Il percorso è iniziato, e non si torna indietro. Giovedì 24 settembre, gli storici spazi dei Cantieri Culturali della Zisa a Palermo, e in particolare la suggestiva cornice di Piazza Bausch, si sono trasformati nel cuore pulsante di un dibattito cruciale per il futuro della nostra Isola. La festa e l’incontro promossi sotto l’insegna di “Casa Riformista per la Sicilia” non hanno rappresentato una semplice parentesi aggregativa, ma un momento di confronto autentico, profondo e caratterizzato da una grandissima partecipazione popolare. È stato il segno tangibile e inequivocabile di cosa significhi, oggi, voler fare politica sul serio. In un’epoca dominata dai monologhi sui social network e dagli slogan urlati a favore di telecamera, tornare a stare nelle piazze, vivere in mezzo alla gente e guardare le persone negli occhi rappresenta l’atto più rivoluzionario che si possa compiere. Proprio come recitava il claim dell’evento: “La rivoluzione è riformista”.
Questo incontro ha permesso di ampliare il raggio d’azione del confronto sulle questioni reali che affliggono quotidianamente i cittadini. Si è parlato finalmente di programmi concreti, di numeri, di strategie e di una risoluzione autentica dei problemi, rifuggendo le facili promesse. Ieri sera abbiamo avuto la chiara dimostrazione di tutto questo. Non abbiamo assistito a un banale e sterile esercizio di propaganda elettorale, ma alla prova sul campo di quello che Italia Viva incarna e vuole continuare a rappresentare nel panorama politico siciliano: la rara capacità di andare oltre le etichette prefabbricate, oltre la retorica vuota e le bandierine ideologiche che paralizzano il Paese, per arrivare dritti al cuore pulsante delle questioni.
Essere riformisti, nel nostro tempo, significa esattamente questo. Significa adottare un pragmatismo laico e senza filtri, capace di analizzare la complessa realtà siciliana con lucidità. Significa avere l’onestà intellettuale di accettare, accogliere e valorizzare le buone idee, da qualsiasi parte esse provengano, persino quando vengono avanzate da chi siede sui banchi degli avversari politici. Perché la vera politica si misura sui risultati: quando una soluzione è utile per la comunità, quando serve a migliorare la vita quotidiana di un lavoratore, di una famiglia o di un’impresa, non c’è colore politico o logica di fazione che tenga. Quella soluzione deve essere sostenuta, finanziata e attuata con coraggio.
A dare voce, corpo e sostanza a questa visione chiara c’era, sul palco e tra la folla, una squadra solida, autorevole e determinata. Una squadra impreziosita da una presenza femminile straordinaria, di altissimo profilo istituzionale e di innegabile spessore umano e politico: figure di caratura nazionale e regionale come Teresa Bellanova, Annamaria Furlan, Dafne Musolino e Marianna Buscema. Donne che, insieme a leader come Davide Faraone, testimoniano ogni singolo giorno cosa significhi mettere competenza tecnica, passione civile, esperienza amministrativa e conoscenza sindacale al servizio esclusivo dei cittadini. È proprio da questa impostazione limpida, coraggiosa e orientata al fare che emerge una base solida di priorità per il riscatto della Sicilia, capace di tradursi in interventi immediati e misurabili. Non bastano i grandi discorsi sui massimi sistemi; servono risposte territoriali. Guardando al cuore pulsante del territorio agrigentino, raccogliamo, facciamo nostre e rilanciamo tre urgenze assolute. Tre proposte che la provincia di Agrigento sente come vitali e non più rimandabili, crisi idrologica a parte… Ça va sans dire
– La prima grande questione riguarda il binomio inscindibile tra viabilità e sanità. Nel nostro territorio, le strade sicure, scorrevoli e moderne non rappresentano un semplice vezzo infrastrutturale, ma la primissima e più importante garanzia per assicurare a tutti i cittadini un accesso rapido e tempestivo alle cure ospedaliere. L’isolamento viario di intere aree dell’agrigentino è inaccettabile perché si traduce, drammaticamente, nella negazione del diritto alla salute. Quando un’ambulanza è costretta a percorrere trazzere dissestate perdendo minuti preziosi, è lo Stato che sta fallendo. Noi proponiamo un piano straordinario che leghi i fondi infrastrutturali alla mappa delle emergenze sanitarie, per abbattere le distanze tra le comunità e i presidi di primo soccorso.
– La seconda proposta guarda dritto al futuro, all’innovazione e alla dignità dei nostri ragazzi, proponendo un’alleanza inedita tra l’intelligenza artificiale e la climatizzazione delle aule scolastiche. I cambiamenti climatici hanno trasformato i mesi di inizio e fine anno scolastico in un calvario per studenti e docenti, costretti in edifici obsoleti che si trasformano in forni. Vogliamo introdurre sistemi di climatizzazione intelligenti, gestiti da software ad alta efficienza energetica (Intelligenza Artificiale) in grado di ottimizzare i consumi e garantire un microclima ideale, alimentati da fonti rinnovabili installate sugli stessi edifici scolastici. Avere scuole moderne, sicure e vivibili è la precondizione per combattere la dispersione scolastica.
– Infine, serve un impulso senza precedenti alle start up e all’agricoltura smart per i giovanissimi. Lo spopolamento e la fuga dei cervelli sono la vera pandemia della Sicilia. L’unico modo per trattenere i nostri talenti e attrarne di nuovi è unire la millenaria vocazione agricola della nostra terra alle più avanzate tecnologie. Immaginiamo un’Agrigento dove i giovani possano creare impresa utilizzando droni per il monitoraggio dei raccolti, sensori IoT (Internet of Things) per l’irrigazione di precisione e la gestione razionale delle risorse idriche. Agricoltura e innovazione digitale devono diventare il nostro principale ascensore sociale ed economico.
In questo quadro di proposte chiare e fattibili, il vero, grande ostacolo al cambiamento è rappresentato dai veti incrociati e dai personalismi esasperati che, troppo spesso, paralizzano il dibattito politico all’interno del centrosinistra e del campo progressista. Italia Viva lo dice chiaramente e a voce alta: queste logiche distruttive, figlie di una politica politicante che non interessa più a nessuno, non possono e non devono in alcun modo impedire la costruzione di un’autentica alternativa. Non possiamo permettere che le ambizioni dei singoli leader, i posizionamenti tattici, o i vecchi risentimenti incrociati oscurino le reali e drammatiche necessità della Sicilia e di province dimenticate come Agrigento. Il nostro approccio squisitamente riformista serve esattamente a questo: a superare i recinti stretti e asfissianti delle convenienze personali per concentrarci esclusivamente sulla costruzione di un’alternativa di governo che sia innanzitutto credibile agli occhi degli elettori. I siciliani sono stanchi delle liti di palazzo. Vogliono sapere come curarsi, come viaggiare, come far studiare i propri figli e come trovare un lavoro dignitoso.
Ora, dunque, tocca a noi. Serve uno sforzo serio, estremamente paziente e instancabile per tradurre questa spinta formidabile, nata e consolidata ai Cantieri Culturali della Zisa, in un progetto di governo solido, coeso e duraturo per i prossimi cinque anni di legislatura regionale. Abbiamo un obbligo morale, etico e civile, prima ancora che una legittima ambizione politica: salvare questa terra meravigliosa da chi ha trasformato ogni singolo settore strategico – dalle infrastrutture paralizzate alla pessima gestione dell’acqua in tempo di siccità, dall’emergenza continua dei rifiuti al collasso della sanità pubblica – in una sequela infinita di fallimenti, regolarmente mascherati a colpi di slogan, scaricabarile e propagande elettorali. La Sicilia non ha più alcun bisogno di veti, di recinti chiusi e di altra vuota propaganda. Questa terra ha un disperato bisogno di coraggio, di estrema concretezza e, soprattutto, di verità.
Il lavoro è felicemente cominciato, e le fondamenta della nostra Casa Riformista sono solide. Continuiamo così, senza sosta, per la Sicilia di domani.


