A proposito della Meloni che piccona le quote di genere…
L’Italia, attraverso la Legge Golfo-Mosca (L. 120/2011), è stata uno dei primi paesi europei a imporre una quota di genere nei CdA e nei Collegi sindacali delle società quotate e delle società a partecipazione pubblica.
La Legge Golfo-Mosca, voluta trasversalmente in Parlamento, dall’agosto 2012 impone la presenza di meccanismi di nomina che portino ad eleggere una certa percentuale del genere meno rappresentato (sappiamo bene che sono le donne) di almeno 1/5, modificata nel 2020 a 2/5, di ciascun genere. La legge nelle società non quotate prevede l’obbligo di almeno 1/3.
L’entrata in vigore della legge, ha determinato in questi anni buoni risultati: la percentuale di presenza femminile negli organi sociali delle società quotate in borsa e di quelle a controllo pubblico, ha raggiunto complessivamente la quota 32,8%, quindi oltre la soglia del 30% stabilita per legge.
Per quanto riguarda le società non soggette all’obbligo delle quote, non si registra alcuna influenza positiva della legge. La presenza femminile nei CdA è infatti molto limitata.
Ma il “tetto di cristallo”, quello difficilmente viene superato da una donna. Infatti, la legge impone quote di genere negli organi sociali, ma non certamente per ricoprire il ruolo di amministratrice delegata. Tranne qualche rara eccezione il ruolo viene sempre affidato ad un uomo.
Si avvicinano i rinnovi in primavera delle 17 società partecipate e il rischio è, considerato l’atteggiamento su questo tema della Presidente “donna” Meloni che nessuna donna venga nominata AD e che l’unica donna Giuseppina di Foggia AD di Terna, venga fatta fuori per piazzare un fedelissimo.
Se da un lato le quote di genere introdotte dalla Golfo-Mosca hanno efficacemente raggiunto gli obiettivi prefissati, è evidente dall’altro che restano diverse criticità.
La mancanza di donne nelle posizioni di maggiore rilievo, amministratrici delegate in primis.
Nelle società non soggette all’obbligo la presenza di donne è cresciuta a un ritmo molto più lento e in misura insufficiente.
Meloni dice NO a quote e “favoritismi”, e allora la sfida per la parità di genere deve continuare senza sosta. Le quote di genere, non si toccano, purtroppo, servono ancora.
Italia Viva e tutto il centro sinistra vigileranno perché i diritti acquisiti delle donne non vengano calpestati da questo governo misogino, e da una Presidente del Consiglio donna, che già in troppe occasioni, ha dimenticato di esserlo!
Commercialista e Revisore legale. Per oltre 30 anni impegnata nell’associazionismo d’impresa e, dal delitto di Libero Grassi, nell’associazionismo antiracket e antiusura. Vicepresidente Comitato Pari Opportunità ODCEC di Palermo. Componente di Giunta della Camera di Commercio di Palermo-Enna per due mandati e componente del Consiglio Camerale per quattro mandati fino al 2023. Responsabile Pari Opportunità di Italia Viva Sicilia



