Per valutare l’efficacia dell’azione del governo Schifani esiste già un riferimento concreto: l’audizione della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica, del 12 ottobre 2026. L’agenzia che dovrebbe rilanciarne l’immagine potrebbe cominciare da lì. Troverebbe risultati misurabili, confronti tra territori e qualche seria difficoltà a usare la parola “successo”. Un’ottima base per il lavoro creativo, purché il contratto comprenda anche la lettura.
Secondo Repubblica del 17 ottobre, a Palazzo d’Orléans si starebbe valutando una campagna per valorizzare quanto realizzato durante la legislatura, affidandola a un’agenzia esterna. La cifra evocata è di circa un milione di euro. Ci permettiamo di collaborare gratuitamente, fornendo gli elementi ufficiali con cui verificare l’efficacia dell’azione di governo. Cominciamo dalla sanità, che offre materiale sufficiente per mettere in difficoltà anche un pubblicitario molto ottimista.
Il primo dato riguarda la prevenzione. Nel grafico dei livelli essenziali di assistenza del 2024, la Sicilia si colloca intorno a 49 punti su cento, contro una soglia di sufficienza di 60. È il punteggio più basso tra le 21 Regioni e Province autonome rappresentate. Mancano circa undici punti per raggiungere il livello minimo, mentre i territori migliori superano quota novanta.
La Corte rileva che diciotto Regioni e Province autonome raggiungono la sufficienza in tutte e tre le aree di assistenza. La Sicilia appartiene alle altre tre. Inoltre, rispetto al 2023, il suo punteggio nella prevenzione non migliora: variazione zero. Ecco una misura concreta dell’entità del disastro nella prevenzione: ultimo posto, insufficienza e assenza di recupero nell’anno osservato. Alla futura agenzia suggeriamo di rinviare la parola “eccellenza” a una campagna successiva. C’è ancora da ottenere la sufficienza.
Sull’assistenza territoriale il miglioramento esiste e va riconosciuto: il punteggio cresce del 66% e nel grafico del 2024 raggiunge circa 73 punti. Quella percentuale, però, riflette il recupero da una situazione precedente gravemente insufficiente. Descrive l’uscita da una condizione molto arretrata. Le regioni migliori, anche qui, si collocano oltre novanta. Il 66% riguarda il punteggio dell’indicatore: presentarlo come un corrispondente aumento delle cure offerte ai cittadini sarebbe una traduzione pubblicitaria piuttosto disinvolta.
Mentre il territorio recupera, l’area ospedaliera arretra. Nel 2024 il punteggio siciliano scende dell’8%, pur restando sopra la sufficienza, intorno a 74 punti. Per confronto, la media aritmetica delle variazioni nelle 21 Regioni e Province autonome è di circa −1,2%. Il peggioramento siciliano è quindi assai più marcato: si arretra in un’area essenziale, partendo da un livello già distante dai risultati migliori.
La degenza media standardizzata dei ricoveri per acuti, pari a 7,2 giorni, coincide con quella italiana. È un dato allineato alla media, da riportare correttamente. Farne la prova del buon funzionamento complessivo della sanità richiederebbe però di nascondere dietro quel decimale l’insufficienza della prevenzione e il deterioramento del punteggio ospedaliero. Per un’agenzia sarebbe una bella prova di impaginazione.
Il conto dei farmaci rende ancora più concreta la pressione sui bilanci. Nel 2025 la Sicilia registra una spesa farmaceutica di 1,953 miliardi di euro, a fronte di un tetto di 1,665 miliardi. Lo sforamento è di 288 milioni, pari al 17,3% del limite assegnato. Su base annua equivalgono a quasi 790 mila euro al giorno oltre quel tetto. È una dimensione economica che merita qualche spiegazione più impegnativa di uno slogan.
Nel 2024 lo sforamento era di 197 milioni. In un anno aumentano quindi di 91 milioni le risorse spese oltre il limite: circa +46%, contro il +28% nazionale. Anche la spesa farmaceutica complessiva cresce più rapidamente della media italiana: +6,7% contro +5,6%. L’extratetto si allarga e la dinamica della spesa corre più del riferimento nazionale.
Un elemento favorevole c’è: l’incidenza della farmaceutica sul fondo sanitario è del 17,9%, inferiore al 18,5% italiano. Questo impedisce di descrivere la Sicilia come il caso peggiore in ogni indicatore. Resta il superamento del tetto, fissato al 15,3%, e resta l’accelerazione dello sforamento. Uno sforamento non dimostra automaticamente uno spreco: obbliga però a spiegare quali fabbisogni, costi e scelte gestionali lo determinino. L’agenzia potrà occuparsi dei colori dei grafici. Il governo dovrebbe occuparsi delle ragioni per cui salgono.
Occorre essere altrettanto rigorosi sul disavanzo complessivo. I 288 milioni non sono il “buco totale della sanità siciliana”. La relazione non pubblica il saldo della sola Sicilia: i 677 milioni riguardano insieme le sette Regioni in Piano di rientro e i 544 milioni delle Regioni speciali del Sud comprendono anche la Sardegna. Inventare un deficit regionale renderebbe più rumoroso il pezzo e meno solida la critica. Chiedere al governo di esporre il proprio risultato, le coperture utilizzate e l’andamento dei bilanci sanitari sarebbe invece un buon inizio per una comunicazione verificabile.
Il contesto nazionale è pesante: nel 2025 il disavanzo complessivo delle Regioni raggiunge circa 2,3 miliardi, con un aumento del 51,8%. Le difficoltà del finanziamento riguardano l’intero sistema. Questo contesto, tuttavia, non spiega da solo perché la Sicilia sia ultima nella prevenzione, perché il suo punteggio ospedaliero peggiori più della media delle variazioni regionali e perché lo sforamento farmaceutico cresca più rapidamente di quello nazionale.
I dati descrivono il sistema durante il mandato di Schifani e non separano l’eredità ricevuta dagli effetti delle singole decisioni. Costituiscono però il riferimento necessario per chi intende rivendicare successi. Un bilancio dell’efficacia dovrebbe mostrare quali interventi abbiano prodotto il recupero territoriale, come si intenda colmare l’insufficienza della prevenzione e quali risultati documentino un’inversione di tendenza negli ospedali.
È su questo che si misura un governo. Se il progetto consiste nel recuperare l’immagine del presidente, il lavoro può cominciare subito: bastano un incarico e una campagna. Per dimostrare il recupero della sanità bisognerà presentare numeri aggiornati e risultati migliori. Ingrandire la fotografia di Schifani, purtroppo, non farà diventare sessanta quel quarantanove.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


