C’è un posto in Italia dove, se devi prendere un aereo, non devi fare il segno della croce prima di cliccare “acquista”. Non è un miracolo, è la Sardegna. Lì funziona così: vivi su un’isola, devi andare a Roma o a Milano, e sai già quanto spenderai. Non “più o meno”, non “dipende”, non “vediamo che succede martedì alle 3 di notte”. Sai. Punto. Cinquanta, sessanta, settanta euro. Anche ad agosto, a Natale, a Pasqua, quando il resto del Paese entra nella stagione delle rapine con carta di credito. E no, non è teoria. È pratica.
Un residente sardo che volerà da Linate ad Alghero a Ferragosto prossimo pagherà una base tariffaria di 114 euro andata e ritorno. Tradotto: 57 euro a tratta, più tasse aeroportuali. Prezzo fisso. Sempre. Ferragosto compreso, cioè il momento in cui nel resto d’Italia i prezzi fanno yoga e si allungano fino all’inverosimile. Non è il socialismo, è semplicemente una politica pubblica fatta con un’idea chiara: la mobilità è un diritto, non una lotteria. E mentre in Sardegna il prezzo è scritto prima, altrove si scrive dopo. A matita. E la matita ce l’hanno le compagnie. Prendiamo invece un palermitano che torna a casa per Ferragosto. Gli è andata pure bene: volo non ancora pieno. Base tariffaria: 419 euro. A questa cifra vanno sottratti i 37 euro massimo andata e ritorno del ridicolo sconto siculo. Se invece aspetti che il volo si riempia, perché magari lavori, hai una vita, non puoi prenotare a febbraio per agosto, scatta la magia: da Linate a Palermo la base arriva a 323 euro, senza bagaglio. Se vuoi portarti una valigia, sali a 360, 385.
Andata e ritorno? Superi tranquillamente i 770 euro più tasse. Più di New York in bassa stagione. Solo che invece di Manhattan atterri a Punta Raisi. La chiamano continuità territoriale. Nome un po’ burocratico, ma sostanza molto concreta: lo Stato, anzi, la Regione Sardegna, fa una cosa banalissima che in Italia sembra rivoluzionaria: scrive le regole prima. Stabilisce le rotte, gli orari, il numero minimo di voli e soprattutto il prezzo massimo per i residenti. Poi mette tutto a gara. Una gara vera.
Le compagnie accettano quelle condizioni o stanno fuori. Fine. Tradotto: il pubblico decide, il privato esegue. E funziona così bene che adesso quella tariffa è stata estesa perfino ai parenti di primo grado dei residenti. Cioè: non solo ti garantisco il diritto a muoverti, ma riconosco che anche i legami familiari fanno parte della mobilità. Una cosa quasi commovente, in un Paese dove di solito ci si ricorda delle famiglie solo nei comizi. Poi c’è l’altra isola. La Sicilia. Dove la politica è più creativa. Nel senso artistico del termine: inventa cose che non esistono.
Qui niente regole, niente tetti ai prezzi. Qui si va di bonus, sconti, trovate. Il Sicilia Express, che sembra un treno d’epoca e invece è una metafora perfetta, e gli sconti sui voli. Bellissimi. Sulla carta. Peccato che funzionino così: tu dai un contributo al cittadino, il prezzo del biglietto sale, e alla fine chi incassa è la compagnia. Il cittadino paga comunque tanto, ma con la consolazione psicologica dello “sconto”. Una specie di Black Friday pubblico: prima alzi il prezzo, poi fai lo sconto, e tutti felici. Tranne chi paga.
In Sardegna hanno risolto il problema alla radice: il prezzo si decide prima. In Sicilia si è deciso di inseguirlo dopo. E il prezzo, si sa, corre più veloce della politica. Il risultato è molto semplice, quasi brutale: in Sardegna sai quanto paghi prima di partire. In Sicilia lo scopri alla fine, come quando arriva il conto al ristorante e fai finta di cercare qualcosa in tasca. È la differenza tra governare e arrangiarsi. Tra mettere regole e raccontare soluzioni.
La continuità territoriale sarda non è perfetta, certo. Non protegge i non residenti, lascia il turismo in balia del mercato. Ma almeno ha un’idea di fondo: chi vive su un’isola non deve essere punito. In Sicilia, invece, si è partiti dall’annuncio. E quando parti dall’annuncio, di solito arrivi al conto. Che infatti arriva. Salato
Presidente Fondazione Italiana Autismo (FIA). Presidente del gruppo Italia Viva - Il Centro - Renew Europe alla Camera dei Deputati.



