Libertà, l’ho vista dormire nei campi coltivati, cantava De Andrè.
A Racalmuto, invece, da un bel pezzo, la democrazia ormai non si vede più nemmeno dormire. In occasione del primo maggio qualcuno si aspetterebbe, anche in questo paesino, una manifestazione partecipata, con musica e commemorazioni di ogni sorta, dedicate ai tanti sindacalisti e lavoratori che hanno lottato per l’affermazione dei diritti del mondo del lavoro. Ci si sarebbe aspettato un doveroso e solenne tributo verso tutta quella gente libera, che ha combattuto e sacrificato la vita per costruire questa nostra martoriata democrazia.
Il primo maggio, la festa dei lavoratori, dei diritti, della libertà di espressione, il paese si è svegliato invece più spento del solito, con una sfilata in cui erano presenti solo gli esponenti della giunta comunale e delle forze dell’ordine. Nessun libero cittadino, nessuna celebrazione rivolta alla collettività.
Si è assistito solo ad una mesta e fugace sfilata di una corona di fiori. Non una sola bandiera o vessillo di un sindacato o di un’associazione. Non un solo comune cittadino al seguito. È stata una giornata squallida, consumatasi nel bel mezzo di una piazza completamente deserta.
Anche se per la verità una nota più che di colore, del tutto stonata, c’è stata. Ci riferiamo a degli sgargianti manifesti murali, firmati e fatti affiggere dagli unici partecipanti al corteo, ossia il sindaco e la giunta municipale. Tutto il paese, per l’occasione, è stato tappezzato con delle scritte infamanti che nulla avevano a che fare co la festa dei lavoratori. Erano dedicati ad un consigliere di opposizione. Colpevole di cosa? Di aver sollevato dubbi su uno o più appalti affidati direttamente, senza alcuna gara.
Invece di rispondere nel merito, nelle sedi istituzionali, con trasparenza, sindaco e giunta hanno scelto la strada peggiore: esporre al pubblico ludibrio chi dissente.
Un attacco politico mascherato da verità, un messaggio chiaro: chi non si allinea va delegittimato. Ed averlo fatto proprio il primo maggio è ancora più grave. Nel giorno in cui si celebra il diritto di parola e di protesta, si è provato a zittire chi parla. Altro che confronto democratico: qui si tenta di schiacciare il dissenso.
E allora la domanda è semplice: LA DEMOCRAZIA DOV’E’ FINITA?
Perché a Racalmuto, oggi, sembra sparita.

Nicoletta PETROTTO
Laureata in lingue e letterature comparate presso l'università degli studi di Catania, docente di ruolo sul sostegno presso l'Istituto comprensivo M.Novaro di Imperia, docente di lingua inglese, spagnola e italiano come lingua straniera.


