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IN ITALIA DIPENDENTI E PENSIONATI PAGANO L’85% DELL’IRPEF…

Questa analisi parte da una domanda semplice: come si distribuisce il carico fiscale personale in Italia tra le fasce di reddito e  tra le  principali categorie di contribuenti ?

La base dati è costituita dalle dichiarazioni dei redditi  2025 relative all’anno d’imposta 2024 . La fonte è il dipartimento delle finanze MEF.

I contribuenti sono 42.837.963 , il cui reddito complessivo dichiarato è pari a 1.076,3 mld di euro e l’IRPEF netta dichiarata è di 197,394 mld. 

Tabella 1 – Distribuzione dei contribuenti e dell’IRPEF netta per fascia di reddito

Fascia di redditoContribuenti% contrib.IRPEF netta (mld €)% IRPEF
Fino a 15.000 €15,40 mln35,9%5,12,6%
15.001–29.000 €14,50 mln33,8%37,619,1%
29.001–50.000 €9,66 mln22,6%66,333,6%
50.001–100.000 €2,53 mln5,9%43,922,2%
Oltre 100.000 €0,75 mln1,8%44,622,6%
Totale42,84 mln100,0%197,4100,0%

Fonte: Dipartimento delle Finanze – MEF, dichiarazioni 2025, anno d’imposta 2024.

La lettura di questi dati rende evidente che nella fascia tra 15 mila euro e 50 mila euro si collocano  24,16 mln di contribuenti, pari a circa il 56% del totale, dal quale   proviene il 52,6% dell’IRPEF netta.

Tra i 50 mila e i 100 mila i contribuenti  sono 2,53 mln  e dichiarano  complessivamente  il 22,2% dell’ IRPEF netta;  oltre i 100 mila i contribuenti sono 750mila  e da loro proviene il 22,6% dell’imposta.  In quest’ultima fascia, circa 58.539  contribuenti  dichiarano più di 300 mila euro  e rappresentano il 6,6% dell’imposta complessiva. 

Un altro dato evidente è che nella fascia  fino a 15 mila euro di reddito ci sono 15,40 mln di contribuenti  dai quali  proviene soltanto  il 2,6% dell’imposta.

Un altro dato che merita molta attenzione è la categoria dei contribuenti 

Tabella 2 – Lavoratori dipendenti e pensionati

Categoria (reddito prevalente)ContribuentiIRPEF netta (mld €)
Lavoratori dipendenti23.072.978106,403
Pensionati13.534.81660,950
Dipendenti + pensionati36.607.794167,353

Fonte: Dipartimento delle Finanze – MEF, dichiarazioni 2025, anno d’imposta 2024.

Dunque dipendenti e pensionati, considerati insieme, sono 36,61 milioni e dichiarano   circa 167,35 mld di IRPEF netta; in altri termini, circa  l’84,77% dell’imposta netta dichiarata  è riconducibile  a queste due categorie.

Riteniamo però che guardare soltanto all’IRPEF però ci può far perdere un’informazione importante  rispetto alla domanda di partenza,  giacchè  anche i consumi sono tassati .

 In particolare, l’ IVA e le ACCISE , incidono quotidianamente  sul carico fiscale personale. Non esiste, però, un archivio amministrativo  che attribuisca l’IVA e le accise  pagate come consumatore.

E’ comunque evidente che queste imposte indirette gravano significativamente anche su pensionati e dipendenti. 

A questo punto, soltanto chi si gira dall’altra parte non vede quanto sia gravoso  il carico fiscale su pensionati e dipendenti.  E quando si dice che le famiglie non arrivano alla fine del mese e che il ceto medio si è molto impoverito, bisognerebbe aggiungere che su questo ha un peso importante il carico fiscale

E  potremmo fermarci qui,  aggiungendo un semplice;  “Quousque tandem abutere, Catilina, patientia  nostra”?

Ed  è allora del tutto legittima la domanda: e il governo che fa?

Secondo le notizie di stampa, sembra sempre interessato a  l’ennesimo condono, oppure ventila  la riduzione di qualche aliquota fiscale a favore di un gruppo ristretto, o pensa di costruire un altro steccato introducendo  i nuovi beneficiari di un’altra possibile flat tax. 

Si tratta sempre di spot e  manovre elettorali, che finiscono per creare  categorie di privilegiati, mentre pensionati e dipendenti continueranno ad essere tartassati Ci vorrebbe un po’ più di coraggio e un po’ più di verità,  anche nel dire dove si trovano le risorse per correggere questo salasso dei redditi dei lavoratori dipendenti e pensionati.

Ci vorrebbe un po’ più di determinazione nel contrastare e recuperare e l’evasione fiscale,  stimata nell’ordine di 100/110 mld annui,  e un’azione decisa per fare emergere il sommerso, favorito, probabilmente,  anche dall’innalzamento del limite per i pagamenti in contanti da 2000 a 5000 euro.

La nostra costituzione,  all’articolo  53, chiede che tutti concorrano alla spesa pubblica in ragione della capacità contributiva e che il sistema tributario sia improntato a criteri di progressività.. Non prescrive necessariamente la stessa aliquota per ogni forma di reddito.

Oggi sui redditi di lavoro le aliquote sono: 23%  fino a 28 mila; 33% da oltre 28 mila a 50 mila euro; 43% oltre   50 mila euro. 

Non avendo l’ambizione di sviscerare in questo contributo tutte le complesse tematiche fiscali, e tenendo  volutamente fuori dall’analisi la tassazione sui redditi prodotti dalle imprese,  abbiamo pensato che chiederci quanto incassa lo stato dalle rendite finanziarie potesse offrire un altro spunto interessante di riflessione.

Le rendite finanziarie  sono oggi  soggette ad aliquote fiscali  diverse in base alla natura del titolo,  non in funzione dell’ammontare complessivo della rendita,  e non seguono un criterio di progressività. Le aliquote  sono del 12,5% sui titoli di stato e del 26%  su molti altri redditi finanziari. E’ evidente che esiste una notevole  disparità di trattamento fiscale  tra i redditi di lavoro e le rendite finanziarie.

Tabella –  le tre principali entrate fiscali da redditi finanziari, 2024

VoceGettito 2024 (mld €)
Imposte sostitutive/ritenute su interessi e altri redditi di capitale18,184
Ritenute sugli utili distribuiti6,441
Imposte sostitutive su redditi di capitale e plusvalenze3,323
Totale principali imposte finanziarie considerate27,948

Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze, dati di gettito erariale 2024. Il totale in tabella rappresenta solo la somma delle tre voci considerate 

 Le tre principali imposte considerate equivalgono, in termini puramente dimensionali, al’14,15% dell’IRPEF  netta dichiarata per l’anno d’imposta 2024. Il confronto con l’IRPEF mostra dunque che la tassazione finanziaria produce un gettito importante ma di ordine di grandezza nettamente inferiore a quello dell’imposta personale sul reddito. 

Riteniamo dunque legittima la domanda: quanto sono giustificate le differenze di trattamento fiscale tra redditi di lavoro, pensioni e rendite finanziarie? Qui la nostra analisi consiste nel rendere trasparenti grandezze, perimetri e vincoli quantitativi.

Il governo ha il compito di rendere più giusto il fisco e, ancora prima, il dovere di smetterla con mance, mancette e manovre elettorali.

A differenza di certe affermazioni delle quali sarebbe opportuno vergognarsi pubblicamente, chi governa non comanda ma “serve”  il tanto declamato popolo, per farlo stare meglio e, francamente, non ci pare che sia così.

Mario Mancuso
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Mario Mancuso, già dirigente del Monte dei Paschi di Siena, è stato componente del CdA del Fondo nazionale pensione complementare della scuola, componente del consiglio direttivo della CCIAA di Siracusa, dirigente sindacale del settore credito. Artista poliedrico ha curato regie teatrali amatoriali, e partecipato a collettive e mostre personali di pittura. È laureato in Scienze e tecniche Psicologiche.

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