purché qualcuno paghi. Riguarda una sanità che in certi luoghi non accompagna il cittadino, ma lo ricatta nel momento di massima vulnerabilità.

In Sicilia abbiamo inventato tante cose. Anche questa: la mazzetta post mortem. Una tassa che non risparmia nessuno. Nemmeno chi non può più difendersi.

E poi ci chiediamo perché la gente non ha fiducia nelle istituzioni. Forse perché, quando arriva l’ultimo momento, scopre che persino la morte — qui da noi — non è gratuita.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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