Potremmo cominciare scrivendo che noi l’avevamo detto….
Negli ultimi mesi abbiamo analizzato in più occasioni su questo blog (28 febbraio, 27 marzo,7 luglio, 12 luglio, 30 luglio, 1 e 2 agosto) le criticità crescenti mostrate da Agrigento Capitale della Cultura 2025, una manifestazione che avrebbe dovuto essere una vetrina internazionale per la città della Valle dei Templi, sito UNESCO, e per la Sicilia tutta.
E che invece sin dal concerto de Il Volo, a fine agosto 2024, e poi con l’indimenticabile inaugurazione al teatro Pirandello del 18 gennaio di quest’anno, con le strade asfaltate all’ultimo momento per il passaggio del Presidente della Repubblica e la successiva ricerca con metal detector dei tombini “perduti”, sempre più si sta rivelando un gigantesco flop dal quale sarà difficile poter tornare indietro.
Ora con la deliberazione n. 218/2025, la Sezione di Controllo della Corte dei Conti -in una bozza di referto che su richiesta delle parti interessate potrà essere oggetto di contraddittorio pubblico il prossimo 7 ottobre- mette nero su bianco opacità di gestione e contraddizioni di un percorso amministrativo che comincia a farsi molto accidentato, chiedendo a Comune, Fondazione Agrigento Capitale, Parco Archeologico e Soprintendenza di Agrigento di voler fornire ulteriori controdeduzioni entro il 25 settembre.
Come noi di Italia Viva avevamo già evidenziato (cfr. Corriere della Sera, 3 agosto 2025), anche la Corte osserva che sussistono “ molteplici profili di criticità afferenti alla fase organizzativa, programmatoria e attuativa” e inoltre “significativi profili di confusione e di commistione” tra i 44 progetti del programma originario di candidatura e gli eventi programmati in seguito sui fondi regionali. Il fatto che il Parco Archeologico sia stazione appaltante tanto per i progetti della Fondazione quanto per tutti gli interventi finanziati dalla Regione Siciliana , compresi quelli gestiti dalla Soprintendenza, concorre a creare e ad aumentare questa confusione.
Così come non aiuta a tenere opportunamente distinti i vari piani il fatto che funzioni diverse (direttore generale della Fondazione Agrigento Capitale da aprile 2025, presidente del Consiglio del Parco Archeologico dal 2024 e fino a marzo scorso dirigente ad interim del Servizio Parchi Archeologici del Dipartimento Beni Culturali, al quale si attesta la gestione amministrativa del flusso di spesa regionale devoluta agli istituti periferici e alla Fondazione agrigentina ) ricadano sulle spalle di uno stesso dirigente regionale, per quanto molto esperto e capace.
Tuttavia, nel dossier -continuamente in progress- che abbiamo pubblicato a luglio scorso (blog.italiavivasicilia, 30 luglio 2025), abbiamo indicato con precisione i costi effettivi degli eventi susseguitisi fino a quella data, ricostruendone minuziosamente, atti alla mano, le fonti di finanziamento.
Queste ultime non consistono soltanto nei fondi regionali assegnati -con specifica destinazione agli eventi di “Agrigento Capitale”- alla Fondazione, al Parco e (in misura molto minore) alla Soprintendenza di Agrigento in base a quanto disposto dalle leggi finanziarie siciliane degli anni 2024 e 2025 (LL.RR. 1/2024 e 3/2025), bensì inglobano anche finanziamenti attinti dai capitoli ordinari del bilancio regionale dell’Assessorato dei Beni culturali, da fondi del Ministero del Turismo e dell’Enit, dal bilancio autonomo dello stesso Parco.
Per definire l’ammontare complessivo del budget finanziario disponibile per Agrigento Capitale, a questi fondi occorre aggiungere inoltre la premialità di 1 milione di euro assegnata dal Ministero della Cultura alla città guadagnatasi il titolo, più gli oltre 3,5 milioni di euro attribuiti dal Comune alla Fondazione, secondo la convenzione stipulata il 3 luglio 2024, per garantirne la piena funzionalità di gestione.
Una quantità imponente di denaro pubblico, dunque, che nei nostri calcoli ammonta già oggi a più di 11 milioni e ottocentomila euro, contro i 6.282.559,00 euro inizialmente previsti nel dossier di candidatura da cui è partita l’analisi della Corte dei Conti.
Un divario notevolissimo che in qualche modo richiama quanto verificatosi con il concerto de Il Volo, costosissima caricatura di uno spettacolo natalizio, che nella previsione del finanziamento regionale (DDG n. 2931 del 25-7-2024, Assessorato Beni Culturali) sarebbe dovuto costare 500 mila euro, mentre la cifra realmente impegnata e spesa ammonta a 1.260.151,00 euro: più del doppio.
Gigantesco spot a vantaggio di Mediaset e dei canali tv americani su cui è andata in onda, l’esibizione “natalizia” del trio dei “tenorini” si è svolta nella cornice fatata del tempio della Concordia e di tutta la Valle dei Templi, per i cui diritti di immagine e di riproduzione televisiva, di norma e secondo il Codice dei Beni Culturali, i media privati sarebbero tenuti a corrispondere salatissime royalties…….
In questo caso invece tutti i costi di organizzazione sono stati pagati con fondi pubblici, mentre gli incassi del concerto, generosamente devoluti in beneficenza, sono ammontati a soli 42.000 euro (blog.italiavivasicilia dell’1 agosto 2025): ben poca cosa se paragonata alla straordinarietà dell’evento, il quale però non ha generato alcun effetto moltiplicatore sui flussi turistici, che quest’anno registrano una flessione del -30 %, anch’essa annotata nel documento della Corte.
Al medesimo trend negativo si ascrive la mancanza di sponsorizzazioni private a sostegno del programma e delle iniziative, un dato in controtendenza rispetto a quanto documentato nelle precedenti capitali della cultura italiana e un test che conferma la mancanza di fiducia dell’imprenditoria locale verso la manifestazione.
L’effettiva rispondenza tra eventi realizzati e programma del dossier di candidatura costituisce forse il maggior punto dolente evidenziato nel suo documento dalla Corte dei Conti, che tratteggia un quadro in cui permangono “dubbi ed incertezze sull’attuale ed effettiva realizzazione dell’obiettivo primario dell’azione amministrativa (valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita, lo sviluppo economico individuale e collettivo)”: il vero scopo dell’assunzione del titolo di “capitale italiana della cultura”, su cui si era soffermato il Capo dello Stato nel suo discorso inaugurale, ricordando quanto l’esperienza di questo anno speciale dedicato alla cultura fosse necessaria per affermare un’immagine positiva e vincente della Sicilia (v. Italia Nostra del 28 gennaio 2025).
Ma ancora oggi la realizzazione dei 44 progetti del dossier di candidatura, oggetto della disamina serrata della Corte, langue e invece il programma di eventi estivi e autunnali ad Agrigento ruota attorno ad una serie di piccole manifestazioni che fanno parte del “Mòviti Fest”, un progetto promosso da Parco Archeologico e finanziato dalla Regione per 473.360,00 euro (DDG n. 3383 del 7-7-2025, Dipartimento dei Beni Culturali), disseminati in una miriade di micro-affidamenti che vanno da 4 a oltre 30 mila euro, impegnati per realizzare una non indimenticabile sequenza di performance teatrali e folcloristiche destinate ad animare vari luoghi del centro storico agrigentino.
Si va dal “Festival della poesia orale Muta Muta” (det. dir. n. 737 del 4-8-2025, 22.500,00 euro lordi), al “Festival della Filosofia Sotto il segno di Empedocle” in trasferta dai lidi palermitani (det. dir. n. 852 del 3-9-2025, 46.360,00 euro lordi), da “I cantastorie e le musiche dei barbieri” (det. dir. n. 886 del 15-9-2025, 15.000,00 euro lordi), ai “Giochi di strada” (det. dir. n. 855 del 3-9-2025, 36.000,00 euro lordi), da “ I volti della capitale”, video che racconteranno i protagonisti della manifestazione (det. dir. n. 866 dell’8-9-2025, 18.300,00 euro lordi), ai “Laboratori di danza tradizionale siciliana” (det. dir. n. 851 del 3-9-2025, 15.000,00 euro lordi) e infine al “Guitar Day”, mostra di chitarre vintage e mercatino dell’usato e del vinile per gli appassionati (det. dir. n. 853 del 3-9-2025, 21.350,00 euro lordi).
Ma certo molto altro si programmerà fino alla fine dell’anno per utilizzare tutto l’importo finanziato, andando soprattutto alla ricerca di un pubblico da coinvolgere. Esattamente quello che è mancato per gli eventi estivi della installazione Silent Room e della mostra-performance Mirror, quest’ultima andata in scena lo scorso agosto a teatro Pirandello praticamente vuoto, entrambi progetti originari del dossier di candidatura il cui scarsissimo gradimento da parte del pubblico deriva probabilmente dal grado fortemente intellettualistico della proposta, e dalla mancanza di una comunicazione capillare adeguata a spiegarne i contenuti.
Ed è un altro tema questo al centro dell’interesse della Sezione di Controllo della Corte dei Conti: “la verifica dei risultati (positivi e/o negativi) collegati all’avviamento ed alla realizzazione dei singoli eventi”. Così come essenziale è adottare tutti gli strumenti per documentare “la verifica della congruità dei costi contrattuali (considerando anche le peculiarità delle attività dello spettacolo culturale”. Parole sante, a tener conto di tutti i soldi spesi per concerti, ad Agrigento e adesso anche a Lampedusa!
Insomma, ogni centesimo di denaro pubblico va speso oculatamente e il beneficio per la comunità deve essere oggettivamente dimostrabile, a monte e a valle della realizzazione dell’evento.
Come proseguirà la vicenda di Agrigento Capitale della Cultura, per l’attività in corso da qui alla fine dell’anno e per ciò che riguarderà le risultanze delle indagini contabili avviate, lo sapremo presto. Ma intanto perché il Ministero della Cultura non batte un colpo e avvia un’ispezione, non le leggono a Roma le notizie di cronaca?
Caterina Greco, archeologa.
Ha diretto il Museo Salinas di Palermo, il Parco di Selinunte, il Centro Regionale del Catalogo, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Agrigento. Ha operato anche nello Stato come Soprintendente Archeologo della Calabria e della Basilicata.



