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ASSISTENZA, SICUREZZA, LIBERTA’ PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

Ennesimo femminicidio a Messina. Ne parlo solo ora, perché dopo parole di immediato cordoglio e rabbia, è necessaria una seria riflessione, non solo sociologica ma una attenta presa di coscienza collettiva e interventi strutturali delle istituzioni, che invece sono sempre pronti a commuoversi di fronte alla ennesima vittima, a fare la lista di quanto necessario per dare soluzione al fenomeno e scordarsene il giorno dopo, fino all’arrivo della prossima vittima e così fare ripartire il circo mediatico.

Ci sono problemi concreti che fanno affrontati subito, anzi ieri. La violenza contro le donne rappresenta un importante problema di sanità pubblica, oltre che una violazione dei diritti umani. Le conseguenze possono determinare isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di sé stesse e dei propri figli. I bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento. Gli effetti della violenza di genere si ripercuotono sul benessere dell’intera comunità.

Le donne vittime di violenza necessitano di tre cose, prima che qualcuno l’ammazzi: ASSISTENZA, SICUREZZA, LIBERTA’.

Una donna che ha subìto o subisce violenza, si trova in una situazione di difficoltà grave. La paura e la tensione sono una costante giornaliera. E’ questo il momento in cui l’offerta di aiuto o di intervento deve essere immediata e facilmente raggiungibile territorialmente.

A garantire l’ASSISTENZA sono fondamentali i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio che costituiscono il fulcro della rete territoriale di aiuto alle donne. 

Nel 2024 le donne vittime di violenza hanno potuto contare su appena 409 Centri antiviolenza distribuiti nel 37,2% dei casi nel Nord (22% nel Nord-ovest, 15,2% nel Nord-est), nel 30,6% nel Sud (125 CAV), nel 21% nel Centro (86 CAV) e nell’11,2% nelle Isole (46 CAV). 

Sono, invece, 464 le strutture residenziali specializzate (Case rifugio) e non specializzate (Presidi residenziali assistenziali e socio-sanitari). Nelle case rifugio vengono ospitate sempre più donne con i figli.

L’offerta di Centri Antiviolenza in Italia è pari a 0,14 ogni 10mila donne. Il tasso di copertura delle Case rifugio è pari a 0,15 ogni 10mila donne in Italia. Le differenze territoriali sono importanti, si va dallo 0,21 del Nord-ovest allo 0,09 al Centro e al Sud.

Una offerta abbastanza ridicola visto che viene uccisa una donna ogni 3 giorni!

Questi sono gli ultimi dati disponibili che reputo difficile siano migliorati visto che oltre il 90% delle strutture vive di contributi pubblici e sul fronte dell’attenzione alle problematiche femminili il governo Meloni non è stato particolarmente attento e generoso.

L’assistenza dei CAV e delle Case Rifugio è fondamentale, perché offrono servizi di ascolto, accoglienza, assistenza legale ed economica, supporto psicologico e tanto altro.

Su fronte della SICUREZZA, non siamo messi meglio.

Nel 2025 il Parlamento ha dato il via libera al femminicidio come reato autonomo punito con la pena dell’ergastolo. Indubbiamente la legge valorizza il movente di genere e recepisce i principi contenuti nella Convenzione di Istanbul e nella più recente direttiva europea in materia.

Ma che sicurezza lo Stato garantisce alle donne per evitare di essere uccise?

Importante punire, ma ancora più importante è prevenire l’omicidio. La protezione delle donne che denunciano e che sono sopravvissute alla violenza maschile è un obbligo dello Stato. 

Daniela Zinnanti è stata uccisa a coltellate dall’ex compagno che era ai domiciliari. Il giudice aveva disposto il braccialetto elettronico, ma il dispositivo non era disponibile. Daniela, come tante altre donne, si poteva salvare. Ancora una volta un femminicidio non è stato evitato perché il braccialetto elettronico non funziona o tarda ad essere applicato. 

I ministri della Giustizia e degli Interni ne sono responsabili, devono una volta e per tutte intervenire e colmare questa gravissima lacuna.

Per dare piena LIBERTA’ alle donne bisogna lavorare tutti, società civile e istituzioni, per far sì che le donne abusate abbiano piena coscienza dei loro diritti, sessualità e salute, far crescere in loro la certezza che denunciare è necessario ed utile per raggiungere l’obiettivo. 

ROSA MONTALTO
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Commercialista e Revisore legale. Per oltre 30 anni impegnata nell’associazionismo d’impresa e, dal delitto di Libero Grassi, nell’associazionismo antiracket e antiusura. Vicepresidente Comitato Pari Opportunità ODCEC di Palermo. Componente di Giunta della Camera di Commercio di Palermo-Enna per due mandati e componente del Consiglio Camerale per quattro mandati fino al 2023. Responsabile Pari Opportunità di Italia Viva Sicilia

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