C’è un ordine naturale delle cose, anche nella politica. Non scritto, ma rispettato: il governo governa, l’opposizione contesta e fa proposte alternative. Funziona così, da sempre. È la grammatica minima della democrazia.
Alla stazione centrale di Palermo alla partenza del “Sicilia Express”, si è visto qualcosa che non si era mai visto: un esponente del governo che va a contestare una manifestazione pacifica dell’opposizione. Non il contrario. Non l’opposizione che fischia il governo. No. Il governo che si presenta a fischiare i ragazzi.
Ragazzi, appunto. Con i fazzoletti in mano, un gesto leggero, quasi affettuoso. Un saluto ironico a un treno nato per combattere il caro voli e diventato invece una caricatura, una soluzione da spot, buona per la foto e inutile per chi quei voli non riesce a pagarli davvero.
Da una parte loro: giovani, semplici, armati di fazzoletti.
Dall’altra l’assessore: con staff, ufficio di gabinetto, seguito istituzionale al completo. Tutti lì. A contestare.
Cioè: pagati dai cittadini per governare, impegnati a fare opposizione all’opposizione.
È una scena che basterebbe da sola a spiegare tutto. La distanza. Il vuoto. L’imbarazzo.
Il governo che dovrebbe risolvere i problemi organizza trenini simbolici.
E quando qualcuno lo fa notare, invece di rispondere, si presenta a protestare. Contro chi protesta.
È il mondo al contrario, ma senza nemmeno l’eleganza della provocazione.
Solo con la goffaggine di chi non sa più distinguere tra governare e fare scena.
E allora sì, quel treno è davvero il simbolo perfetto: non porta da nessuna parte. Ma in compenso, riesce a far deragliare anche il buon senso.
Presidente Fondazione Italiana Autismo (FIA). Presidente del gruppo Italia Viva - Il Centro - Renew Europe alla Camera dei Deputati.



