L’opinione consolidata di molti giuristi ha ritenuto, si può dire fin dal 1948, che la commutazione delle pene SONO ATTIVITA’ DI INDIRIZZO PRESIDENZIALE. La grazia è attribuita al Presidente della Repubblica perché comporta l’intervento dello Stato nella sua unità e nella sua maestà (si v. la sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale). Il potere che supera il principio della legalità non può essere di competenza che dell’unico organo che è per istituzione imparziale. Il fondamento dell’attribuzione del potere va dunque direttamente ricercato nel carattere rappresentativo ed in quello imparziale del Presidente.
Ed ogni qual volta che l’ordinamento ha bisogno di una scelta indipendente o di un comportamento indipendente si ricorre al Presidente, la cui intera figura è costruita per l’imparzialità. E tuttavia il Presidente non è fuori dalla vita, ma è immerso nella vita, egli è come al centro di una sfera che ruota su sé stessa, è fermo allo stesso punto; eppure, è partecipe del vorticoso movimento del tutto.
A prescindere dai fatti giudiziari che hanno coinvolto Nicole Minetti, non possono esservi dubbi sulla storia personale e politica della beneficiaria del provvedimento, sol che si ricordi (io sono tra i tanti che non hanno dimenticato) il carattere indecente delle vicende e lo sdegno che ne derivò. Ognuno, del resto, porta la responsabilità della sua parte. È stato Berlusconi a ridurre l’Italia a misura dei suoi format televisivi. Questo tipo di pedagogia – o forse dovremmo dire di direzione – gli è sempre appartenuta. L’Italia decostruita socialmente e politicamente dalla trasformazione economica e dalla crisi del vecchio sistema dei partiti, ha, dal suo canto, identificato nel berlusconismo e nel partito che vi si ispirava il suo nuovo riferimento.
Il leader ha creato un inedito «popolo» di consumatori – di merci, di servizi e di tempo libero – formato in gran parte quei ceti medi gonfiati dalla rivoluzione produttiva e non più socializzati dal lavoro, tendenzialmente orientati verso una cittadinanza «debole» e una cura «forte» del proprio privato, attraversati da una leggerezza di superficie, da una esplosione di discontinuità, da una disponibilità culturale e politica al nuovo, da una sorta di relativismo morale anch’esso in sintonia con alcune nostre pulsioni profonde.
Alcuni pongono l’accento della grazia alla Minetti anche per invitare tutti a lasciarsi alle spalle l’antiberlusconismo. È senz’altro da escludere che nelle valutazioni del Presidente ci siano state considerazioni di questo tipo. Il Presidente, una volta espletata l’istruttoria del Ministro della giustizia, si sarà attenuto solo alle esigenze umanitarie implicate nella vicenda. Ma spesso il rimedio finisce col rivelarsi peggiore del male che avrebbe voluto curare.
Felice Blando è ricercatore confermato di Istituzioni di diritto pubblico nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università Palermo. Insegna Istituzioni di diritto pubblico nei corsi di Scienze delle attività motorie e sportive e Scienze della formazione primaria dell’Università di Palermo e Tecniche alternative di risoluzione delle controversie nel corso di Consulente giuridico d’impresa del Polo di Trapani. Ha scritto più di 50 saggi, orientati soprattutto alle materie delle forme di governo e delle forme di Stato, dei partiti politici e del diritto sportivo. Come avvocato svolge il ruolo di curatore di eredità giacente presso il Tribunale di Palermo.



