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MILANO, VETRINE DISTRUTTE. CHI SBAGLIA PAGA, BASTERA’?

Vetrine sfondate, negozi saccheggiati, commercianti che trovano il lavoro di una vita

danneggiato. Quello che è accaduto a Milano va condannato senza “ma”. Servono regole

chiare, certezza della pena e il principio che chi sbaglia paga. Lo dobbiamo ai commercianti,

alle forze dell’ordine e ai cittadini onesti.

Condannare, però, non basta. A compiere questi gesti sono stati ragazzi tra gli 11 e i 18 anni, e

una forza politica seria deve chiedersi perché.

Questi ragazzi negli ultimi cinque o sei anni hanno vissuto prima la pandemia, con scuole

chiuse e amicizie sospese in età in cui la socialità è la palestra della vita, poi le guerre, che da

oltre quattro anni entrano ogni giorno nei loro schermi. Hanno alle spalle famiglie in affanno:

spesso lavorano entrambi i genitori, per necessità, e molti vivono lontano da nonni e parenti,

cioè da quella rete che per generazioni ha aiutato a crescere i figli. Non è una colpa, è un fatto

sociale a cui lo Stato deve rispondere.

Dove la famiglia non arriva dovrebbe arrivare la scuola, la loro seconda casa. Ma i numeri

raccontano altre priorità. Secondo Eurostat e Istat, nel 2024 l’Italia ha speso per l’istruzione

circa 89 miliardi, il 4,0% del Pil, contro il 4,7% della media europea. Sul fronte opposto,

l’Italia ha dichiarato alla Nato una spesa per la difesa di 45,3 miliardi nel 2025, il 2,01% del

Pil, e si è impegnata a raggiungere il 5% entro il 2035, di cui il 3,5% in spesa strettamente

militare. Non mettiamo in discussione la sicurezza del Paese. Ma chi cresce vedendo che si

investe più per le armi che per le aule capisce bene quali siano le nostre priorità.

C’è poi un aspetto che non possiamo ignorare. Leggendo molti titoli di questi giorni, sembra

quasi che la responsabilità ricada su chi ha organizzato l’iniziativa, che aveva intenti seri e

corretti, o più in generale sul centrosinistra. È una banalizzazione che i cittadini non meritano,

e che sposta l’attenzione dal vero problema. Dopo quattro anni di governo, la domanda è

un’altra: se lo Stato non riesce a prevenire i danni di un gruppo di ragazzini, che cosa fa

realmente per la nostra sicurezza? E se al loro posto ci fossero stati gruppi organizzati o

addirittura armati, che cosa sarebbe potuto accadere?

La sicurezza non si garantisce con gli slogan né cercando un colpevole politico: si garantisce

con prevenzione, presenza sul territorio e capacità di intervento. Chi governa risponde di

questo.

Aggiungiamo i social, che parlano ai ragazzi a ogni ora senza filtri, una società che misura il

valore su un iPhone o un capo firmato, e un’intelligenza artificiale destinata ad amplificare tutto. Senza adulti presenti e senza una scuola messa in condizione di dare spirito critico, che cosa possiamo aspettarci? Non è una domanda retorica: è un campanello d’allarme.

Italia Viva propone di tenere insieme due piani. Da un lato, legalità e responsabilità: risposte

rapide e percorsi di riparazione del danno, a partire dal lavoro socialmente utile. Dall’altro,

investimenti: più tempo scuola, psicologi ed educatori, educazione digitale e al pensiero

critico fin dalle elementari, sostegno alla conciliazione tra vita e lavoro, sport e spazi di

aggregazione.

Punire chi sbaglia è giusto, ma se ci fermiamo lì ci ritroveremo presto a commentare un altro

episodio uguale. Dobbiamo far rispettare le regole e, insieme, restituire ai ragazzi un futuro in

cui valga la pena rispettarle.

Stefano Bella
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Vicepresidente provinciale di Catania
Italia Viva - Casa Riformista

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