Schifani e la legalità a intermittenza
Renato Schifani si è indignato. E quando Renato Schifani si indigna, bisogna prenderne atto. Ha reagito con fermezza al titolo del Telegraph che associava la Sicilia alla mafia in occasione del matrimonio di Dua Lipa. Ha chiesto una presa di distanza, ha difeso l’onore dei siciliani, ha ricordato al mondo che questa terra è molto più dei suoi stereotipi.
Giusto. Sacrosanto.
Perché la Sicilia non è la mafia. Non lo è mai stata. È cultura, lavoro, bellezza, sacrificio, accoglienza. E ogni volta che qualcuno la riduce a una caricatura merita una risposta netta.
Il problema è che Schifani trova la voce quando parla il Telegraph e la perde quando parlano le cronache giudiziarie.
Contro un titolo di giornale scatta la mobilitazione generale. Contro gli scandali che da mesi investono la sua maggioranza, invece, un silenzio quasi zen. Una disciplina spirituale che farebbe invidia ai monaci tibetani.
Quando vengono coinvolti parlamentari, assessori, dirigenti, amministratori vicini al centrodestra, Schifani sembra improvvisamente diventare prudente, riflessivo. Talmente riflessivo da non dire nulla.
Eppure qualche domanda dovrebbe porsela.
Come si può guidare una Regione e indignarsi per un titolo straniero senza spendere una parola per il degrado morale e politico che troppo spesso emerge dentro il proprio campo?
Come si può chiedere rispetto per la Sicilia e non pretendere lo stesso rispetto da chi utilizza le istituzioni come un ufficio di collocamento per amici, fedelissimi e portatori di tessera?
Come si può combattere gli stereotipi senza combattere i comportamenti che quegli stereotipi alimentano?
Perché il problema della Sicilia non è il Telegraph. Il problema della Sicilia è una classe dirigente che troppo spesso si preoccupa di occupare più che di governare.
Gli ospedali arrancano. Le infrastrutture restano incompiute. I giovani continuano a partire. Le emergenze si accumulano. Ma il dibattito politico sembra concentrato quasi esclusivamente sulla distribuzione delle poltrone.
Per questo l’indignazione di Schifani appare curiosa. Durissima con un titolo di giornale. Molto più indulgente con tutto il resto.
E allora viene da pensare che in Sicilia esistano due tipi di offese.
Quelle che arrivano da Londra e meritano una reazione immediata.
E quelle che arrivano ogni giorno da chi governa. Quelle, evidentemente, possono aspettare.
Anche perché è difficile chiedere a Dua Lipa di prendere le distanze da un titolo sbagliato quando tanti esponenti della maggioranza non prendono mai le distanze da nulla. Nemmeno da sé stessi.
Presidente Fondazione Italiana Autismo (FIA). Presidente del gruppo Italia Viva - Il Centro - Renew Europe alla Camera dei Deputati.



