I dati ufficiali sui femminicidi in Italia nel 2026 emergono dai report del Ministero dell’Interno e dalle analisi statistiche dell’Istat. Nel corso del primo semestre del 2026 si registrano 34 donne vittime di femminicidio. Nel 2025 sono state registrate 97 vittime, uccise per mano del partner o ex partner.
Oggi, l’Istat pubblica il Report “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – Anno 2025”, dal quale emerge un quadro sconfortante. Il 7,8% di donne tra i 16 e i 70 anni, considerate nell’indagini, hanno subito violenza, sono state costrette: a posare nude; a essere toccate nelle parti intime; a toccare le parti intime di un’altra persona; ad avere un rapporto sessuale.
Grazie alle battaglie femministe, finalmente, con la Legge 181 del 2025, viene riconosciuto il femminicidio come reato autonomo e non più semplice aggravante dell’omicidio comune, punendo il nuovo delitto con l’ergastolo chiunque uccida una donna per odio o discriminazione; prevaricazione, controllo, possesso o dominio; rifiuto affettivo; limitazione della libertà.
Il leader di Futuro Nazionale Vannacci cerca di mettere in discussione una normativa tanto attesa e sudata, sostenendo che il femminicidio non esista come fenomeno distinto dall’omicidio ed ha contestato la necessità di una specifica fattispecie di reato. Una posizione quella del generale non può essere ridotta a una semplice questione terminologica o giuridica.
Il tema non è stabilire se la vita di una donna abbia un valore maggiore o minore rispetto a quella di un uomo. Il punto è riconoscere la specificità di un percorso di violenza che può precedere l’omicidio, dare un nome a quella progressione e consentire di intervenire prima che si arrivi all’ultimo atto.
Le donne vengono uccise perché vogliono lasciare, perché non accettano più determinati comportamenti. Il femminicidio è l’esito di un percorso di violenza. Ma il misogino Vannacci nel suo programma non si limita a picconare i diritti civili delle donne, infatti dice SI alla promozione del cosiddetto patriarcato mediterraneo, Si alle classi differenziate, di contro No all’aborto, No ai contenuti “genderisti” e omosessuali in tv e nelle scuole, No alle unioni civili.
Questo è quello che ci aspetta con un Meloni bis a trazione vannacciana. Del resto questi sono i temi della destra al governo, che silenziosamente in questi anni hanno cercato di far penetrare nella nostra società.
Un esempio? Negare l’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole italiane. Infatti, a giugno 2026 è stata approvata in via definitiva la legge voluta dal Ministro Valditara che modifica le regole per i percorsi di educazione sessuo-affettiva negli istituti scolastici.
Nella scuola dell’infanzia e primaria i percorsi di educazione affettiva e sessuale sono vietati. Nella scuola secondaria (medie e superiori) le attività sono fortemente limitate. Gli istituti devono richiedere un’autorizzazione scritta e preventiva alle famiglie con sette giorni di preavviso. Gli studenti sprovvisti di permesso vengono esclusi dall’attività.
Si vuole ignorare che la necessità di educazione sessuo-affettiva nei giovani è di fondamentale importanza, confermata dai dati del Report dell’Istat dove nero su bianco si legge: “La maggior parte delle ragazze e delle bambine non parla della violenza sessuale subìta. Il silenziosull’accaduto rappresenta la situazione più frequente sia tra le italiane sia tra le straniere: rispettivamente il 58,4% e il 58,3% delle donne che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni dichiara di non averne parlato con nessuno al momento della violenza. Le italiane ne parlano di più con familiari o parenti (29,9%) e meno frequentemente con amici, compagni di scuola o vicini (10,8%); tra le straniere le quote sono pari, rispettivamente, al 25% e al 26,9%. Risulta invece molto limitato il ricorso alle istituzioni (polizia o servizi sanitari o sociali). A scuola, parlano con i professori e gli insegnanti circa l’1,9% delle straniere e il 2,6% delle italiane”.
La violenza sessuale subìta prima dei 16 anni riguarda l’8,2% delle italiane e il 3,4% delle straniere. La maggior parte delle violenze sessuali si concentra tra gli 11 e i 16 anni: in questa fascia colloca il primo episodio il 54% delle vittime italiane e il 69,3% delle straniere. Ma quasi la metà delle italiane coinvolte, il 45,4%, riferisce che la prima violenza è avvenuta prima degli 11 anni e nell’8,2% dei casi addirittura prima dei sei. Quando l’autore è il padre o il patrigno, inoltre, gli episodi tendono maggiormente a ripetersi e vengono giudicati molto gravi dall’80,1% delle italiane che li hanno subìti”.
La destra politica è un pericolo grave per la nostra democrazia, si rischia di annullare le battaglie delle donne per i diritti civili in Italia che hanno già segnato, dal secolo scorso, una trasformazione profonda della nostra società, portando a conquiste storiche che hanno ridefinito la libertà e l’uguaglianza di genere. Negli ultimi giorni è scomparsa Emma Bonino: spero che questo evento possa riportare all’attenzione pubblica quanto ci sia in gioco per i diritti delle donne nella prossima tornata elettorale.
Commercialista e Revisore legale. Per oltre 30 anni impegnata nell’associazionismo d’impresa e, dal delitto di Libero Grassi, nell’associazionismo antiracket e antiusura. Vicepresidente Comitato Pari Opportunità ODCEC di Palermo. Componente di Giunta della Camera di Commercio di Palermo-Enna per due mandati e componente del Consiglio Camerale per quattro mandati fino al 2023. Responsabile Pari Opportunità di Italia Viva Sicilia



