In un Paese che continua a fare i conti con salari bassi, aumento del costo della vita, difficoltà delle imprese e una pressione fiscale tra le più elevate d’Europa, è arrivato il momento di affrontare con coraggio una delle questioni più delicate e più sentite da milioni di cittadini: il rapporto tra fisco e contribuenti.
Occorre fermare immediatamente la stagione dei pignoramenti indiscriminati dei conti correnti e aprire una vera pace fiscale, seria, equa e sostenibile, che permetta agli italiani onesti di regolarizzare la propria posizione e di tornare a contribuire alla crescita del Paese.
Troppo spesso si continua a considerare evasore chi, in realtà, è semplicemente un cittadino o un imprenditore che non è riuscito a far fronte ai propri obblighi fiscali a causa delle difficoltà economiche accumulate negli ultimi anni. La pandemia, l’inflazione, l’aumento dei costi energetici, le crisi internazionali e il rallentamento dell’economia hanno messo in ginocchio famiglie, lavoratori autonomi, professionisti e piccole imprese.
In questo contesto, il pignoramento dei conti correnti non rappresenta una soluzione. Al contrario, rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Quando si blocca il conto di una famiglia o di un’impresa, si impedisce di pagare stipendi, fornitori, affitti, mutui e perfino le tasse correnti. Si genera un circolo vizioso che produce nuova povertà, nuove insolvenze e nuove difficoltà sociali.
Lo Stato deve certamente contrastare chi evade deliberatamente e chi costruisce la propria ricchezza sottraendosi agli obblighi fiscali. Ma deve anche distinguere tra i furbi e coloro che, pur volendo pagare, non dispongono delle risorse necessarie per farlo immediatamente.
Una vera pace fiscale dovrebbe partire da un principio semplice: recuperare il gettito possibile senza distruggere il contribuente.
Servono strumenti concreti, dalla sospensione dei pignoramenti per i contribuenti che chiedono di regolarizzare la propria posizione alle rateizzazioni lunghe e sostenibili; dalla riduzione di sanzioni e interessi accumulati negli anni alla possibilità di compensazione tra crediti vantati verso la pubblica amministrazione e debiti fiscali; dalla tutela dei conti correnti destinati all’attività d’impresa e al sostentamento delle famiglie agli incentivi per chi rispetta i piani di rientro.
L’obiettivo deve essere quello di trasformare il contribuente in un alleato dello Stato e non in un nemico.
Una pace fiscale ben costruita non è un condono. È uno strumento di politica economica che consente di recuperare risorse che altrimenti rimarrebbero inesigibili, restituendo nel contempo dignità e prospettive a milioni di persone.
L’Italia ha bisogno di un nuovo patto fiscale fondato sulla fiducia reciproca. Lo Stato deve garantire servizi efficienti, certezza del diritto e una fiscalità più semplice. I cittadini devono essere messi nelle condizioni di pagare le imposte arretrate e quelle correnti senza essere soffocati da procedure che spesso rendono impossibile ogni ripartenza.
Se davvero vogliamo far crescere il Paese, dobbiamo comprendere che un’impresa viva produce lavoro, reddito e tasse. Un’impresa chiusa non produce nulla. Un cittadino che torna a pagare è una risorsa per la collettività; un cittadino schiacciato dai debiti diventa un problema sociale. Per questo è necessario aprire subito un confronto nazionale per una grande operazione di pacificazione fiscale che metta al centro il lavoro, l’impresa e la dignità delle persone.
L’Italia non ha bisogno di cittadini perseguitati. Ha bisogno di cittadini che possano rialzarsi, lavorare, produrre e contribuire al bene comune. Solo così sarà possibile recuperare le entrate fiscali, rilanciare l’economia e ricostruire quel rapporto di fiducia tra Stato e contribuenti che rappresenta uno dei pilastri fondamentali di una moderna democrazia.

Carmelo FINOCCHIARO
Nato nel 1962, di professione commercialista e proprietario di un gruppo imprenditoriale che spazia dall’edilizia, alle multi utility, al food, ha militato da giovane nella FGCI, PCI, PDS, DS per poi approdare in Italia Viva. Già’ dirigente nazionale del settore produzione e lavoro di Legacoop. Consigliere comunale nei periodI bui della lotta alla mafia nel comune di Mascalucia.
Presidente nazionale di Confedercontribuenti associazione per la tutela dei contribuenti e degli utenti bancari, associa in tutta Italia prevalentemente imprese.


