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IL RINASCIMENTO TRADITO DI RACALMUTO: DALLA PRIMAVERA AL DECLINO

Ci sono momenti nella storia di una comunità in cui la necessità di riscatto si trasforma in energia puramente creativa, e altri in cui l’abbandono rischia di far sprofondare un intero territorio in un nuovo inverno sociale. Per Racalmuto, il contrasto tra il ventennio a cavallo dei due secoli e la realtà odierna, fotografa una ferita aperta nel cuore della provincia agrigentina.

Sotto le amministrazioni guidate dal sindaco Salvatore Petrotto (1993-2002 e 2007-2011), il paese natio di Leonardo Sciascia seppe opporre alla barbarie delle stragi mafiose di fine anni Ottanta ed inizi anni Novanta la più potente delle risposte: la bellezza, la cultura e una profonda rigenerazione urbana. Oggi, a distanza di anni, quel modello di “buon governo” appare come un paradiso perduto, sostituito da un declino che per molti versi ricorda i periodi più bui della storia cittadina.

L’Epopea del Rinascimento: quando Racalmuto parlava al mondo
La cifra stilistica delle giunte Petrotto fu la capacità di intercettare artisti di fama mondiale nel momento apicale della loro carriera, legandoli indissolubilmente ai valori di tolleranza, giustizia e libertà incarnati dall’eredità di Sciascia.
L’anteprima mondiale di Noa (Settembre 1994): nell’ambito della lungimirante rassegna “Settembre più”, Piazza Umberto I ospitò il live acustico della cantante israeliana Noa con il chitarrista Gil Dor.
Noa incantò i Racalmutesi con la sua celebre versione dell’Ave Maria di Gounod; appena una settimana dopo, quella stessa identica esecuzione sarebbe stata riproposta in mondovisione davanti a Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.
L’epopea degli Inti-Illimani (Agosto 1995): Come rievocato nell’articolo “Quando Racalmuto abbracciò il Cile”, il gruppo andino portò in piazza la sua musica di lotta e speranza, stringendo il paese attorno alla solidarietà internazionale.
I grandi nomi della musica d’autore: nel 1994 il palco racalmutese accolse la voce dei diritti e della dignità umana di Pierangelo Bertoli, e nel 1995 ospitò Ron, che solo pochi mesi dopo avrebbe trionfato al Festival di Sanremo.
Ma la saga dei maggiori cantanti e cantautori italiani in quel momento era solo all’inizio. A seguire, andando a spanne, possiamo annoverare Enzo Jannacci, Lucio Dalla, Gianni Morandi o Eduardo Bennato, tanto per citarne alcuni.
Anche le principali compagnie teatrali italiane e straniere si alternarono sul palcoscenico del rinato e splendido Teatro Ottocenteso.

Come non ricordare, soprattutto per chi è avanti negli anni, i compianti Mario Scaccia, Paola Gassman e Gianfranco D’Angelo, Ugo Pagliai, Michele Placido, Debora Caprioglio e moltissimi altri attori famosi che si esibirono dentro quel gioiello architettonico che è stato la principale fucina artistica di Leonardo Sciascia.
Accanto ad artisti ed attori di caratura internazionale c’erano pure dei cartelloni, tutto l’anno, di spettacoli amatoriali in cui erano coinvolti l’intero paese ed i paesi vicini.
Il fermento sociale non si fermava mai: caffè letterari, concerti jazz e gospel con artisti afro-americani, cinema all’aperto e un innovativo drive-in all’americana, offrirono una catarsi collettiva a una popolazione stravolta dagli anni del monopolio criminale.
Parallelamente, la mappa del paese veniva ridisegnata da una monumentale stagione di opere pubbliche: la riapertura del Teatro Regina Margherita dopo 40 anni di oblio, l’inaugurazione della Fondazione Leonardo Sciascia in una ex centrale ENEL riconvertita, il restauro del Castello Chiaramontano (trasformato in polo museale tramite espropri mirati) e la nascita del Palazzetto dello Sport, affiancato da parchi giochi e campetti di quartiere per sottrarre i giovani alla strada.

Il Nuovo Declino: lo spettro del Far West e lo smantellamento sportivo
Il quadro odierno mostra una realtà diametralmente opposta. Laddove c’erano sport, aggregazione e decoro, oggi regnano l’abbandono e l’incuria.

Il collasso delle infrastrutture sportive e storiche
Fino al 2011, ultimo anno della legislatura Petrotto, Racalmuto vantava ben due squadre di calcio nel campionato di Eccellenza e formazioni di pallacanestro, pallavolo e pallamano che militavano con successo in diverse categorie. Oggi lo scenario è desertificato: il paese non esprime nemmeno una squadra di Terza Categoria.
Il Palazzetto dello Sport, un tempo fiore all’occhiello, giace abbandonato e vandalizzato.
Lo stadio comunale e i campetti di calcetto e tennis dei parchi giochi sono fuori uso da anni.
Recentemente è stato persino chiuso alla pubblica fruizione il campo da tennis con tribuna.
Anche i simboli storici e monumentali cedono al tempo: le iconiche fontane di Li Malati e del Raffo oggi sono diroccate.

Emergenza ordine pubblico e sicurezza
La percezione di un territorio fuori controllo è alimentata da preoccupanti episodi di criminalità e microcriminalità che colpiscono direttamente il cuore del centro storico, evocando atmosfere da Far West.
La spaccata in via Garibaldi: pochi mesi fa, una gioielleria in pieno centro è stata svaligiata da una banda che, dopo aver bloccato la via principale con mezzi pesanti, ha sventrato l’attività commerciale utilizzando una ruspa.
Movida violenta: in Piazza Francesco Crispi si registrano con cadenza quasi settimanale risse e accoltellamenti, specchio di un ordine pubblico che lascia fortemente a desiderare.

Desertificazione economica, tasse al massimo e l’esodo demografico
I numeri e i servizi essenziali descrivono la gravità della crisi in atto. Dal 2011 a oggi, Racalmuto ha subito una spaventosa emorragia demografica, vedendo crollare la propria popolazione da 10.000 a soli 7.300 abitanti. Un intero paese che si sta svuotando a causa della totale assenza di politiche di sviluppo economico e occupazionale, costringendo le nuove generazioni all’emigrazione forzata, a fronte di tasse comunali che si attestano tra le più alte d’Italia, mentre il centro storico cade letteralmente a pezzi.

Le occasioni mancate: agricoltura e giacimenti minerari
Il territorio soffre di una totale mancanza di visione strategica nei settori che ne costituiscono la naturale vocazione.
Comparto agricolo: i settori cerealicolo e vitivinicolo, pilastri storici dell’economia locale, sono stati lasciati a se stessi e viaggiano verso il completo abbandono.
I giacimenti di sali potassici e kainite: nel sottosuolo racalmutese sono presenti ricchi giacimenti minerari. Dopo la chiusura della miniera ISPEA negli anni Ottanta (gestita dalla Regione Siciliana), l’amministrazione Petrotto aveva pianificato il rilancio dell’estrazione e della lavorazione di questi minerali per la produzione di fertilizzanti, un mercato oggi florido e strategico. Un comparto industriale che, se attivato, potrebbe garantire occupazione stabile a qualche centinaio di impiegati e operai, ma che rimane totalmente ignorato.

Il termometro dei servizi: l’addio a banche e carburanti
Il livello di isolamento del paese è misurabile dalla scomparsa dei presidi commerciali minimi. Dei quattro sportelli bancari attivi fino a dieci anni fa, ne è rimasto soltanto uno, operativo a mezzo servizio. Inoltre, nel territorio comunale non è rimasta più nemmeno una pompa di benzina.
Di fronte alla chiusura dell’ultimo distributore di carburante, avvenuta alcuni mesi fa, l’opposizione consiliare ha avanzato la proposta di fare rilevare e gestire direttamente dal Comune l’impianto – sul modello virtuoso già adottato da molti piccoli Comuni italiani per salvare i servizi di prossimità – ricevendo tuttavia come unica risposta l’ilarità e il rifiuto da parte di chi sostiene a livello mediatico l’attuale asfittica giunta comunale.

Conclusione
La Racalmuto di oggi sembra vivere sotto l’effetto di una narrazione anestetizzante: l’attuale amministrazione cerca costantemente di nascondere la polvere sotto il tappeto, ripetendo che “tutto va bene” e ignorando i segnali macroscopici di un declino sociale, economico e strutturale. Ma la storia recente del paese dimostra che un’alternativa è possibile: la rinascita degli anni Novanta ha provato che, rifiutando l’inerzia e scommettendo con coraggio su lavoro, cultura e opere pubbliche utili al paese, e non quelle inutili e devastanti di oggi, si può invertire la rotta e restituire dignità e futuro a una terra martoriata.

Salvatore Petrotto
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Salvatore Petrotto, 62 anni, sposato e padre di tre figli, giornalista pubblicista e docente di italiano e storia presso l'Istituto d'Istruzione Superiore Statale 'Enrico Fermi' di Racalmuto.
È stato per 13 anni sindaco di Racalmuto
dove, attualmente, ricopre la carica di consigliere comunale.
Ha iniziato la sua carriera politica tra le fila della Rete.
Dopo lo scioglimento del movimento di Leoluca Orlando è stato tra i fondatori di Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

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