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LA SICILIA RISCHIA DI RESTARE ULTIMA ANCHE NELLA ONCOLOGIA DI PRECISIONE

Da molto tempo segnaliamo lo scandalo dei ritardi nella refertazione degli esami istologici. Mesi di attesa che, in oncologia, possono significare la differenza tra una diagnosi tempestiva e una malattia che continua a progredire. Oggi la Sicilia rischia di scrivere un nuovo, inquietante capitolo di questa storia: rimanere fanalino di coda anche nella medicina di precisione, proprio mentre il resto del Paese corre verso un modello di oncologia sempre più personalizzata.

La recente sentenza del TAR non smonta la rete regionale dei laboratori autorizzati alla profilazione genomica mediante Next Generation Sequencing (NGS). Conferma, anzi, che la Regione può pretendere requisiti rigorosi, competenze certificate e standard organizzativi elevati.

Ma sarebbe un errore fermarsi al dispositivo della sentenza. Il vero problema è un altro: mentre uffici, ricorsi e tribunali discutono di procedure, migliaia di pazienti attendono di accedere a una diagnostica che oggi rappresenta il cuore dell’oncologia moderna.

La profilazione genomica non è un lusso tecnologico. È lo strumento che permette di identificare le alterazioni molecolari del tumore, scegliere la terapia più efficace, evitare farmaci inutili e tossici e, sempre più spesso, offrire una prospettiva di sopravvivenza migliore. In molti tumori, senza questi test, la medicina di precisione semplicemente non esiste.

C’è anche un secondo aspetto, troppo spesso ignorato. La diagnostica molecolare distingue le alterazioni somatiche da quelle germinali. Queste ultime possono identificare predisposizioni ereditarie al cancro e consentire programmi di sorveglianza e prevenzione per i familiari, trasformando un esame diagnostico in uno straordinario strumento di sanità pubblica. Ritardare o ostacolare questi percorsi significa perdere opportunità di cura, ma anche occasioni di prevenzione.

Nessuno mette in discussione la necessità di concentrare attività così complesse in pochi laboratori altamente qualificati. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte seguono lo stesso modello. La differenza è che altrove le regole sono chiare, le procedure trasparenti e la governance stabile. In Sicilia, invece, ogni decisione finisce davanti ai giudici amministrativi.

Il punto, allora, non è chi vincerà il prossimo ricorso. Il punto è capire quanto tempo perderanno ancora i pazienti siciliani.

La Regione ha investito in tecnologie e infrastrutture. È un passo necessario, ma insufficiente. Un sequenziatore non cura nessuno se manca un’organizzazione efficiente, se i criteri di selezione non sono pienamente trasparenti, se gli indicatori di qualità non vengono pubblicati e se ogni scelta amministrativa genera mesi, o anni, di contenzioso.

L’oncologia non può aspettare i tempi della burocrazia. Ogni settimana persa può tradursi in una terapia iniziata troppo tardi, in un’opportunità terapeutica mancata o in una famiglia privata della possibilità di conoscere un rischio genetico prevenibile.

Dopo il fallimento nella gestione dei tempi degli esami istologici, sarebbe imperdonabile aggiungere un nuovo primato negativo: quello di una Sicilia incapace di garantire ai propri cittadini l’accesso tempestivo all’oncologia di precisione. La vera sfida non è vincere una causa al TAR. È garantire che ogni malato di tumore, indipendentemente dal luogo in cui vive, possa ricevere rapidamente la migliore diagnosi molecolare e la terapia più appropriata. È su questo che si misura la qualità di un sistema sanitario. Ed è su questo che la politica regionale sarà chiamata a rispondere.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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