Lo capisci sulla tua pelle, quando chiudi la porta dell’aula.
Lo capisci la mattina, al suono della campanella, quando ti trovi davanti a un mare di facce in attesa. Come docente, lo sento sulla mia pelle, nei nervi e nei muscoli, un giorno dopo l’altro: il senso dello Stato, il rispetto delle regole, la legalità, le capacità cognitive e quello slancio vitale verso il progresso e il benessere collettivo non nascono dal nulla. Non si scaricano da un’app e non si imparano per decreto. Si forgiano esattamente qui, tra questi banchi, ed è tutto drammaticamente, strettamente legato alla qualità dell’istruzione che siamo in grado di offrire.
Ma come si fa a offrire qualità quando i numeri ti remano contro?
Diciamoci la verità, guardandoci negli occhi: come si fa a conoscere bene, davvero a fondo, una classe con più di venti, a volte ventotto o trenta persone? La risposta è semplice e amara: non si può. Quando superi la soglia critica dei venti alunni, smetti di fare l’insegnante e diventi un domatore, un vigile urbano, un burocrate della sopravvivenza. I ragazzi più fragili si mimetizzano nell’ombra dell’ultima fila, i più irrequieti monopolizzano l’energia, e quelli brillanti si annoiano, spegnendosi lentamente. In una classe pollaio, lo Stato è assente perché l’attenzione è diluita fino a svanire. E dove non c’è attenzione, nasce l’indifferenza verso le regole. Se un ragazzo si sente un numero, tratterà le istituzioni come un’entità ostile o estranea.
Mettete invece un docente nelle condizioni di lavorare col numero giusto di studenti – una decina, massimo quindici – e quel docente improvvisamente varrà il triplo. Non perché sia diventato più bravo da un giorno all’altro, ma perché finalmente ha il tempo di esercitare l’arte per cui ha studiato. Avere i numeri giusti significa rivoluzionare il momento più delicato e mortificato della scuola moderna: la valutazione. Oggi, sommersi da pacchi di compiti di due o tre classi da venticinque alunni, siamo costretti alla catena di montaggio. Finisce che le verifiche le fai a crocette, a risposta multipla, test standardizzati fatti apposta per sbrigarla in fretta. Siamo ridotti a impiegati che devono vidimare competenze tecniche per riempire le caselle di un registro elettronico. “Sa fare l’equazione? Sì/No. Sa la data della Rivoluzione Francese? Sì/No”.
Ma educare non è compilare un modulo. Fare le verifiche bene significa assegnare un tema complesso e avere il tempo di leggerlo, capendo non solo gli errori di sintassi, ma il ragionamento zoppicante che c’è dietro, per poi sedersi accanto allo studente e smontarlo insieme. Significa fare interrogazioni che non siano interrogatori di polizia, ma dialoghi socratici, in cui insegni al ragazzo ad argomentare, a difendere le proprie idee, a sviluppare un pensiero laterale.
Tutto questo richiede tempo, ossigeno, spazio.
Quando un giovane si sente visto, ascoltato e misurato con cura, impara il rispetto di sé e degli altri. Capisce che la regola non è un’imposizione sadica, ma il perimetro entro cui costruire la propria libertà. È così che si formano cittadini capaci di slancio, di innovazione, di cura per il benessere comune.
Continuare a stipare ragazzi nelle aule e pretendere che da lì escano cittadini formati, pronti a rilanciare il Paese, è la più grande e ipocrita illusione della nostra classe dirigente. La legalità e il progresso costano. E si pagano in cattedre, metri quadri e tempo da dedicare a ogni singolo, irripetibile studente. Si dice sempre che “non ci sono i soldi”. È falso. L’Italia ha speso oltre 120 miliardi di euro per un bonus edilizio e decine di miliardi per prepensionamenti e sussidi a pioggia. La verità è che le risorse ci sono, manca la volontà politica di allocarle dove generano il vero PIL del futuro: i cervelli dei nostri giovani.
ECCO IL “PIANO 12”
una riforma strutturale scaglionata su 5 Leggi di Bilancio, per portare tutte le classi d’Italia a un massimo di 12 alunni.
IL PUNTO DI PARTENZA
Per capire l’entità dello sforzo, partiamo dai dati reali del sistema scolastico italiano (arrotondati per ordine di grandezza):
– Popolazione scolastica: ~7,3 milioni di studenti (dall’infanzia alle superiori).
– Classi attuali: ~365.000 (media di 20 alunni, con punte di 28-30 alle superiori).
– Classi necessarie (obiettivo 12): ~608.000 classi.
– Fabbisogno strutturale: Creare o riadattare circa 240.000 nuovi spazi/aule.
– Fabbisogno organico: Assumere circa 400.000 nuovi docenti (stimando un costo lordo Stato di 40.000 € annui pro capite).
Sembra un’impresa titanica, ma dilazionata su un quinquennio è una manovra di politica economica espansiva perfettamente sostenibile.
LA TABELLA DI MARCIA FINANZIARIA (2027-2031)
Il piano prevede un incremento progressivo della spesa corrente (assunzioni) e un forte piano di investimenti iniziali (edilizia) che andrà a decrescere nel tempo.
– Anno 1 (2027): +80.000 docenti | 3,2 Mld (Stipendi) | 4,0 Mld (Edilizia) | Impatto: 7,2 Mld €
– Anno 2 (2028): +160.000 docenti | 6,4 Mld (Stipendi) | 3,5 Mld (Edilizia) | Impatto: 9,9 Mld €
– Anno 3 (2029): +240.000 docenti | 9,6 Mld (Stipendi) | 2,5 Mld (Edilizia) | Impatto: 12,1 Mld €
– Anno 4 (2030): +320.000 docenti | 12,8 Mld (Stipendi) | 1,5 Mld (Edilizia) | Impatto: 14,3 Mld €
– Anno 5 (2031): +400.000 docenti | 16,0 Mld (Stipendi) | 1,0 Mld (Edilizia) | Impatto: 17,0 Mld €
A regime, il costo strutturale aggiuntivo per lo Stato sarà di circa 17 miliardi di euro annui, pari a circa l’1% del PIL italiano.
IL CRONOPROGRAMMA DELLA RIVOLUZIONE
Non si può stravolgere il sistema in un solo settembre. Il piano deve seguire lo sviluppo anagrafico e un’espansione logistica a cerchi concentrici.
- FASE 1 (2027): Asili e Primarie
Sdoppiamento delle prime classi. La priorità va alla base della piramide: si parte dimezzando i numeri delle classi dell’infanzia e delle prime due classi della scuola primaria. Viene lanciato il piano straordinario “Spazi Nuovi”, requisendo e riadattando edifici pubblici dismessi ed ex caserme per trasformarli in poli scolastici agili. Vengono assunti i primi 80.000 docenti.
- FASE 2 (2028): Completamento Ciclo Primario
L’intera scuola primaria (fino alla quinta elementare) passa al sistema a 12. I comuni ricevono fondi diretti dal MEF (senza passare per bandi burocratici) per l’edilizia leggera e modulare. Il rapporto maestro-alunno diventa intimo; la dispersione cognitiva infantile crolla al minimo storico europeo.
- FASE 3 (2029): La Trincea delle Medie
La riforma investe la Scuola Secondaria di I grado (le “medie”), storicamente il buco nero del sistema educativo italiano, dove avvengono i distacchi psicologici e comportamentali più gravi. Con 12 alunni per classe, i docenti riescono a intercettare i disagi puberali e a fare reale orientamento per le superiori.
- FASE 4 (2030): Il Biennio delle Superiori
La rivoluzione entra negli Istituti Superiori, partendo dal biennio (dove si concentra l’abbandono scolastico, specialmente nei tecnici e professionali). La didattica in piccoli gruppi permette di allestire veri e propri laboratori permanenti. Studiare cessa di essere un atto passivo di ascolto.
- FASE 5 (2031): Regime e Adeguamento Salariale
Il sistema “Quota 12” copre ora tutte le classi, fino alla Maturità. L’ultimo step della legge di bilancio sblocca ulteriori 3 miliardi (inclusi nei 17 totali) per riallineare definitivamente gli stipendi di tutto il corpo docente (i nuovi 400mila e i vecchi 800mila) alle medie della Germania e della Francia. L’insegnante torna a essere una figura socialmente ed economicamente prestigiosa.
DA DOVE PRENDIAMO I 17 MILIARDI? (Le Coperture)
In macroeconomia, un investimento in capitale umano non è mai a perdere. Ma per far quadrare i bilanci del MEF, i soldi vanno spostati. Ecco le coperture:
1. Riordino delle Tax Expenditures (Agevolazioni fiscali): L’Italia ha una giungla di oltre 600 micro-agevolazioni fiscali e bonus obsoleti. Una razionalizzazione coraggiosa vale, da stime della Corte dei Conti, circa 8-10 miliardi annui.
2. Stop ai sussidi a pioggia non strutturali: Bonus una tantum, incentivi al consumo a breve termine e mancette elettorali costano mediamente 4-5 miliardi ogni anno. Vanno azzerati e dirottati sulla scuola.
3. Il dividendo demografico: L’inverno demografico italiano ridurrà naturalmente la platea scolastica. Invece di usare questo calo per tagliare i fondi alla scuola (come si fa da vent’anni chiudendo i plessi), si mantengono gli investimenti costanti: la spesa pro-capite per studente aumenta automaticamente, fornendo i restanti 2-3 miliardi necessari a regime.
IL RITORNO SULL’INVESTIMENTO (ROI):
Entro dieci anni, queste classi da 12 immetteranno nel mercato del lavoro professionisti con un grado di competenza, alfabetizzazione funzionale e spirito innovativo senza precedenti. Questo genera un innalzamento immediato della produttività delle imprese, una riduzione drastica dei costi sociali (welfare, carceri, sanità mentale giovanile) e un incremento del gettito fiscale che ripagherà l’intero piano con gli interessi. È una scelta politica chiara: vogliamo continuare a pagare sussidi di disoccupazione domani, o decidiamo di pagare stipendi ai docenti oggi?

FRANCESCO RIZZO
Francesco Rizzo (1995) è docente di Filosofia, Storia, Materie Letterarie e Lingue Classiche. Laureato con lode in Scienze Filosofiche e Storiche all'Università di Palermo e in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana, si è formato professionalmente e ha collaborato con la Redazione dell'Officina di Studi Medievali di Palermo. Attivissimo promotore culturale nel territorio agrigentino e non solo, è Presidente di "Hosàytos - Editore, Biblioteca, Centro Culturale", realtà con la quale ha ideato e condotto quasi trecento eventi tra rassegne letterarie, mostre d'arte, presentazioni e progetti di rigenerazione urbana. È inoltre Direttore Editoriale della testata "Sorsi e morsi d'arte" e membro del comitato scientifico dello storico Circolo dei Nobili di Agrigento, con deleghe alla Filosofia, al Mondo Classico e alla Geopolitica. Studioso poliedrico, collabora con diverse università, istituzioni culturali (tra cui il Parco Archeologico della Valle dei Templi, Casa Pirandello e la Biblioteca Lucchesiana) e riviste scientifiche di settore, come VRBS e Studi sull'Oriente Cristiano. È autore di numerose pubblicazioni, indagini storiche e saggi filosofici, tra cui spiccano la monumentale indagine in quattro volumi "Summa Sicana" e il saggio del 2026 "Francesco Magno. Un pontificato sine glossa", opera consegnata personalmente all'autore in udienza dal Pontefice Leone XIV


