Questa mattina sono stata presente a un blocco in provincia di Ragusa, nato dalla protesta di lavoratori che chiedono ascolto e risposte concrete.
Le loro ragioni sono importanti: il caro carburanti, l’aumento dei costi di gestione, il peso delle tasse e la difficoltà di mandare avanti le proprie attività. Dietro queste rivendicazioni ci sono persone, famiglie e lavoratori che ogni giorno lottano per andare avanti.
La protesta è uno strumento fondamentale di democrazia e le ragioni di chi scende in strada meritano di essere comprese, non liquidate con superficialità.
Allo stesso tempo, però, i blocchi provocano conseguenze anche su altre aziende, sui loro dipendenti e sui cittadini, costretti a subire ritardi e disagi senza avere alcuna responsabilità. Imprese che rischiano di fermarsi e lavoratori che non riescono a raggiungere il proprio posto di lavoro finiscono così per pagare il prezzo di una protesta che nasce proprio dalla difficoltà di lavorare.
È questa la contraddizione più grande: stiamo assistendo a una guerra tra poveri, in cui chi è in difficoltà si ritrova a scontrarsi con chi vive problemi altrettanto concreti, mentre le istituzioni restano chiamate a dare risposte.
E allora la domanda è inevitabile: il Governo cosa sta facendo?
No, Giorgia, non va tutto bene. L’Italia non sta meglio di prima solo perché qualcuno continua a ripeterlo. Il costo della vita pesa sulle famiglie, le imprese faticano e tanti lavoratori fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese.
Di fronte a queste situazioni, non basta rispondere con decreti che puntano ad aumentare le pene. Il rispetto delle regole è fondamentale, ma non si può intervenire soltanto sulle conseguenze, ignorando le cause che portano le persone a protestare.
Servono confronto e misure concrete sul costo dei carburanti, sulla pressione fiscale e sui costi di gestione delle attività. Bisogna sostenere chi lavora e produce, evitando che le difficoltà di una categoria si trasformino in un danno per un’altra.
Il compito della politica non è alimentare contrapposizioni né raccontare un Paese che non corrisponde alla realtà vissuta da tanti italiani. È ascoltare, assumersi responsabilità e trovare soluzioni.
Questa mattina, in provincia di Ragusa, ho visto una protesta le cui ragioni meritano attenzione, ma anche quanto sia facile che la legittima richiesta di aiuto si trasformi in uno scontro tra persone che condividono le stesse preoccupazioni.
Non servono nuovi muri tra lavoratori, imprese e cittadini. Servono risposte, non soltanto sanzioni.
Perché no, Giorgia, non va tutto bene. E continuare a raccontarlo non farà scomparire i problemi degli italiani.

Marianna Buscema
Marianna Buscema è consigliere Comunale di Italia Viva nel comune di Scicli da due legislature. Laureata in lettere e in scienze teologiche è docente di materie letterarie negli istituti superiori ed esperta di comunicazione.


