L’astanteria del Pronto soccorso di Sciacca è nuova di zecca. Inaugurata a marzo, lucida, moderna, pronta per accogliere i pazienti e alleggerire il reparto di emergenza. È costata soldi pubblici, tagli di nastro, sorrisi ufficiali. Poi, senza rumore, è rimasta chiusa. Mai aperta. Per un motivo semplice e devastante: mancano i medici.
È questo che emerge dal blitz fatto al Pronto soccorso di Sciacca, senza avvertire nessuno, senza passerelle, senza inviti, senza comunicati preparati.
Un controllo sul campo, vero, concreto, in mezzo ai pazienti e agli operatori sanitari. E quello che si vede fa più rumore di mille conferenze stampa.
Il Pronto soccorso è in sofferenza. Manca circa un terzo del personale. Per rendere operativa l’astanteria servirebbero almeno altri quattro medici. Molti di quelli oggi in servizio sono specializzandi o gettonisti: professionisti disponibili e competenti, ma costretti a reggere un reparto che non può stare in piedi solo con sacrifici individuali.
La nuova rete ospedaliera regala a Sciacca 35 posti letto in più. Così, sulla carta, si passa da 236 a 271. Ma senza persone quei letti restano arredamento sanitario, scenografia. E ciò che è ancora più grave è che a questo aumento non corrisponde un piano di assunzioni: più letti, zero camici in più. È la sanità dei numeri finti.
Alle criticità del pronto soccorso si aggiunge il paradosso delle liste di attesa: per una RM o una colonscopia i cittadini di Sciacca spesso devono attendere mesi o spostarsi altrove. Un ospedale potenziato nei documenti, ma non nelle prestazioni reali.
Intanto, dal governo si continua a raccontare una favola. Giorgia Meloni e il ministro Schillaci ripetono che “la sanità va meglio” e che “stiamo investendo come mai prima”. Lo dicono nei talk show e nei comunicati patinati. Ma a Sciacca, come in tanti altri ospedali italiani, gli investimenti esistono solo nei muri. Mancano le persone. Mancano i turni. Mancano i medici e gli infermieri. I letti aumentano, i camici diminuiscono.
Eppure, dentro questo sistema che scricchiola, c’è ancora qualcosa che funziona: la dignità e la professionalità del personale sanitario. Sono loro l’ultimo baluardo contro il collasso.
Ma non possono sostituire la politica. Una astanteria chiusa non è un dettaglio tecnico: è il simbolo di un modello che preferisce l’apparenza alla realtà.
Sciacca oggi è questo: un ospedale potenziato solo sulla carta, abbandonato nella vita vera.
Presidente Fondazione Italiana Autismo (FIA). Presidente del gruppo Italia Viva - Il Centro - Renew Europe alla Camera dei Deputati.



