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SALUTE MENTALE, UN CONFRONTO VERO: PROBLEMI E RICHIESTE DI SOLUZIONE

La riunione sulle emergenze della salute mentale svoltasi venerdì 10 aprile a Villa Magnisi, promossa da Davide Faraone e organizzata da Giovanna Gambino e Maria Pia Mannino, ha avuto il merito, non scontato, di essere un momento vero di confronto pubblico: buona la presenza di partecipanti, numerosi gli interventi e, soprattutto, interventi centrati sui nodi reali di una questione che in Sicilia continua a essere troppo spesso marginalizzata nella discussione sanitaria e politica.

L’incontro ha visto anche una partecipazione attiva delle associazioni di volontariato, che hanno portato testimonianze, esperienze dirette e osservazioni concrete sulle difficoltà quotidiane dei pazienti e delle famiglie, contribuendo a tenere il confronto ancorato alla realtà dei bisogni e non alla sola rappresentazione amministrativa del problema.

Dal dibattito è emersa con nettezza una considerazione di fondo: la Sicilia non è priva di una rete formale per la salute mentale, ma questa rete appare ancora troppo spesso più disegnata sulla carta che pienamente funzionante nella vita concreta delle persone. Esistono Centri di salute mentale, ambulatori distrettuali, servizi dedicati, neuropsichiatria infantile e strutture territoriali, ma la vera criticità resta la distanza fra l’esistenza dei nodi della rete e la loro effettiva capacità di intercettare presto il bisogno, accompagnare i pazienti nel tempo e sostenere le famiglie prima che il disagio precipiti nell’emergenza. È qui che il sistema mostra il suo limite più serio: arriva troppo spesso tardi, quando il problema è già diventato crisi, ricovero, accesso improprio al pronto soccorso, trattamento sanitario obbligatorio.

Molti interventi hanno insistito sulla fragilità dell’area territoriale e sulla insufficienza della presa in carico continuativa. Il punto non è soltanto il numero delle strutture, ma la loro intensità operativa, la disponibilità reale di personale, la continuità del follow-up, la possibilità di costruire percorsi che non lascino soli pazienti e famiglie. Da questo punto di vista, il disagio mentale appare come uno dei test più severi della qualità complessiva del sistema sanitario regionale, perché è proprio qui che si incrociano povertà educativa, crisi familiari, dipendenze, solitudine, fragilità sociale e difficoltà dei servizi a costruire continuità di cura.

Particolarmente forte è stato il richiamo all’età evolutiva. Neuropsichiatria infantile e adolescenza rappresentano oggi una delle aree in cui la crescita della domanda è più rapida e più complessa: disturbi del neurosviluppo, ansia, disagio giovanile, disturbi dell’umore, comportamenti autolesivi, disturbi alimentari, ritiri sociali. Ma ciò che pesa, ancora più della crescita dei casi, è la debolezza del sistema nel garantire continuità assistenziale, soprattutto nel passaggio dall’età evolutiva all’età adulta. Su questo punto il confronto è stato molto netto: i pazienti non si dividono secondo i confini amministrativi delle specialità, mentre i servizi troppo spesso sì. E questa frattura, che per le famiglie diventa smarrimento e abbandono, è oggi uno dei problemi più urgenti da affrontare.

Dalle relazioni e dalle testimonianze raccolte è uscito quindi un messaggio semplice e difficilmente contestabile: la salute mentale in Sicilia non ha bisogno di dichiarazioni generiche, ma di una politica ordinaria, rigorosa e verificabile. Servono più operatori, servizi territoriali realmente esigibili, maggiore integrazione con la scuola e con il terzo settore, percorsi multiprofessionali per l’accompagnamento dei progetti di vita e una revisione seria delle dotazioni organiche alla luce di bisogni che non sono più quelli di dieci anni fa. La questione non è soltanto sanitaria: riguarda la tenuta civile e sociale della comunità siciliana.

ANTONIO CRAXI'
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Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.

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