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SANITA’ PUBBLICA E FANTASIA CONTABILE: INDIETRO TUTTA!

Ah, la sanità pubblica italiana! Quel meraviglioso esempio di efficienza dove, per risparmiare, si finisce per spendere il doppio. Prendete medici e infermieri, le colonne del sistema: anziché assumerli con concorsi regolari, le aziende sanitarie hanno scoperto un trucco degno di un illusionista. Negli ultimi anni, il personale viene reclutato tramite contratti temporanei e società di servizi, trasformando esseri umani in semplici “voci di costo”.  

I numeri parlano chiaro: secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute, nel 2022 il 28% degli infermieri nel pubblico era precario. I concorsi? Spesso bloccati da una burocrazia infinita o da “ragioni di bilancio”. Intanto, interi reparti sopravvivono grazie a medici “collaboratori” pagati a ore, come consulenti informatici.  

La magia contabile è semplice e geniale:

Se un ospedale assume un dipendente, lo stipendio grava sul capitolo “Personale”, voce scomoda che pesa sul deficit e attira controlli.  

– Se invece lo ingaggia tramite una società esterna, la spesa diventa un “servizio”, nascosta tra le voci innocue come “pulizie” o “materiali”. 

Un falso in bilancio? Macché. È solo “contabilità creativa”, un’arte che vent’anni di berlusconismo hanno reso rispettabile. Dopotutto, se le grandi aziende potevano giocare con i bilanci, perché gli ospedali no? Il risultato è un inganno perfetto: i conti appaiono in ordine, mentre gli organici si sgretolano.  

L’ironia è amara:

– Per coprire carenze strutturali (pensionamenti, fughe all’estero), si creano precariato cronico e buchi contabili.  

Si paga il 30-50% in più alle società di servizi rispetto a un dipendente, ma il bilancio sembra più “leggero”.  

I lavoratori, senza stabilità né diritti, fanno turni estenuanti, mentre gli amministratori festeggiano l’equilibrio contabile.  

Le conseguenze?

  1. Qualità in picchiata: studi della FNOPI confermano che la rotazione continua del personale compromette la continuità delle cure e aumentano seriamente la durata dei ricoveri, riducendo nel frattempo ciò che una aziendalismo di maniera definisce customer satisfaction ma che è in realtà l’umanissimo e comprensibile bisogno del paziente di sentirsi non solo curato, ma anche assistito da persone che comprendano la loro sofferenza e non attendano soltanto la fine del turno (to care, not only to cure…).  
  2. Falsa convinzione nel personale sanitario che con questo sistema si guadagna ben di più rispetto alla Sanita pubblica. Vero, viste le tariffe che oggi le ASL pagano per questi servizi. Ma quale sarà il futuro di questi medici e infermieri fra qualche anno, quando le agenzie di servizi potranno assumere al loro posto, magari a costi più bassi, persone più giovani, fisicamente e mentalmente più idonei a questa tipologia di lavoro “a servizio” massacrante e senza luce.
  3. Spreco di risorse: il costo reale è più alto, ma i politici vantano “tagli alla spesa pubblica”.
  4. L’ipocrisia istituzionalizzata: lo Stato denuncia il precariato, ma lo alimenta attraverso le sue stesse strutture.  

Lo stesso Governo che ha finora favorito questa gestione allegra dichiara oggi, con un DM che entra in azione nel pieno centro del periodo estivo, di abolire con effetto immediato ogni presenza di personale a contratto nelle strutture pubbliche. Ottima scelta in termini di tempistica, considerando che molte strutture, specie in area di emergenza, hanno oltre la metà dei ruoli sanitari coperti da personale precario! E il Ministro Schillaci risponde a una interrogazione in merito fatta da Davide Faraone durante il question time di questa settimana che le varie ASL troveranno immediata e pronta soluzione al problema dei vuoti in organico… dopo non esserci riuscite negli ultimi 10 anni.

Morale: in un Paese che ha sdoganato la “furbizia contabile”, la sanità pubblica è l’emblema di un gioco al massacro. Medici e infermieri non sono più professionisti, ma “beni deperibili” da noleggiare all’occorrenza. E mentre i concorsi restano un miraggio, brindiamo all’arte di trasformare persone in servizi. Perché, come insegna la tradizione, l’importante è che i conti tornino… almeno sulla carta.  

P.S.: Se un giorno troverete un gastroenterologo classificato come “manutenzione straordinaria”, non stupitevi, siamo da sempre esperti in tubature. Si sancisce solo la creatività italica.

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Già professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Direttore dell’UOC di Gastroenterologia del’AOUP “P. Giaccone”

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