La nuova Piattaforma nazionale delle liste d’attesa consente finalmente di leggere i dati non solo a livello nazionale, ma anche Regione per Regione, per anno, prestazione e classe di priorità. È questo il salto informativo del Cruscotto 2.0 di Agenas: non più solo dati aggregati, ma una mappa comparabile del funzionamento effettivo dei sistemi regionali di prenotazione. La piattaforma è stata istituita dal decreto legge 73 del 2024, è collocata presso Agenas ed è parte del progetto di potenziamento del Portale della Trasparenza; tra gennaio 2025 e aprile 2026 ha raccolto oltre 65 milioni di prenotazioni, circa 32 milioni per prime visite e 33 milioni per prestazioni diagnostiche.
Il quadro nazionale è di lieve miglioramento. Per le prime visite, la quota di prestazioni erogate nei tempi passa dal 76,1% del primo quadrimestre 2025 al 78,7% del primo quadrimestre 2026. Per gli esami diagnostici sale dall’83,0% all’84,7%. In altre parole, l’Italia nel suo insieme migliora, sia pure lentamente.
La Sicilia, invece, va nella direzione opposta: peggiora sia per le visite sia per la diagnostica.
| Indicatore | Italia 2025 | Italia 2026 | Sicilia 2025 | Sicilia 2026 | Scostamento Sicilia-Italia 2026 | Variazione Sicilia 2025-2026 |
| Prime visite nei tempi | 76,1% | 78,7% | 88,0% | 80,6% | +1,9 punti | -7,4 punti |
| Esami diagnostici nei tempi | 83,0% | 84,7% | 76,6% | 72,8% | -11,9 punti | -3,8 punti |
| Prime visite fuori tempo nel 2026 | 23,9% | 21,3% | 12,0% | 19,4% | -1,9 punti | +7,4 punti |
| Esami diagnostici fuori tempo nel 2026 | 17,0% | 15,3% | 23,4% | 27,2% | +11,9 punti | +3,8 punti |
Il primo dato da sottolineare è che la Sicilia, sulle prime visite, nel 2025 partiva da una posizione molto migliore della media italiana: 88,0% di rispetto dei tempi contro il 76,1% nazionale. Il vantaggio era quindi di quasi dodici punti. Nel 2026, però, quel margine si riduce drasticamente: la Sicilia scende all’80,6%, mentre l’Italia sale al 78,7%. L’Isola resta ancora lievemente sopra la media nazionale, ma solo di 1,9 punti. È una posizione formalmente accettabile, ma dinamicamente negativa: la Sicilia non crolla sotto la media, ma perde in un anno quasi tutto il proprio vantaggio.
Il secondo dato è molto più grave. Sugli esami diagnostici la Sicilia non solo non migliora, ma si colloca stabilmente sotto la media italiana. Nel 2025 era già indietro: 76,6% contro l’83,0% nazionale, cioè 6,4 punti in meno. Nel 2026 il divario si allarga: l’Italia sale all’84,7%, la Sicilia scende al 72,8%. Lo scarto diventa così di 11,9 punti. Tradotto in termini più leggibili, mentre in Italia circa il 15,3% degli esami diagnostici viene garantito fuori tempo, in Sicilia la quota sale al 27,2%: più di un esame su quattro.
Questa divergenza è il vero punto politico-sanitario. Nel racconto nazionale, le liste d’attesa appaiono in moderato miglioramento. Nel caso siciliano, invece, il miglioramento non si vede: la Regione arretra sulle prime visite e peggiora ulteriormente sulla diagnostica. La Sicilia, dunque, non segue il trend nazionale; ne rappresenta una deviazione negativa, soprattutto per gli accertamenti strumentali.
Il quadro diventa ancora più chiaro se si guarda alle criticità strutturali segnalate da Agenas. La prima riguarda l’appropriatezza delle classi di priorità. Le classi sono quattro: U, urgente, entro tre giorni; B, breve, entro dieci giorni; D, differita, entro trenta giorni per le visite e sessanta per gli esami; P, programmata, entro centoventi giorni. La classe P è la più facile da rispettare, perché concede al sistema quattro mesi di tempo. In Sicilia il 37,6% delle prime visite è classificato in P: meno delle Regioni con valori estremi, come Basilicata e Campania, ma comunque più di un terzo delle prime visite. Agenas considera la forte variabilità nell’uso della classe P un problema di appropriatezza prescrittiva, perché quote molto elevate di prestazioni programmate possono rendere meno trasparente la reale pressione sulle liste d’attesa.
La seconda criticità riguarda il rapporto tra prescrizione e accesso effettivo al CUP. Agenas segnala che, per le prime visite in classe B, quando il contatto con il CUP avviene oltre la soglia di garanzia in percentuali superiori al 5-6%, possono emergere disfunzioni nell’accessibilità alla prenotazione. In Sicilia il dato arriva al 19,1%, cioè quasi un paziente su cinque contatta il CUP quando la finestra dei dieci giorni è già stata superata. Questo non misura soltanto la capacità dell’offerta sanitaria, ma anche la capacità amministrativa del sistema di trasformare rapidamente una prescrizione in una prenotazione.
Il terzo indicatore è il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente prese in carico dal Servizio sanitario nazionale. A livello italiano, secondo i dati Tessera Sanitaria, alla prescrizione segue una prenotazione nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. La Sicilia è leggermente sopra la media per le prime visite, con il 52,2%, ma leggermente sotto per gli esami diagnostici, con il 53,3%. Il dato, anche quando è vicino alla media nazionale, resta basso: circa una ricetta su due non diventa una prenotazione nel circuito pubblico. Agenas ammette che una quota di mancata presa in carico può essere fisiologica, ma percentuali elevate indicano comunque una difficoltà nella trasformazione della prescrizione in accesso reale alla prestazione.
Le conclusioni sono quindi tre.
La prima: la Sicilia non è tra le Regioni peggiori per le prime visite, ma sta peggiorando rapidamente. Il dato 2026, 80,6%, è ancora di poco superiore alla media italiana, ma il crollo rispetto all’88,0% del 2025 è rilevante. In un anno l’Isola perde 7,4 punti, mentre l’Italia ne guadagna 2,6.
La seconda: la diagnostica è il vero punto critico. Qui la Sicilia è nettamente sotto la media nazionale e il divario si allarga. Il 72,8% di rispetto dei tempi significa che il 27,2% degli esami diagnostici viene assicurato oltre i limiti previsti. Non è un problema marginale: è un indicatore di insufficienza strutturale dell’offerta diagnostica, della gestione delle agende o di entrambe.
La terza: il problema non è solo produrre più prestazioni, ma governare meglio l’intero percorso. I dati su classe P, accesso al CUP e rapporto prescrizioni-prenotazioni indicano che la lista d’attesa non nasce soltanto nell’ambulatorio o nella sala diagnostica. Nasce prima: nella prescrizione, nella scelta della priorità, nella prenotabilità reale, nella disponibilità delle agende, nella capacità del cittadino di trovare un appuntamento pubblico prima di rinunciare o rivolgersi al privato.
In sintesi, la Sicilia esce dal Cruscotto Agenas con un giudizio severo: tenuta solo apparente sulle prime visite, criticità marcata sulla diagnostica, peggioramento rispetto all’anno precedente e andamento opposto alla media italiana. Il dato più allarmante non è soltanto quanti siciliani aspettano oltre soglia, ma il fatto che, mentre il sistema nazionale mostra un lieve progresso, quello siciliano arretra.

ANTONIO CRAXI'
Già Professore ordinario di Gastroenterologia dell'Università di Palermo e Direttore dell'UOC di Gastroenterologia dell'AOUP Paolo Giaccone. Responsabile Sanità di Italia Viva Sicilia.


