TRE STORIE, TRA LE TANTE.
- LA LATITANZA DI SCHIFANI. Le Regioni stanno discutendo un pacchetto da oltre 18 miliardi aggiuntivi per il triennio 2027-2029 PER LA SANITÀ, con aumenti retributivi e superamento dei tetti di spesa sul personale. È ancora una bozza, non una richiesta definitiva. Ma è proprio ora che si misura la CAPACITÀ di un Presidente.
Un Presidente di Regione non fa il suo dovere limitandosi a sperare che il governo amico gli trovi qualche soldo in più: deve indicare quanto manca, rivendicarlo, spiegare come lo spenderà. SCHIFANI QUESTO NON SA FARLO.
Il 18 settembre si è limitato a chiedere generici interventi su liste d’attesa e a ricordare 50 milioni già assegnati in passato. SUL PACCHETTO OGGI SUL TAVOLO, NESSUNA RIVENDICAZIONE DETTAGLIATA PER LA SICILIA.
Nel frattempo l’assessore Marcello Caruso ha ammesso che la Sicilia difficilmente uscirà dal piano di rientro entro l’anno, indicando nei tetti di spesa un ostacolo alle assunzioni. Un’ammissione che dovrebbe aprire una BATTAGLIA POLITICA e un programma regionale. Non è successo nulla.
Un Presidente degno di questo nome dovrebbe costruire un programma con l’assessore competente, discuterlo in Aula all’ARS, e portare alla Conferenza delle Regioni il fabbisogno da rivendicare: quali assunzioni sono indispensabili, quali servizi vanno rafforzati per primi, quale posizione si assume sul superamento dei tetti al personale, quale percorso porta fuori dal piano di rientro.
SCHIFANI NO. SCHIFANI SEMPLICEMENTE NON C’È. Confida solo nell’amicizia con Palazzo Chigi. RIDICOLO.
2. GLI ANNUNCI IN CORSIVO SU UN FOGLIO QUALUNQUE. Al Policlinico di Palermo lo stop all’interruzione di gravidanza, per mancanza di medici non obiettori, si annuncia con un foglio scritto a penna. La sanità universitaria raggiungecosì il livello comunicativo del citofono guasto, ma con conseguenze decisamente diverse.
Quello stampatello tracciato rozzamente, da una mano che sembra avere un rapportooccasionale con la scrittura, suggerisce una premurosa interpretazione: donne, è nel vostro interesse! Naturalmente la calligrafia non misura la competenza chirurgica. Ma quel foglio misura benissimo la considerazione di un’istituzione per le donne: nemmeno la fatica di unacomunicazione dignitosa.
Le donne che chiedono un’interruzione di gravidanza meritano rispetto, personale, assistenza. Non una porta sulla quale l’ospedale appende la propria resa e presenta loro la propria incapacità ad assisterle.
A giudicare dal cartello, qui l’obiezione si è allargata: riguarda anche l’organizzazione, la decenza e il senso delle istituzioni. IL DEGRADO NON CONOSCE LIMITI.
3. I SOLDI DEL COVID. La pandemia da Covid è ormai passata, ma i soldi del Covid continuano invece a comparire nelle leggi che promettono di accorciare le liste d’attesa. Il decreto sulla Pubblica amministrazione, approvato il 30 settembre, concede alle Regioni tempo fino al 31 dicembre 2027 per utilizzare le risorse del 2020 e del 2021 ancora disponibili nei bilanci sanitari. Per la Sicilia è un’occasione, ma prima di darle un valore bisogna sapere quanti soldi siano rimasti davvero.
Un numero siciliano esiste: la Corte dei conti ha documentato che al 31 dicembre 2021 in Sicilia erano rimasti inutilizzati 37.834.084 euro dei finanziamenti Covid: circa 36,7 milioni provenienti dal 2020 e 1,1 milioni dal 2021. Quasi 38 milioni sono una cifra importante, che però è la fotografia di allora, non il saldo di oggi.
Scrivere che la Sicilia abbia ancora quei 38 milioni da spendere sarebbe scorretto. Nel frattempo una parte potrebbe essere stata utilizzata o destinata ad altre spese consentite. Quanto sopravvive, e quanto può ancora andare alle liste d’attesa, non è certificabile attraverso le fonti pubbliche qui verificate. Questa è la risposta che manca per misurare l’effetto della nuova proroga sull’Isola.
Nel settembre 2025, dopo l’incontro fra Schifani e il ministro Schillaci, veniva annunciato un piano da 40 milioni di fondi regionali contro le attese. Quella promessa riguarda risorse regionali: non dimostra che siano rimasti 40 milioni di fondi Covid. Né si può aggiungerla ai vecchi 37,8 milioni come se si trattasse di due disponibilità attuali da sommare. Prima di fare il totale bisogna capire che fine abbiano fatto le singole somme.
Una proroga può salvare un’opportunità. Non può diventare ogni volta il modo per rinviare il momento in cui si fanno i conti con le promesse. Per la Sicilia, il valore di questo decreto comincia da una risposta ancora da rendere pubblica: quanto denaro della pandemia è davvero rimasto disponibile per recuperare le attese. Finché la risposta manca, quella del 2027 è una ennesima scadenza sul calendario delle omissioni.


