Si festeggiano in questi giorni gli 80 anni dello Statuto siciliano, una GIGANTESCA OCCASIONE PERDUTA. Per colpa di classi dirigenti del tutto inadeguate, soprattutto le più recenti.
Perché lo Statuto siciliano, nato nel 1946, non a caso, prima della Costituzione Italiana, conferiva alla Sicilia margini di autonomia giganteschi: da “Stato”, in una Repubblica di stampo federale: giustificabili tenendo conto del momento storico, con pulsioni indipendentiste potentissime.
Riscossione e gestione di tutte le entrate tributarie erariali riscosse all’interno del suo territorio. Attribuzione alla Regione di tutte le imposte pagate dalle aziende operanti in Sicilia (ma con sede legale altrove) per la quota di reddito prodotta in Sicilia. Istituzione di una Alta Corte per difendere l’autonomia legislativa della Sicilia. Attribuzione al Presidente della Regione del coordinamento delle forze di polizia sull’Isola.
UNO STATO, INSOMMA. MARGINI DI AUTONOMIA CHE, NEI TEMPI PIU’ RECENTI, PERSINO GLI AUTONOMISTI PIU’ ACCANITI CI AVREBBERO INVIDIATO.
Pochissimo di tutto questo è stato attuato, se non nei primi decenni, in quella fase in cui fu realizzata quella rete infrastrutturale (dalle dighe alle strade) che ancora oggi ci sostiene. Soppressa l’Alta Corte dalla Corte costituzionale, sono rimaste le sezioni siciliane di Corte dei conti e Consiglio di Stato. Stop sul fronte fiscale. L’ultimo atto di rilievo è stata l’introduzione dell’elezione popolare diretta del Presidente della Regione nel 2001. Poi tante parole, tante celebrazioni, nulla di più.
Perché LE IDEE CAMMINANO SULLE GAMBE DEGLI UOMINI (POLITICI). PERCHE’ LA VERITA’ È SEMPLICE, MA CRUDA: L’AUTONOMIA È BELLA, MA OCCORRE COLTIVARLA, DIFENDERLA, AFFERMARLA OGNI GIORNO E ASSUMERSENE LA RESPONSABILITA’. E AVERE CAPACITA’ VERA DI GOVERNARE IL TERRITORIO NELL’INTERESSE DELLA POPOLAZIONE.
In Sicilia, purtroppo l’Autonomia è stata derubricata, fraintesa, usata come paravento per coltivare piccoli interessi particolaristici e clientelari. Alzando il vessillo di una presunta “diversità”, di una “sicilianità” che giustifica ogni cosa e che ci rende “isolati” e non “isolani”.
MA LO STATUTO ESISTE ANCORA. ED È GIUNTO IL MOMENTO DI RIPRENDERLO, DI RECUPERARNE ALMENO LO SPIRITO. IN UNA LOGICA DI RESPONSABILITA’.
MA È NECESSARIA UNA PALINGENESI COMPLETA, UNA RIVOLUZIONE CULTURALE. NEL NOME DELLA BUONA AMMINISTRAZIONE.
Ingegnere, professore universitario, già rettore dell'Università di Palermo, nonno. E' stato candidato alla carica di governatore della Regione siciliana nel 2017 con la coalizione di centrosinistra.


