Parlare della costosissima gestione dei rifiuti a Racalmuto, le cui voci di spesa sono quasi il doppio rispetto alla media dei Comuni siciliani, è diventato un tabù. Dati alla mano, facendo un semplice raffronto con altri paesi dell’Agrigentino, emerge una situazione davvero strabiliante.
Nel cosiddetto PEF, acronimo che vuol dire Piano Economico Finanziario, che avrebbe dovuto essere allegato al bilancio di previsione, approvato a dicembre dello scorso anno, ma che è stato elaborato successivamente, emergono dei dati economico-gestionali, davvero sconvolgenti. Il costo complessivo di tutti quanti i servizi di igiene ambientale, per una popolazione che spulciando l’ultimo censimento risulta essere di settemila e duecento abitanti, si aggira attorno ai due milioni di euro l’anno.
Se facciamo un raffronto, ad esempio, con Santa Margherita di Belice, paese di circa seimila abitanti, in cui i servizi di igiene ambientale sono gestiti da una società pubblica comunale, ci accorgiamo che il costo è intorno ai novecentomila euro l’anno. Fatte le dovute proporzioni, riguardo al maggior numero di abitanti di Racalmuto, ossia sommando i mille e trecento cittadini in più, si potrebbe tranquillamente fare una previsione di spesa per Racalmuto, a parità di gestione, di non più di un milione e centomila euro l’anno.
Come mai tutta questa differenza in più relativa ai costi di gestione e, di conseguenza, delle relative bollette? A Racalmuto un nucleo familiare composto da quattro componenti, che abita in un appartamento di 100 metri quadrati, paga circa 800 euro l’anno di TARI, di tassa sui rifiuti cioè. Mentre la stessa tipologia di famiglia che alloggia in un’unità abitativa, delle stesse dimensioni, a Santa Margherita di Belice paga poco più di quattrocento euro l’anno, praticamente la metà.
Anche nella maggior parte dei comuni, non solo agrigentini, ma di tutta la Sicilia si paga mediamente la metà di Racalmuto.
A prescindere dal tipo di gestione, pubblica o privata che sia. Consultando diversi siti istituzionali, quali Montevago, Santo Stefano di Quisquina, Delia o Catenanuova, abbiamo infatti constatato che i cittadini di questi, così come di quasi tutti i paesi e le città siciliane, pagano degli importi della tassa sui rifiuti che sono la metà rispetto a Racalmuto.
È da due anni, da quando cioè si è insediata l’attuale giunta comunale, che in Consiglio tentiamo, invano, di avere delle spiegazioni rispetto a questo ormai insopportabile tributo locale che è un vero e proprio salasso. Un salasso che assieme all’IMU, l’altra tagliola fiscale comunale che viene applicata con l’aliquota massima, incidono fortemente sulla debole economia racalmutese. Non è un caso che molte attività economico-produttive hanno chiuso i battenti ed il mercato immobiliare è letteralmente crollato. Infatti anche le attività artigianali e commerciali subiscono, a loro volta, questo inspiegabile raddoppio delle bollette dei rifiuti, per un servizio che peraltro non è molto efficiente.
Per la verità qualche spiegazione ce la siamo dati da soli. A fare lievitare, in maniera strabiliante, i costi di questi servizi, pagati a peso d’oro, non è tanto il costo del personale, ma sono i numerosi noli ed ammortamenti di mezzi che, sulla carta dovrebbero essere nuovi.
Con le centinaia e centinaia di migliaia di euro che i cittadini pagano per l’affitto di tali mezzi, potremmo comprarceli tutti quanti nuovi di zecca ogni anno. Praticamente non esiste alcun controllo di gestione degno di questo nome.
Senza contare poi che attualmente tutti i servizi di pulizia, raccolta e smaltimento dei rifiuti sono in proroga da più di due anni. Si tratta di proroghe, dal mio punto di vista, illegittime. Avevamo suggerito, inutilmente, al sindaco ed alla giunta, di uscire fuori dalla cosiddetta SRR, ossia la società che si occupa di tale scellerata gestione e di indire, autonomamente, una nuova gara o di avviare la costituzione di una società in house. Non c’è stato verso. In maniera pervicace hanno continuato ad assicurare, come detto presumibilmente in maniera illegittima, la continuità di questi servizi che, senza ombra di dubbio, sono i più costosi d’Italia.
A questo punto non ci resta che rivolgerci ad altre autorità di controllo, per verificare il perchè ci si ostini col perpetrare queste anomalie che, probabilmente, sono la conseguenza anche di qualche imbarazzante conflitto di interessi che riguarda qualche componente della giunta comunale.

Salvatore Petrotto
Salvatore Petrotto, 62 anni, sposato e padre di tre figli, giornalista pubblicista e docente di italiano e storia presso l'Istituto d'Istruzione Superiore Statale 'Enrico Fermi' di Racalmuto.
È stato per 13 anni sindaco di Racalmuto
dove, attualmente, ricopre la carica di consigliere comunale.
Ha iniziato la sua carriera politica tra le fila della Rete.
Dopo lo scioglimento del movimento di Leoluca Orlando è stato tra i fondatori di Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.


