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LA SICILIA PRODUCE ENERGIA, MA PAGA COME SE NE FOSSE PRIVA…

C’è una contraddizione che da anni penalizza la Sicilia e che continua a essere ignorata nel dibattito politico nazionale: l’isola produce una quantità rilevante di energia elettrica da fonti tradizionali e rinnovabili, ospita infrastrutture strategiche per il sistema energetico italiano, contribuisce agli obiettivi nazionali di transizione ecologica, ma continua a sopportare costi energetici che penalizzano famiglie e imprese.

La Sicilia è una delle principali regioni italiane per produzione di energia solare ed eolica. Negli ultimi anni ha visto crescere in modo significativo gli investimenti nelle fonti rinnovabili, diventando uno dei territori più attrattivi per la produzione di energia pulita. Eppure, questo patrimonio non si traduce in un vantaggio competitivo per il sistema produttivo siciliano.

Le imprese dell’isola continuano a pagare bollette elevate, spesso superiori a quelle sostenute da aziende che operano in altre aree del Paese meglio collegate alle grandi reti infrastrutturali. Il risultato è un costo di produzione più alto che riduce la competitività delle aziende siciliane sui mercati nazionali e internazionali.

La situazione appare ancora più paradossale se si considera che la Sicilia ha sostenuto negli anni l’impatto ambientale e territoriale di grandi impianti energetici, elettrodotti, infrastrutture di trasporto dell’energia e progetti legati alla sicurezza energetica nazionale. In altre parole, produce energia per il Paese ma non riceve alcun beneficio diretto sotto forma di riduzione dei costi energetici o di incentivi per lo sviluppo industriale.

Le conseguenze sono evidenti. Molte imprese manifatturiere, agroindustriali e della trasformazione alimentare si trovano a competere in condizioni svantaggiate rispetto ad aziende localizzate in altre regioni. Per settori energivori come la lavorazione dei prodotti agricoli, la refrigerazione, la logistica e l’industria alimentare, il costo dell’energia rappresenta una voce determinante del bilancio aziendale.

La Sicilia rischia così di perdere investimenti e opportunità occupazionali. Un imprenditore che deve scegliere dove realizzare un nuovo stabilimento valuta inevitabilmente i costi energetici, la qualità delle infrastrutture e l’efficienza dei collegamenti. Se questi fattori risultano sfavorevoli, gli investimenti prendono altre strade.

Occorre aprire una grande vertenza siciliana sull’energia. Non è accettabile che una regione che contribuisce in modo così significativo alla produzione energetica nazionale continui a essere considerata soltanto un luogo di produzione e non anche un territorio da valorizzare attraverso politiche di compensazione e sviluppo.

Servono misure concrete:

•⁠ ⁠riduzione del costo dell’energia per le imprese siciliane;
•⁠ ⁠accelerazione degli investimenti nelle reti di trasmissione e distribuzione;
•⁠ ⁠incentivi per le comunità energetiche locali;
•⁠ ⁠sostegno all’autoconsumo industriale;
•⁠ ⁠creazione di aree industriali energeticamente competitive;
•⁠ ⁠utilizzo di parte dei benefici economici derivanti dalla produzione energetica per finanziare lo sviluppo produttivo regionale.

La Sicilia non chiede privilegi. Chiede semplicemente equità. Se produce energia per l’Italia, deve poter utilizzare questa ricchezza per creare occupazione, attrarre investimenti e sostenere la crescita delle proprie imprese.

Senza una strategia energetica che riconosca il ruolo dell’isola, il rischio è quello di continuare a esportare energia e importare sottosviluppo. Ed è un lusso che la Sicilia non può più permettersi.

Carmelo FINOCCHIARO
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Nato nel 1962, di professione commercialista e proprietario di un gruppo imprenditoriale che spazia dall’edilizia, alle multi utility, al food, ha militato da giovane nella FGCI, PCI, PDS, DS per poi approdare in Italia Viva. Già’ dirigente nazionale del settore produzione e lavoro di Legacoop. Consigliere comunale nei periodI bui della lotta alla mafia nel comune di Mascalucia.
Presidente nazionale di Confedercontribuenti associazione per la tutela dei contribuenti e degli utenti bancari, associa in tutta Italia prevalentemente imprese.

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