Il 25 settembre al Centro Congressi Assolombarda di Milano si è svolta l’iniziativa “Donne: la libertà è sempre di moda”, organizzata in occasione della Fashion Week dal Milton Friedman Institute.
La moda era fuori. Dentro, si parlava di diritti negati alle donne perseguitate da regimi islamici e terrostici e di donne che per mostrare i capelli, frequentare una scuola, uscire di casa o semplicemente sopravvivere hanno dovuto pagare un prezzo altissimo.
Sono state ascoltate le testimonianze di donne che sono riuscite a farcela dopo tanto dolore e sofferenza: un occhio perso in Iran, una modella costretta alla clandestinità, ragazze afghane escluse dalle aule, una bambina israeliana chiusa in una gabbia, una yazida venduta dallo stato islamico.
Tra le testimonianze mi ha colpito molto quella di Jalal, perché ci riguarda molto da vicino, infatti, ricordando una conversazione con una sua amica olandese, ha chiesto dove debbano andare le donne già fuggite dall’estremismo se quelle stesse idee le raggiungono anche qui. «Su Marte?». Poi ha aggiunto: «Penso che sia già qui».
Mi pare chiaro il riferimento al vento di destra che spira in Europa e i tentativi, (Vannacci ne è un esempio), di mettere in discussione i diritti civili conquistati a lacrime e sangue dalle donne occidentali. Tutte queste donne, con storie terribili alle spalle, non hanno chiesto compassione ma “Non sono qui per chiedervi compassione. Chiedo umanità”.
Hanno rivolto alle organizzazioni internazionali e alle associazioni per i diritti umani, di non spegnere l’attenzione. Le immagini delle proteste possono scomparire dai telegiornali, ma in quei paesi restano uomini e donne perseguitati e in carcere che sperano che arrivi un giorno in cui le persone non siano costrette a perdere la vita per la libertà, non siano costrette a scendere in strada, scappare dalla loro terra.
E noi che facciamo? Anziché mandare in diretta televisiva questa iniziativa, lasciamo lo spazio dell’informazione solo alle passerelle (nulla volendo togliere all’importanza economica del settore moda) e alla passerella della nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha preferito questa passerella e non essere all’Assemblea dell’ONU e magari chissà a parlare anche dei diritti negati alle donne islamiche ed ai rischi che corriamo in occidente.
Commercialista e Revisore legale. Per oltre 30 anni impegnata nell’associazionismo d’impresa e, dal delitto di Libero Grassi, nell’associazionismo antiracket e antiusura. Vicepresidente Comitato Pari Opportunità ODCEC di Palermo. Componente di Giunta della Camera di Commercio di Palermo-Enna per due mandati e componente del Consiglio Camerale per quattro mandati fino al 2023. Responsabile Pari Opportunità di Italia Viva Sicilia



