Ci sono conti che entrano nei bilanci della sanità e altri che restano fuori. Contiamo le prestazioni, i ricoveri, le prescrizioni, la spesa farmaceutica. Molto meno discutiamo degli anni di vita perduti, delle persone che si ammalano troppo presto, del lavoro che una malattia rende impossibile, delle famiglie che devono riorganizzare la propria esistenza attorno a un bisogno di assistenza. Eppure anche questo è il bilancio di una regione. Probabilmente quello che dovrebbe interessarci di più.
Un recente rapporto dell’OCSE analizza le conseguenze economiche delle principali malattie non trasmissibili: tumori, patologie cardiovascolari, diabete e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Il loro peso si estende oltre le cure e investe la partecipazione al lavoro, la produttività, la durata della vita lavorativa e la capacità di crescita dell’economia.
Il rapporto non contiene stime specifiche per la Sicilia. È bene dirlo subito, prima che qualcuno trasformi una percentuale nazionale in qualche miliardo di presunto danno regionale. Sarebbe un calcolo facile da esibire e difficile da difendere. Possiamo però confrontare la salute dei siciliani con quella degli italiani e degli europei. I dati disponibili bastano a porre domande precise a chi governa la sanità.
La prima riguarda il diabete. Nel 2023 il tasso di mortalità standardizzato per età in Sicilia è stato superiore del 64,6% alla media italiana e del 97,9% a quella europea. Quasi il doppio dell’Unione europea a 27 Paesi. La correzione per età rende il confronto più solido: il divario non può essere liquidato richiamando semplicemente l’invecchiamento della popolazione.
| Mortalità nel 2023, tassi standardizzati per 100.000 abitanti | Sicilia | Italia | UE-27 |
| Diabete | 46,56 | 28,29 | 23,53 |
| Malattie del sistema circolatorio | 299,48 | 247,39 | 312,95 |
| Malattie cerebrovascolari | 84,09 | 59,96 | 63,93 |
| Tumori maligni | 208,96 | 216,73 | 233,13 |
| Malattie croniche delle basse vie respiratorie | 31,14 | 26,77 | 27,86 |
Fonte: Eurostat, entrambi i sessi. Le patologie cerebrovascolari sono comprese nelle malattie circolatorie; il gruppo respiratorio è più ampio della sola BPCO.
Per le malattie cerebrovascolari il divario è altrettanto netto: +40,2% rispetto all’Italia e +31,5% rispetto all’UE. Il quadro oncologico è diverso: la mortalità complessiva è inferiore a entrambe le medie, ma sotto i 65 anni supera del 4,9% quella italiana. Le differenze vanno raccontate tutte, anche quando complicano una denuncia.
La speranza di vita conferma la distanza nazionale. Nella serie Eurostat relativa al 2024, un nuovo nato in Sicilia ha una speranza di vita di 82,6 anni, contro gli 83,7 dell’Italia e gli 81,5 dell’UE, valore europeo ancora stimato e provvisorio. Restiamo sopra la media europea, ma perdiamo 1,1 anni rispetto a quella italiana. Un anno di vita merita almeno la stessa attenzione riservata a un punto di spesa.
I fattori di rischio mostrano quanto lavoro ci sia da fare prima ancora dell’ingresso in ospedale. Le tavole Istat del 2025, utilizzando percentuali standardizzate per età, indicano in Sicilia un eccesso di peso nel 50% degli adulti, contro il 44,7% nazionale. La sedentarietà raggiunge il 45,7%, rispetto al 28,4% italiano. Anche il fumo è più diffuso: 23% contro 19,5%. Il consumo alcolico a rischio presenta invece un dato più favorevole, 10,5% contro 15,3%.
Preoccupa particolarmente ciò che accade tra i più giovani: nel biennio 2024–2025 il 34,6% dei siciliani tra 3 e 17 anni è in eccesso di peso, rispetto al 26% nazionale. È una responsabilità che chiama in causa famiglie, scuola, servizi sanitari e condizioni di vita. Scaricarla sulla forza di volontà dei singoli sarebbe una comoda rinuncia della politica.
Questi numeri non dimostrano, da soli, quanto del divario dipenda dall’organizzazione sanitaria, dalle condizioni sociali, dagli stili di vita o dall’ambiente. Richiedono proprio quell’analisi che dovrebbe precedere le decisioni. Per il diabete, ad esempio, occorre conoscere la tempestività delle diagnosi, la continuità dell’assistenza, il controllo dei fattori di rischio, le complicanze e le differenze fra territori. Una media regionale può nascondere distanze molto grandi fra persone che, sulla carta, hanno gli stessi diritti.
All’assessorato si può dunque chiedere qualcosa di concreto: rendere pubblici obiettivi misurabili di riduzione dei divari, indicare le risorse destinate a raggiungerli, attribuire responsabilità e riferire periodicamente sui risultati. Anche la valutazione dei direttori generali dovrebbe confrontarsi con questi esiti, tenendo conto delle condizioni di partenza delle popolazioni assistite.
Il contributo dell’OCSE serve a comprendere quanto sia incompleto un dibattito sanitario chiuso dentro la sola contabilità delle prestazioni. La malattia consuma capacità di lavoro, autonomia e risorse familiari. Una prevenzione efficace e un’assistenza continua possono proteggere tutte queste dimensioni. Il loro valore va misurato con serietà, senza promettere risparmi automatici e senza inventare cifre regionali che il rapporto non fornisce.
Per la Sicilia la domanda politica è già sufficientemente impegnativa: quali risultati ci proponiamo di ottenere sulla salute dei cittadini, entro quanto tempo e con quali strumenti? Finché questa domanda resterà senza una risposta verificabile, potremo continuare a discutere di ogni singola voce di bilancio. Resterà fuori dal conto proprio la cosa per cui quel bilancio esiste: la salute dei siciliani.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


