ABBIAMO EFFETTUATO UN SOPRALLUOGO NELLA VALLE DEL BELICE. Per verificare direttamente le conseguenze della crisi idrica nei diversi Comuni parlando con gli amministratori local, in particolare il Sindaco di Partanna , Francesco Li Vigni, il Sindaco di Santa Ninfa, Carlo Ferreri, ed il viceSindaco di Poggioreale, Giovanni Vella.
Il dato di partenza è lo stato comatoso dell’invaso Garcia, ormai ridotto a poco più di una pozzanghera: mezzo milioni di metri cubi d’acqua, praticamente nulla.
Le cause di tale circostanza sono chiare: da una parte lo scarsissimo afflusso di acqua dal fiume Belice, a causa delle condizioni del letto del fiume, pieno di fango e di detriti per l’assoluta mancanza di manutenzione; dall’altra l’incredibile svuotamento dell’invaso avvenuto a settembre, per cui cinque milioni di metri cubi sono stati utilizzati per l’irrigazione, anche nell’agrigentino, a partire dagli agrumeti di Ribera.
Svuotamento giustificato con una stima assolutamente gonfiata della disponibilità esistente in quel momento: mero errore o dolo? Lo scopriremo con un esposto alla Procura che ci accingiamo a presentare.
Il mancato afflusso di acqua dal Belice e lo svuotamento di settembre hanno causato ciò che è evidente: un invaso ridotto ad una pozzanghera, peraltro pieno di fango sul fondale, e con la necessità di evacuare i pesci esistenti che rischiano di morire e di inquinare la pochissima acqua utilizzabile.
In questo contesto, altrettanto paradossale è che il Consorzio di Bonifica non si è preoccupato di sistemare l’alveo del fiume Belice dalla parte “affluente” all’invaso, quella cioè che dovrebbe alimentarlo. Al contrario, sono in corso lavori di sistemazione del letto del fiume Belice, ma dalla parte del deflusso verso il mare. Anche di questa assurdità sarà importante che si occupi chi di competenza.
Della serie: acqua non ne può arrivare, ma quella poca che c’è può defluire…
Le conseguenze di tutto questo sono drammatiche, considerando che l’invaso Garcia forniva acqua a circa 150.000 abitanti della provincia. A Poggioreale la fornitura di acqua è stata dimezzata da 4 a 2 litri/sec, con il conseguente razionamento della fornitura. Anche a Santa Ninfa la fornitura è stata dimezzata da 20 a 10 litri/sec, A Partanna, dove per mettere in pressione la rete sono necessari almeno 30 litri/sec, intere zone della città non possono essere approvvigionate e si deve ricorrere alle autobotti.
Ma Partanna è certamente il caso più paradossale, considerando che, letteralmente, il centro abitato poggia sull’acqua e che pochi mesi fa si sono dovuti interrompere i lavori di sistemazione del campo sportivo perché scavando, a mezzo metro di profondità, si è trovata la falda acquifera!!! Ma, intanto, non si possono scavare pozzi perché la legge non lo consente entro 200 metri del centro abitato…
E la Regione non solo è direttamente responsabile di tutto quanto è accaduto, dalla mancata manutenzione del fiume Belice allo svuotamento dell’invaso per uso irriguo. Ma adesso brancola nel buio alla ricerca di soluzioni. Si ipotizza di trasferire acqua dal lago Arancio all’invaso Garcia, ma mancano le pompe e bene che vada ci vorrà un mese per procurarle.
Si pensa di portare acqua da altri pozzi del trapanese. Infine, idea geniale!, si pensa di usare l’acqua (poca e costosissima) del dissalatore di Trapani appena realizzato e non ancora avviato: capacità massima 96 litri/sec, nelle migliori condizioni, del tutto insufficiente per una provincia di 400.000 abitanti. E comunque, chi si assumerà il costo di quest’acqua? Già, perché, in tutto questo, non esiste un consorzio dei comuni per la gestione delle reti e, a Santa Ninfa, per esempio il Sindaco ci ha candidamente confermato che nessuno riceve (e paga) una bolletta. Come, del resto, in tutti i Comuni ex EAS.
Ma nessuna paura! Mercoledì è prevista una riunione dei Sindaci con il vicepresidente della Regione, Sammartino, che certamente avrà un ventaglio di soluzioni. Ma solo con lui, naturalmente, perché Schifani non ha tempo di occuparsi di queste faccende!!!


