back to top
HomeSanitàIL PROGETTO DEL NUOVO POLICLINICO. MANCA, SOLTANTO, IL TERRENO!

IL PROGETTO DEL NUOVO POLICLINICO. MANCA, SOLTANTO, IL TERRENO!

Il nuovo Policlinico di Palermo dovrà essere un monoblocco moderno da 470 posti letto, costruito nella cittadella universitaria di viale delle Scienze. Per il momento, però, esiste soprattutto su carte che, a quasi quattro anni dal primo annuncio, continuano a passare da un ufficio all’altro senza essere diventate un vero progetto.

I 348 milioni destinati all’opera non sono ancora stati persi, ma il rischio è reale. Il finanziamento — 330,6 milioni statali e 17,4 regionali — è stato inserito nell’accordo di programma firmato il 23 dicembre 2024. Da quella data decorrono trenta mesi entro i quali deve essere trasmessa al Ministero della Salute la domanda completa di ammissione al finanziamento. Il termine scade quindi intorno al 23 giugno 2027. Se non verrà rispettato, le risorse potranno essere revocate e riprogrammate.

Non basta, come si è detto, «pubblicare la gara entro maggio». Per chiedere l’ammissione definitiva occorre disporre almeno del progetto di fattibilità tecnico-economica, corredato dalle autorizzazioni e costruito su un’area giuridicamente disponibile. E proprio qui il procedimento si è arenato. Il terreno scelto appartiene all’Università di Palermo, ma è stato concesso in uso perpetuo al Comune, che ne ha affidato parte ad AMAT. Su quell’area insistono il parcheggio Basile e il terminal degli autobus, un centro di raccolta dei rifiuti gestito da RAP, spazi occupati dal cantiere della nuova linea tranviaria e una porzione interessata da una concessione Eni in scadenza nel 2027. Non si tratta dunque di liberare qualche posto auto, ma di sciogliere una sovrapposizione di diritti, concessioni e servizi pubblici.

L’Università è proprietaria dell’area ma non può consegnare liberamente il terreno. Il Comune, deve rinunciare formalmente al diritto d’uso, risolvere il problema del parcheggio e delle attività presenti e concorrere alla variante urbanistica, che dovrà coinvolgere anche il Consiglio comunale. L’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico, dovrebbe infine ricevere il diritto di superficie necessario a progettare e realizzare l’ospedale. Questo intreccio andava risolto prima di indicare l’area e certamente prima di approvare il Documento di indirizzo alla progettazione. Invece il responsabile unico del Progetto è stato nominato soltanto nel febbraio 2025; il documento è stato approvato il 18 luglio e trasmesso all’Università il 15 dicembre successivo. Le interlocuzioni formalizzate con il Comune sulla variante risultano avviate il 17 novembre 2025. L’Università, in una nota del febbraio 2026, ha parlato esplicitamente di un «significativo ritardo», osservando che la disponibilità del terreno avrebbe dovuto essere accertata durante la preparazione del documento e comunque prima della sua approvazione.

Questa è la responsabilità amministrativa principale dell’Azienda ospedaliera universitaria: avere portato avanti il progetto senza averne prima assicurato il presupposto elementare, cioè il terreno. Il Direttore Generale pro tempore ha successivamente sollecitato la Regione, chiesto anticipazioni e attivato Invitalia, ma lo ha fatto quando una parte importante del tempo disponibile era già trascorsa.

Anche Invitalia è entrata operativamente nella procedura con enorme ritardo. La convenzione con la Regione era stata firmata nel luglio 2024, ma il Policlinico vi ha aderito soltanto nell’ottobre 2025 e l’ha attivata a dicembre. Nel maggio 2026 è stata autorizzata la procedura per affidare il PFTE e nei mesi successivi sono partiti alcuni piccoli incarichi preparatori per le indagini geognostiche e la sorveglianza archeologica. Ma, negli atti pubblici finora disponibili, non risulta ancora pubblicata e aggiudicata la gara centrale per la progettazione. La convenzione con Invitalia, peraltro, scade nel dicembre 2026 e dovrà essere prorogata se il procedimento non sarà completato.

Nel frattempo, il problema del parcheggio ha finito per modificare profondamente il progetto. Per soddisfare le richieste del Comune, nel giugno 2026 il Policlinico ha portato il parcheggio sotterraneo da 30 mila a 50 mila metri quadrati, prevedendo duemila posti coperti, oltre a quelli esterni e per le ambulanze. Il costo è salito da 33 a 61,736 milioni: 28,736 milioni in più.

Non sono arrivati nuovi finanziamenti. Quei 28,736 milioni sono stati recuperati riducendo le somme destinate alle componenti sanitarie, ai servizi collettivi, ai collegamenti interni e ai locali tecnici. Il costo delle aree sanitarie scende di 15,416 milioni. I locali tecnici passano addirittura da 7.200 a 400 metri quadrati e da 11,232 milioni a 780 mila euro. Per le degenze non critiche il costo parametrico viene abbassato da 3.000 a 2.200 euro al metro quadrato; vengono ridotte anche le stime per terapia intensiva e sale operatorie.

Non è possibile affermare, sulla base di questi numeri, che il futuro ospedale sarà necessariamente sottodimensionato: alcune funzioni potrebbero essere state riclassificate o distribuite diversamente. È però legittimo pretendere che qualcuno spieghi come si possano sottrarre quasi 29 milioni alle strutture sanitarie e di supporto senza compromettere la qualità dell’opera. Il parcheggio, da infrastruttura accessoria, è diventato uno degli elementi che determinano dimensioni e costi dell’ospedale. Con 2.110 posti complessivi si arriverebbe a quasi quattro posti e mezzo per ogni letto.

Esiste poi il paradosso del finanziamento della progettazione. Il Ministero non poteva anticipare il 95 per cento statale e il 5 per cento regionale prima del decreto di ammissione. Ma per ottenere il decreto occorre proprio il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica. La Regione ha dovuto quindi recuperare risorse da precedenti programmi sanitari e dal finanziamento ordinario del Policlinico. Non è corretto sostenere semplicemente che l’Azienda avesse 14,5 milioni regionali inutilizzati: quella somma proveniva da residui di diverse aziende sanitarie ed era destinata anche al nuovo polo oncoematologico. Negli stessi atti emerge inoltre una differenza di circa 745 mila euro fra il costo della procedura stimato da Invitalia e le somme specificamente attribuite al Policlinico, discrepanza che meriterebbe almeno un chiarimento contabile.

La Regione porta una responsabilità altrettanto evidente. Il governo di Renato Schifani ha programmato l’investimento e garantito il cofinanziamento, ma non ha verificato per tempo che il terreno, la progettazione e il percorso urbanistico fossero realmente pronti. L’assessore alla Salute Marcello Caruso ha convocato Comune, Università e Policlinico e ha ventilato il ricorso a un commissario. Ma un commissario, senza poteri sostitutivi definiti e senza un accordo sull’area, rischierebbe di aggiungere un altro ufficio a quelli che già si scambiano lettere.

Comune e Università, dal canto loro, non possono limitarsi a indicare le responsabilità del Policlinico. Il sindaco Lagalla deve dire quando e con quale atto il Comune restituirà la disponibilità del terreno, dove trasferirà parcheggio, terminal AMAT e centro RAP e quando porterà la variante in Consiglio comunale. Il rettore Midiri deve chiarire i tempi necessari agli organi universitari per approvare il diritto di superficie. E, in entrambi i casi, si avvicinano periodi elettorali…

Alla scadenza restano poco più di nove mesi. In questo periodo bisognerà liberare giuridicamente l’area, risolvere le interferenze, affidare la progettazione, completare le indagini, redigere e validare il PFTE, acquisire le autorizzazioni e trasmettere al Ministero una domanda completa. Dire oggi che «i fondi non saranno persi» è una rassicurazione politica, non un risultato amministrativo.

Il caso del nuovo Policlinico racconta un metodo fin troppo conosciuto: prima si annuncia l’opera e si celebra il finanziamento, poi si scopre che mancano il terreno, il progetto e perfino i soldi per progettare. Adesso la corsa contro il tempo espone Palermo a due rischi. Il primo è perdere i 348 milioni. Il secondo, meno visibile ma altrettanto serio, è salvare formalmente il finanziamento impoverendo il progetto sanitario per fare spazio al parcheggio. Non basta evitare che vadano perduti i soldi. Bisogna evitare che, nel tentativo di salvarli, si perda per strada l’ospedale.

ANTONIO CRAXI'
post

Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.

Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

spot_img

Ultimi Commenti

Mario Mancuso SU VANNACCI, ORA BASTA.
Fabrizio Micari SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Damiano Frittitta SU HA FALLITO, PRESIDENTE
Giandomenico Lo Pizzo SU HA FALLITO, PRESIDENTE